Centrosinistra

Walter Veltroni, Rosy Bindi, Enrico Letta… chi sta con chi

Bindi, Veltroni o Letta?

Bindi, Veltroni o Letta?

Walter Veltroni? Enrico Letta? Rosy Bindi? Chi alla guida del nascente Partito Democratico? In attesa delle primarie, si affilano i coltelli o, più semplicemente, inizia una singolare campagna elettorale. Perché se è vero che ogni candidato è libero di sostenere la propria candidatura, ed è altrettanto vero che il candidato deve essere scelto dal popolo, è singolare notare come stiano circolando nomi di politici, amministratori, imprenditori che dicono “io sto con Tizio”.

Pensavate di leggere manifesti con scritto “io sto con Attinolfi o Gawronski?”, ovvero due dei candidati con minori possibilità di vittoria? Naturalmente no. Chi spende il proprio nome lo fa per i papabili alla vittoria, uno su tutti, Walter Veltroni. Scelta saggia? “Sarebbe bello che chi guida uno dei maggiori partiti italiani fosse davvero scelto dalla base senza suggerimenti di sorta dall’alto. Così facendo si creano a priori delle correnti tra veltroniani oppure no. Ed è facile un domani aspettarsi un riconoscimento ‘morale’ per il sostegno ricevuto”.

Si racconta di “telefonate con toni ultimativi per invitare a rinunciare”. Di “ordini arrivati dal centro e non certo di scelte selezionate dal basso”. Ma di sicuro molti scontri sono nati a livello regionale, e il “centro” non ha potuto fare nulla. Non mancano mugugni e malcontenti nei vari comitati del Pd dove stanotte sono state consegnate le candidature dei segretari regionali del Partito Democratico. E’ su questi venti nomi – il Trentino il 14 ottobre non voterà il segretario regionale – che negli ultimi due mesi sono state affilate lame e coltelli. Ds e Margherita, gli apparati dei due vecchi partiti, hanno chiesto e preteso. “E’ stato ancora peggio del manuale Cencelli” sussurrano nelle sedi dei comitati. Ancora più esplicito il ministro della Difesa Arturo Parisi che pure è uno degli ideatori del Partito Democratico: “Non basta la spartizione tra i partiti dei candidati ufficiali, si assiste addirittura all’esecuzione di un accordo nazionale nel segno di un verticismo di cascata”. Di opinione opposta il ticket Veltroni-Franceschini che il 14 ottobre vincerà a mani basse le primarie (l’ultimo sondaggio Ekma li dà al 70 per cento) “Non c’è stato nessun controllo degli apparati sulle candidature regionali” dice Franceschini.

Il risultato del metodo Cencelli è che, alla fine, il 14 ottobre (nelle primarie saranno votati i membri dell’assemblea costituente del pd, il segretario nazionale e quelli regionali) 11 regioni saranno in quota Ds e 7 in quota Margherita e ai suoi vari petali. Incerti fino in fondo saranno Piemonte e Sardegna. Rosy Bindi è riuscita a correre con un proprio candidato in ben otto regioni. Letta in cinque. Colpo d’occhio generale: il Pd è diviso assai prima di nascere e corre con le sue anime ben separate. E la sua fisionomia è tutto meno che rosa: tre sole donne candidate alla guida nelle regioni. Anche se Walter Veltroni promette: “Se sarò eletto la metà degli organismi dirigenti del futuro partito sarà composta da donne. Vi dò il mio impegno”.

Ecco un quadro della griglia dei candidati, regione per regione, bandierina per bandierina.

Piemonte – E’ sfida “fratricida” dentro il Pd e addirittura dentro la Margherita a cui alla fine dovrebbe andare la bandierina. In pista ci sono due sostenitori di Veltroni: il rutelliano Gianluca Susta e l’ex ppi Gianfranco Morgando. Il primo è il candidato ufficiale di Ds e Margherita. La base diessina però ha indicato con forza Morgando. Alla fine Fassino ha detto: “Io sto con Susta, a voi la libertà di scelta”. Risultato: corrono in due. Siccome, nonostante le regole, la penuria di donne concorrenti è vistosa, Susta potrebbe staccare un ticket rosa. Tre nomi possibili: Anna Rossomando; Silvana Sanlorenzo, Paola Pozzi, tutte diessine.

