Economia

Sì della Camera al Dpef, scontro sul welfare

La legge stabilità è legge. Approvazione definitiva al Senato

Sì della Camera al Dpef, scontro sul welfare

Corsa contro il tempo per sistemare gli ultimi tasselli di politica economica prima della pausa estiva: ieri la Camera (il Senato lo aveva fatto la scorsa settimana) ha dato il semaforo verde alla «risoluzione» sul Documento di programmazione economica 2008-2011 impegnando il governo a tentare di vendere l’ oro di Bankitalia per ridurre il debito. L’ operazione potrebbe contare su circa 155 tonnellate di metallo giallo «cedibili» in base alle norme entro il 2009, ma la proposta contenuta nel documento parlamentare sembra scontrarsi nelle ultime ore, come del resto è già avvenuto in passato, con la «freddezza» della Banca d’ Italia e con l’ orientamento della Banca centrale europea, preoccupata che queste risorse finiscano indirettamente ad alimentare il calderone della spesa pubblica. Ieri intanto Prodi, in una intervista a «Famiglia cristiana», ha ribadito che «bisogna abbassare le tasse». Ma ha aggiunto che «un terzo dei cittadini italiani evade pesantemente il fisco». «E’ possibile – si è chiesto il premier – che su 40 milioni di contribuenti sono solo 300 mila quelli che dichiarano più di 100 mila euro l’ anno?». Il presidente del Consiglio ha osservato che «non è ammissibile che una parte del paese si sia arricchita con l’ aumento dei prezzi e l’ evasione fiscale». Ma gli occhi sono puntati sulla firma del protocollo del 23 luglio sul Welfare: Prodi, sempre nella stessa intervista, ha detto che «l’ accordo per ridisegnare lo stato sociale è raggiunto, si abolisce il precariato perenne e ad ottobre 3 milioni di persone avranno una pensione più adeguata». Ma dopo la defezione della Confcommercio gli occhi sono puntati sulla Cgil: ieri la responsabile dell’ organizzazione, Cantone, ha detto che oggi il leader Epifani indicherà le modalità della firma che ormai sembra vicina seppure con qualche distinguo. Se la sigla arriverà, un ulteriore passaggio ci sarà venerdì, quando Prodi dovrebbe illustrare l’ intesa al consiglio dei ministri. In quella occasione si verificherà anche la compattezza del fronte della sinistra radicale alla quale il premier ha già fatto sapere nei giorni scorsi che non c’ è spazio per emendamenti «sostanziali». Rifondazione intanto tiene alto il tono della polemica: ieri Salvatore Cannavò della sinistra di Prc non ha votato il Dpef; il segretario Giordano è tornato a minacciare il voto contrario «se non cambia l’ accordo» ed ha accusato il governo di «stracciare il programma»; il ministro della Solidarietà sociale Ferrero ha confermato la «mobilitazione per l’ autunno». Il Verde Bonelli invece si è limitato ad appellarsi «al buon senso» perché si cambi l’ accordo e il Pdci con Pagliarini dice «sì» ma a patto che «il protocollo sia cambiato». La replica è giunta dal ministro del lavoro Damiano che ha affermato che il protocollo sul Welfare «è il migliore da 20 anni a questa parte». Infine l’ altro tassello prima della pausa estiva: il «tesoretto». Dopo il voto della Camera, da domani si prevede una nuova richiesta del governo per un voto di fiducia mentre ieri l’ aula ha dato il via libera alla costituzionalità del provvedimento.

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