Grecia, risultati fotocopia delle elezioni precedenti

Grecia, risultati fotocopia delle elezioni precedenti

Grecia, risultati fotocopia delle elezioni precedenti
Grecia, risultati fotocopia delle elezioni precedenti

La crescita economica e la voglia di riforme sono più forti del dolore e della rabbia per i tragici roghi dell’ estate. Costas Karamanlis, avvocato, poliglotta, 51 anni, leader conservatore di Nuova Democrazia e premier uscente, ottiene il suo secondo mandato. Con meno voti – i dati non sono ancora ufficiali – che nel 2004 (secondo le prime proiezioni tra il 42 e il 43% e 153 deputati, mentre nella passata legislatura ne aveva 165), ma comunque sufficienti a governare la Grecia per altri quattro anni. George Papandreu, l’ eterno rivale di Karamanlis, incassa l’ ennesima sconfitta (tra il 37,5 e il 39, 5), la quarta in tre anni, e difficilmente rimarrà alla guida dei socialisti del Pasok. Dello scontento post-incendi, che pure ha caratterizzato gran parte della campagna elettorale, si avvantaggiano solo i comunisti del Kke (7,2), gli ecologisti di Syriza (4,3) e la Destra nazionalista del Laos (3,3). Gli unici tra i 21 partiti e partitini in lizza, oltre ovviamente a Nd e Pasok, a superare la soglia di sbarramento del tre per cento necessaria per entrare in Parlamento. Buona anche se leggermente al di sotto delle aspettative l’ affluenza alle urne, intorno al 70 per cento. Grande sorriso, abbracciato ad Anastasia, la bella moglie, Karamanlis si è affacciato al balcone della sede del partito in pieno centro di Atene, poco prima di mezzanotte. Sicuro della vittoria, ma non ancora delle sue effettive proporzioni. Per meno vistosa che sia in termini percentuali rispetto all’ ultima tornata, l’ odierna affermazione del centro destra si configura soprattutto come la vittoria del suo numero uno. Così come la sconfitta dei socialisti è tutta ascrivibile a Papandreu. A ciò che non è riuscito a fare, al deficit di carisma rispetto al rivale e all’ incapacità di approfittare di un’ oggettiva situazione di vantaggio – la tragedia del Peloponneso con i colpevoli ritardi del governo – cosa che è invece riuscita in pieno ai partiti che gli sono a sinistra, comunisti e verdi. «Non possiamo permetterci di perdere da questa destra», ha più volte ripetuto inascoltato in questa incandescente vigilia elettorale Evangelos Venizelos, uno dei candidati più accreditati alla successione di Papandreu ai vertici del Pasok, ed invece è accaduto proprio questo. Merito di Karamanlis che all’ indomani della tragedia che sul finire d’ agosto ha incenerito mezza Grecia non ha esitato ad aprire i cordoni della borsa nel tentativo non solo di indennizzare chi aveva subito dei danni, ma anche e soprattutto di placarne il furore. Migliaia di euro elargiti “cash”, in poche ore e senza eccessivi formalismi, a dimostrazione del dinamismo che ha caratterizzato i tre anni di questa amministrazione. Una prova di efficienza che comunque ha pagato. Karamanlis ha fatto perfino in tempo a capire che doveva cambiare qualcosa anche nel suo stile troppo compassato. Meno cravatte e più abiti informali. I greci erano in gran parte dalla sua. E anche se il Pasok ha provato a far passare l’ attuale governo come «il peggiore dal tempo dei colonnelli», l’ oggettività dei numeri dimostrava che quello era soltanto uno slogan e nemmeno tanto felice. È vero, ci sono stati scandali in serie, ma le inchieste devono ancora dimostrare di chi sia stata la responsabilità. Mentre la crescita del Pil si è stabilmente attestata intorno al 4 per cento e l’ economia va bene come mai in passato, tanto da essere ormai in pole position in ogni genere di business, dalle banche alla telefonia, in tutta l’ area balcanica. Una penetrazione che, secondo gli analisti, è solo agli inizi. C’ è ancora troppa corruzione, troppa burocrazia, senza contare il fatto che le leve del potere sono ancora quasi tutte concentrate nelle mani dei cinquanta-sessantenni invece che in quelle delle generazioni di mezzo che hanno studiato nelle migliori università americane e che, quando entreranno nelle stanze dei bottoni, è facile prevedere che faranno fare alla Grecia un ulteriore salto di qualità. Il suo programma di riforme sostanziali, di snellimento dello Stato, di burocrazia ridotta al minimo, di incentivi agli investimenti stranieri, adesso Karamanlis dovrebbe essere in grado di realizzarlo. D’ altra parte ha voluto anticipare il voto di sei mesi rispetto alla scadenza naturale proprio per ottenere una maggioranza più forte. Non ce l’ ha fatta. L’ avrebbe incassata facilmente se non ci si fosse messo di mezzo il fuoco. Comunque ha vinto, ha i numeri per governare e soprattutto è riuscito a riportare ai minimi storici, al suo zoccolo duro, il Pasok di George Papandreu, mettendo forse la parola fine, a favore della sua famiglia, all’ eterna Dinasty con il casato del rivale.

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