Valle d’Aosta – Due i candidati in corsa: Raimondo Donzel dell’area Ds-Gauche valdotaine e l’outsider Enrico Bich, consigliere comunale di “Ale Vallee”.

Lombardia – Situazione un pò più chiara con il testa a testa Martina-Sarfatti. Il primo è il segretario regionale dei Ds, è il candidato ufficiale, deciso mesi fa da Ds e Dl ed è sostenuto anche da Enrico Letta. Riccardo Sarfatti, ex avversario di Formigoni alla guida del Pirellone, su cui sono confluiti i supporter di Rosy Bindi. Bandierina ai Ds.

Veneto – Bandierina certa per la Margherita. La scelta infatti è andata sul parlamentare dl Paolo Giaretta.

Friuli Venezia Giulia – Quattro i nomi in pista: due della Margherita, un diessino, uno per Rosy Bindi. Ancora duelli in casa. Per i Dl corrono Gianfranco Moretton (indicato dalla nomenklatura dl) e Francesco Russo (per Enrico Letta). Si è aggiunto il segretario regionale della Quercia Bruno Zvech, uomo della base in rivolta, e l’avvocato udinese Enzo Barazza per la Bindi.

Emilia Romagna – Duello a tre, anche se il vincitore annunciato è Salvatore Caronna, candidato del ticket Veltroni-Franceschini. Sembrava una candidatura “liscia”. E invece… Palma Costi, candidata diessina, assessore alle Attività produttive di Modena, è legata a Letta. Il bindiano Antonio La Forgia, ex uomo del pci, oggi concentra sul suo nome, dice, “anche lettiani e ecodem”. Molte le pressioni per ritirare la candidatura. Ma lui: “Non ci penso nemmeno”.

Toscana – Rosy Bindi ha guastato la blindata corsa del ticket Ds-Dl Andrea Manciulli (segretario regionale dei ds) e Caterina Bini (segreteria regionale della Margherita) facendo scendere in campo Cristina Bandinelli, vicepresidente del Cna. Il ministro della Famiglia l’ha presentata così: “Noi stiamo aprendo le porte alla società civile. Altri candidati sono di apparato”.

Liguria – Bandierina sicura ai Ds. Dopo una lunga trattativa, in cui s’è fatto sentire il pressing di Veltroni sull’ex-sindaco di Genova Giuseppe Pericu, il candidato di Ds e Margherita sarà Mario Tullo, segretario regionale della Quercia. “Contro” correrà Carla Olivari Flick, insegnante e cognata dell’ex ministro della Giustizia, per Rosy Bindi.

Lazio – Bandierina alla Quercia. Nel Lazio, infatti, Ds e Margherita hanno scelto come candidato Nicola Zingaretti, segretario dei Ds del Lazio, per la cui candidatura si è molto speso Goffredo Bettini, il senatore diessino braccio destro di Walter Veltroni. E però, a poche ore dalla scadenza dei termini, ha sciolto la riserva Amedeo Piva per Enrico Letta. Piva è consigliere comunale con Veltroni ed ex assessore nella giunta Rutelli. In politica, si sa, tutto è possibile.

Marche – Nelle Marche per Walter Veltroni in pista c’è la segretaria regionale dei Ds, Sara Giannini, su cui confluirà anche l’area di Enrico Letta. Rosy Bindi ha invece un suo candidato: Antonio Luccarini, ex-professore di filosofia ed ex assessore.

Umbria – Scontro tutto rosa. In corsa l’unico candidato donna con chance di vittoria, Maria Pia Bruscolotti (Dl) ex assessore indicata da Veltroni, in ticket con il diessino Wladimiro Boccali. Bindi scende in campo con Serena Innamorati, coordinatrice regionale delle donne Ds che ha detto: “Mi candido per contrastare la cristallizzazione degli assetti politici locali”. Sulle poche donne in corsa è polemica. Franca Bimbi, vicina ad Arturo Parisi, accusa Vittoria Franco, capo delle donne Ds, di aver deciso per il “meglio poche che niente”.

