Centrosinistra

Rutelli: un ruolo a Fassino nel governo

Rutelli: un ruolo a Fassino nel governo

Piero Fassino e Romano Prodi

Non cambia niente. Ministri e sottosegretari rimangono 102, non si parla di rimpasto. «Proprio non è vero. Non è vero. Non è vero» si impunta Romano Prodi con chi gli domanda se Piero Fassino gli abbia chiesto di cambiare qualche poltrona nel governo. E se lui abbia risposto un «no» arrabbiato. «Non è vero» dice agitando su e giù il dito. «Tanto che siccome ero in visita in Slovenia non sapevo nulla. Io e Fassino ci siamo parlati. Non esiste nessun problema tra di noi». L’ ennesimo psicodramma rientra. Anche se ha scatenato una serie di reazioni che a un mese dalla nascita del Partito democratico raccontano cosa bolle in un governo di 11 partiti e in una coalizione di 14. Subito i Verdi con Pecoraro Scanio e l’ Udeur con Fabris si sono affrettate a chiedere una diminuzione dei posti occupati da Ds e Margherita e dal 14 ottobre rapportabili al solo Pd. Ed è chiaro che la leadership annunciata di Veltroni apre la necessità di ridefinire il ruolo di vari leader. E che se adesso si chiama al serrate le fila sulla Finanziaria – come fa la capogruppo dell’ Ulivo al Senato, Anna Finocchiaro – resta il problema di assestare il governo più ampio della storia, in calo continuo di popolarità e che ripete di voler abbassare i costi della politica. Anche se il ministro per il Programma Giulio Santagata avverte: «O c’ è una decisione politica o non c’ è nessun taglio. Un taglio dei ministri non si fa per ridurre i costi della politica». Ad aprire la bagarre era stata una frase del segretario Ds sul fatto che «sarebbe utile una qualche forma di riorganizzazione, di riassestamento della squadra di governo». Fassino aveva subito chiarito, ma il caso era montato. Tanto che ieri sera il leader Ds ha fatto diffondere una nota in cui parla di «risposta di buon senso e ispirata alla massima prudenza» data a una domanda alla Festa dell’ Unità di Venezia. E protesta: «Ancora più inaccettabile è far credere che io abbia dato quella risposta perchè alla ricerca di un posto al sole». Francesco Rutelli però spezza una lancia personale a favore del leader ds: «Il governo dovrà porsi il problema di una delle grandi personalità della politica italiana che ha dato un contributo determinante e generoso alla costruzione del Partito democratico: Piero Fassino». Cioè, è giusto riconoscere un ruolo al segretario della Quercia nell’ esecutivo. Il chiarimento di Fassino con Prodi era avvenuto poco prima sotto gli occhi di tutti. Al seminario dei deputati dell’ Ulivo, a Frascati, splendido paese gemellato con Bad Godesberg, la città tedesca dove nel 1959 i socialdemocratici tedeschi scelsero una via riformista e non marxista e si aprirono a diventare forza di governo. Piero Fassino arriva non annunciato. Gradito anche se quasi sempre al telefono. Passano sette minuti prima che lui e Prodi si parlino. Monta già l’ idea: «Si evitano». Poi è il presidente del Consiglio a prendere sotto braccio il segretario Ds. Chiacchierata lunga. «Ho risposto a una domanda con grande pacatezza. Avevo le migliori intenzioni» spiega Fassino. «Ma sì, ma si. Ho capito» taglia via Prodi. E appena a Palazzo Chigi, fa diffondere una nota dal portavoce Silvio Sircana. «A scanso di equivoci, ribadisco che la questione rimpasto non esiste. Non si è mai parlato di questa eventualità e nessuno lo ha mai chiesto».

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