Centrodestra

Unione e Cdl contro Casini No all’ unità nazionale

Casini: Avanti su mozione sfiducia a Pecoraro

Pierferdinando Casini

Centrosinistra e centrodestra dicono no a Pier Ferdinando Casini. La disponibilità al dialogo del leader Udc sul welfare ha fatto irritare la Casa delle libertà e l’ ipotesi di un governo di «responsabilità nazionale» lanciata nell’ intervista a Repubblica è stata respinta dall’ Unione. In particolare dalla sinistra radicale. «Il protocollo sul welfare – puntualizza il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Enrico Letta – deve essere approvato da questa maggioranza, però mi auguro che su punti qualificanti ci siano voti aggiuntivi». Appunto «voti aggiuntivi» e non sostitutivi di altre forze, nella fattispecie Prc, Pdci e Verdi. Come dice il ministro della pubblica Istruzione, Beppe Fioroni, «l’ Unione ce la farà da sola». Ma a drizzare le antenne sono, appunto, gli esponenti della sinistra radicale colpiti dai silenzi di ampi settori del Pd. «La caduta di questa maggioranza – ammonisce il capogruppo di Rifondazione al Senato, Giovanni Russo Spena – significa la caduta del governo Prodi e quindi le elezioni». Dunque, «Casini se ne dovrà fare una ragione: il governo si rafforzerà e durerà tutta la legislatura». Anzi il fatto che l’ Udc apprezzi il Protocollo sul welfare, gli fa eco Gennaro Migliore capo dei deputati del Prc, significa che quell’ accordo deve essere modificato. «Casini, però, non è ipocrita – aggiunge preoccupato – e dice chiaramente qual è il suo progetto politico. Altri, e penso ai settori moderati del Partito democratico, lo pensano e non lo dicono». Più esplicita la Comunista italiana Manuela Palermi che teme una saldatura tra Pd e Fi: il capo dell’ Udc tenta «quei pezzi del Pd rappresentati da Rutelli e Dini.

Si vuole far cadere il governo Prodi per addebitare la responsabilità alla cosiddetta sinistra massimalista. È l’ unico modo per realizzare l’ incontro tra Partito democratico e Forza Italia». Insomma, taglia corto il Verde Paolo Cento, quelle di Casini sono «solo polpette avvelenate». Ci pensa poi il rutelliano Renzo Lusetti a smentire i sospetti “inciucisti” della sinistra radicale: «Ben venga la collaborazione di settori dell’ opposizione sul welfare, ma la proposta di un governo di unità nazionale è da respingere con forza al mittente». A sinistra, però, il nervosismo cresce comunque in vista dell’ autunno. Basta leggere la lettera aperta a Romano Prodi pubblicata ieri su “Liberazione”, il quotidiano del Prc, a firma di Emiliano Brancaccio, economista. «La politica economica» del governo è «antipopolare» e non merita fiducia. L’ indice è puntato contro la linea della «deflazione» propugnata da sempre da «Ciampi e dai suoi boys». Una politica «marcia» nonostante sia compatibile con il «famigerato» programma di 280 pagine. E infine un avvertimento: «lasciare l’ egemonia della politica economica al nascituro Pd significherà recitare il de profundis dei consensi attorno al governo». L’ ex presidente della Camera non conquista sponde nemmeno nella Cdl. Le larghe intese, mette le mani avanti Umberto Bossi, «andavano fatte subito dopo le elezioni». Anzi, come dice il forzista Osvaldo Napoli, bisogna «bocciare» il protocollo sul welfare e «presentare una proposta alternativa». Risultato: «Il giochino di Casini – sentenzia Francesco Storace – è stucchevole».

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