Abruzzo – Nella terra della Marsica lotta ai lunghi coltelli tra due “istituzioni” come Franco Marini e Ottaviano del Turco, presidente della Regione. Alla fine pare aver avuto la meglio il vecchio lupo marsicano. Un vertice con il presidente del Senato, infatti, ha “sciolto” il nodo del candidato segretario. Così in lizza ci sono esponenti della Margherita: il sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso (sostenuto da Marini) e l’assessore regionale ai trasporti Tommaso Ginoble, sostenuto dal Del Turco.

Molise – Candidata la veltroniana Annamaria Macchiarola.

Puglia – I giochi sembrano fatti, bandierina ai Ds e al sindaco ed ex magistrato Michele Emiliano fortemente voluto da Walter Veltroni. Un solo outsider, di peso: il sottosegretario alla salute, Antonio Gaglione. Scelto da Rosy ha detto: “Il nuovo partito ha bisogno di più voci e diverse sensibilità per edificarsi con spirito democratico”.

Campania – L’esclusione di un pezzo da novanta come Ciriaco De Mita ha scatenato un terremoto. La situazione è questa: l’ex segretario della Dc e ancora oggi potentissimo ha deciso di fare un passo indietro lasciando il posto a uno suo “uomo”, il deputato Tino Iannuzzi. I rutelliani però hanno rilanciato con Sandro De Francisci. Lotta fratricida, dunque, e dall’esito incerto. Bandierina certa, comunque, per la Margherita.

Calabria – Gara a tre ma tutti d’accordo su un nome: Marco Minniti, viceministro dell’Interno, dalemiano e diessino puro. Letta tenta la sua carta con una donna, Maria Eugenia Jimenez, colombiana d’origine, da tempo residente in Calabria, esponente della Margherita. Anche Bindi presenta una sua candidata: Mariolina Entrieri.

Sicilia – Un altro nodo complesso, simile a quello campano e ancora una guerra interna alla Margherita tra rutelliani e mariniani. La candidatura di Giuseppe Lumia, parlamentare diessino, è stata stoppata da Roma a favore del sindaco di Messina Franco Antonio Genovese, mariniano doc. Questo ha scatenato l’ira dei rutelliani che hanno messo in campo Ferdinando Latteri. Lumia ha detto “obbedisco” ma al posto suo è spuntato il sindaco di Caltanissetta Salvatore Messanna: “Lumia ha scelto di ritirarsi. Noi siamo ancora qui”.

Sardegna – Corsa a tre e un’altra guerra Ds-Dl: il presidente della Regione, Renato Soru (margherita), il senatore diessino Antonello Cabras che sostiene Veltroni e l’ex segretario regionale di Confartigianato Sardegna, Filippo Spanu. Si era parlato di un accordo per il loro ritiro bipartisan in modo di lasciare il posto a un giovane. E’ fallito.

Chi ha rinunciato – L’utilizzo del metodo Cencelli ha messo fuori gioco tre dei sei candidati segretari. “Noi non presenteremo candidati alle segreterie regionali” spiega Fabio Scacciavillani responsabile delle liste per Pier Giorgio Gawronski. Per due motivi. Il primo: “Le regole concepite dal Comitato dei 45 assicurano solo chi già controlla apparati di partito e dispone di portaborse”. Il secondo: “Esponenti della società civile che cercano di emergere hanno subìto un formidabile fuoco di sbarramento per la vidimazione delle firme. Le primarie a livello locale sono una resa di conti tra potentati locali con i quali non vogliamo avere nulla a che fare”. Stessi toni e stessa scelta per Mario Adinolfi, il blogger under 40 che i sondaggi danno al 3 per cento. “Non ci presentiamo a livello regionale, è stato impossibile trovare le risorse” spiega il blogger che punta tutto sulle liste “nazionali” – quelle che lo appoggiano come segretario del Pd – e poi su film (“con Pier Giorgio Bellocchio stiamo filmando giorno per giorno la vita del candidato su candidato. net”) e libri (“esce “Generazione U- storia e idee di un blogger che vuole cambiare l’Italia”).

E’ quasi una rinuncia anche quella di Jacopo Gavazzoli Schettini, il 42 enne economista etico a capo della lista “Noi per il partito democratico”. JGS dovrebbe presentare il candidato regionale nel Lazio (Giorgio di Antonio, sindacalista cinquantenne) e in Liguria (Enrico Sivori). Solo due su venti. Se va bene quattro, anche Toscana e Sicilia.

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