Giustizia

Ddl Mastella è legge

Governo Prodi II: terzo mese

Clemente Mastella e Romano Prodi

La Camera approva in via definitiva (con 281 sì, 25 no e 13 astenuti) il ddl Mastella. L’opposizione non partecipa al voto, ad eccezione dell’UdC, che vota contro. Quando gli danno il via libera, ed è notte fonda dopo una giornata di scaramucce alla Camera, Clemente Mastella è seduto sul banco del governo ed è visibilmente soddisfatto per aver condotto in porto, prima della scadenza tagliola del 31 luglio, la riforma dell’ ordinamento giudiziario. L’ ha spuntata nella battaglia contro il fantasma della legge Castelli che le toghe dell’ Anm avevano battezzato come «la controriforma». Mastella esce dall’aula, si rilassa e dice quello che s’ è tenuto in gola per tutta la giornata: «Ce l’ abbiamo fatta. è finita, e così si chiude la stagione della contrapposizione tra magistratura e politica. E se ne apre una nuova in cui l’ obiettivo è rendere credibile ed efficiente la giustizia. Avevo preso quest’ impegno all’ inizio della legislatura, perché senza una leale collaborazione può entrare in crisi la stessa democrazia. Mi auguro che adesso nessuno si abbandoni come una monade impazzita a inutili rivalse». Ma neanche a farlo apposta, solo tre ore prima mentre era a spasso per fare shopping, Silvio Berlusconi aveva già lanciato il suo anatema contro la riforma Mastella. Eccolo inveire contro Prodi e il suo governo: «Questa è un’ altra delle nostre riforme che cancellano». Subito dopo la minaccia concreta: «Quando torneremo al governo ci occuperemo di nuovo della giustizia». E poi, per entrare nel dettaglio, Berlusconi commette pure uno svarione. Parla di una riforma che non c’entra niente con l’ ordinamento. Lui vuole ripristinare la legge Pecorella, quella che cancella per il pm la possibilità di fare appello se perde il processo, e che non il governo Prodi ma la Consulta ha cancellato. Ma lui se la prende lo stesso coi giudici: «Così si guadagnano da vivere, ma non è giusto che i processi si debbano rifare da capo in caso di assoluzione». Tanto per citare un caso, proprio uno dei suoi processi, la Sme. Berlusconi non va in aula a votare l’ ordinamento, ma ci va invece Romano Prodi.

Che dalle 16 non si allontana mai dal banco del governo, segue il buon andamento della maggioranza che, negli otto articoli della legge, mantiene sempre un’ ottantina di voti nel respingere gli emendamenti dell’ opposizione. Nessuna esitazione anche sulla modifica più rischiosa, quella di Salvo Buemi della Rosa nel pugno, che cercava di cancellare un cambiamento fatto al Senato. Quello del diessino Massimo Brutti che attenuava le regole per cambiare funzione e passare da giudice e pm introducendo il cambio di provincia, e non di regione, se si passa dal penale al civile. Il voto finisce 283 a 202, senza alcun patema. Il nervosismo c’ è, An abbandona addirittura la seduta perché, come dice il capogruppo Ignazio La Russa, «vuole dare un segnale di solidarietà agli avvocati, visto che la maggioranza resta sorda a qualsiasi richiesta di cambiamento». Forza Italia cerca di mettere alle corde il presidente della Camera Fausto Bertinotti e, con il capogruppo Elio Vito, chiede una diretta televisiva per le dichiarazioni di voto. Quando il leader di Rifondazione riesce a spuntarla per le 23 e 35 scatta la contestazione del vice presidente dei deputati forzisti Antonio Leone: «Con voi è inutile un’ operazione verità perché volete farci parlare a notte fonda». Contro Prodi si scatena l’ ex sottosegretaria alla Giustizia Jole Santelli: «Ma come? è forse venuto in aula per provocarci? Noi gli rivolgiamo dei quesiti, gli chiediamo dei cambiamenti e lui continua a stare con naso rivolto sulle carte, scrive e non ci degna di un’ occhiata?». Forza Italia chiede più tempo per la discussione, Bertinotti glielo concede, ma le proteste continuano. Le critiche degli esperti giustizia del gruppo, dall’ ex presidente della commissione Giustizia Gaetano Pecorella all’ ex sottosegretario Luigi Vitali, si appuntano tutte contro una riforma che cancella senza ragione la legge Castelli. è quello che sostiene anche Carolina Lussana della Lega che, in molti interventi, attacca il governo per aver «soltanto subito i ricatti dell’ Anm». L’ Anm sta alla finestra. Il segretario Nello Rossi segue dalla tv il dibattito, non nasconde la sua forte indignazione per i tanti interventi contro la magistratura. Ma il suo commento è pacato. Dà atto a Mastella di essere stato «un efficace risolutore di problemi in condizioni assai difficili», vede luci ma anche ombre nella legge, che definisce però «un fatto di grande rilievo che segna un risultato importante: le figure istituzionali del giudice e del pm avranno di nuovo intorno a sé le mura della legge».

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