Sanità

Eutanasia Welby, assolto il medico Mario Riccio

Eutanasia, Piergiorgio Welby è morto
Piergiorgio Welby

Proscioglimento con formula piena per il medico anestesista Mario Riccio che interruppe la ventilazione meccanica che teneva in vita Piergiorgio Welby, affetta da una gravissima forma di distrofia muscolare. La decisione e’ del gup Zaira Secchi la quale, accogliendo oggi la richiesta del pubblico ministero Francesca Loi e del difensore di Riccio, Giuseppe Rosso Divita, ha dichiarato il non luogo a procedere contro il medico perche’ il fatto non costituisce reato.
Con la sentenza e’ stato dichiarato in sostanza che Welby aveva il diritto di interrompere la ventilazione meccanica e che il medico aveva il dovere di assecondare la sua richiesta. Durante l’udienza di oggi e’ stata anche interrogata la moglie di Welby, Mina, che si e’ dichiarata molto soddisfatta della decisione.
Per l’avvocato Giuseppe Rossodivita che ha assistito il medico Riccio “la sentenza pronunciata oggi e’ molto importante perche’ riconosce i diritti del malato tutelati dagli art. 13 e 32 della Costituzione che gli consentono di rifiutare le terapie o la prosecuzione delle terapie non piu’ volute anche quando questa interruzione possa determinare la morte del malato stesso”. Il difensore ha aggiunto: “Il paziente e’ l’unico titolare del diritto. Il medico interviene per adempiere al suo dovere come riconosciuto dalla sentenza di oggi”.
Nel corso dell’udienza il gup Zaira Secchi ha anche ascoltato la moglie di Welby, Mina, che a sua volta, conclusa l’udienza, si e’ dichiarata molto contenta della decisione. “Anzi, ci speravo tanto e me lo aspettavo”. L’aspettativa nasce dal fatto che per circa un’ora e mezzo il giudice ha chiesto a Mina Welby qual e’ stato l’iter della malattia di suo marito entrando nei particolari.
“Quando un giudice chiede cose personali sul consenso della persona interessata -ha detto Mina Welby– era chiaro che di fronte a tanti particolari la decisione doveva essere quella di un proscioglimento. Io ho detto tutto sul decorso della malattia di mio marito; come abbia cercato di vivere al meglio; era informato della sua malattia. Addirittura non mi voleva sposare perche’, diceva, ‘altrimenti mi avrebbe rovinato la vita’. Io ho insistito, ci siamo sposati siamo stati 27 anni insieme. Nel 1997 la prima crisi”. Mina Welby ha poi spiegato che il marito trovo’ nei Radicali un appoggio, un megafono per le sue intenzioni di condurre una battaglia. “Non sono stati i Radicali a usarlo -ha detto- ma lui a usare loro. Tornando indietro io rifarei tutto. Spero che il Parlamento ora riesca a fare qualche cosa in nome di Piergiorgio”.
Prosciogliendo il medico Mario Riccio il giudice Zaira Secchi ha preso in considerazione anche la disposizione dell’art. 51 del Codice penale il quale afferma che “l’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorita’ esclude la punibilita’”.
Con la decisione di oggi e’ stato posto fine a una battaglia giudiziaria che ha sempre visto la Procura della Repubblica di Roma decisa a sostenere la necessita’ di prosciogliere Mario Riccio. Ad una prima richiesta il giudice Renato Laviola anziche’ accogliere le richieste della Procura aveva disposto che l’ufficio del pubblico ministero formulasse il capo di imputazione nei confronti di Riccio. Di conseguenza l’esame del caso, nel quale era stato ipotizzato il reato di omicidio del consenziente, era passato per ragioni procedurali al gup Zaira Secchi che oggi ha ascoltato a lungo la moglie di Welby accogliendo, infine, le argomentazioni esposte sia dalla Procura sia dalla difesa.

LE REAZIONI

Dal punto di vista personale è un grande sollievo quello che mi viene dalla sentenza di oggi. L’accusa di omicidio del consenziente poteva portarmi quindici anni in carcere, non c’era da scherzare…”. Il dottor Mario Riccio tira un sospiro di sollievo dopo il verdetto di non luogo a procedere emesso dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Roma. “In linea generale dico che oggi si scrive una pagina molto importante, perché – spiega – noi eravamo sicuri di quel che avevamo fatto, ma è stato stabilito che tutte le terapie sono interrompibili”.
“Tutte le cure, anche quelle salvavita si possono interrompere. Lo dice la Costituzione. Il paziente può delegare la sospensione della somministrazione medica ad una persona, questa delega è un permesso. Io ho posto in essere il volere del paziente e non bisogna cadere in speculazioni etiche, politiche, religiose”. Parlando di eutanasia, ad esempio? “Certamente. E’ stato messo in dubbio il volere di Welby, la sua capacità d’intendere, come se non fosse capace, costretto da un ordine politico e non da un suo espresso desiderio”. L’Ordine dei medici l’aveva già assolta. “Anche in quel caso -ricorda l’anestesista- si era riconosciuto che le terapie non possono essere eseguite contro il volere del paziente. Questo concetto è sempre stato vigente, con la vicenda Welby oggi si è ribadito. Per questo, in questo non caso, l’eutanasia non c’è mai entrata niente. E’ una manovra per fare sciacallaggio, l’aveva spiegato bene il cardinal Martini dicendo che non ci si doveva far confondere”. “Anche papa Wojtila rifiutò il respiratore. In teoria, insomma, Giovanni Paolo II poteva essere ancora vivo. Possiamo dire che nel suo caso è stata fatta una eutanasia? No. Ed allora si deve dire che anche con Welby si è riconosciuto un diritto sancito dalla Costituzione”.

“L’assoluzione di Mario Riccio e’ una conquista straordinaria della nonviolenza radicale di Piergiorgio Welby, dell’associazione Coscioni, di Mario Riccio e di quanti in questi mesi hanno lottato per l’affermazione del diritto a scegliere sulla propria salute, sulle proprie cure e sul proprio corpo”. Marco Cappato, segretario associazione Coscioni ed europarlamentare radicale, commenta cosi’ l’assoluzione.
“Ci auguriamo e ci impegneremo perche’ da oggi il paese dell’agonia e della tortura di Giovanni Nuvoli abbia la forza di essere piu’ civile e piu’ rispettoso delle volonta’ dei malati italiani qualunque esse siano: di assistenza, di terapia, di interruzione senza dolore di terapie”. Come radicali, prosegue l’europarlamentare, “ci batteremo in Parlamento e fuori per l’estensione attraverso il testamento biologico di tale diritto nel momento in cui non si sia piu’ in grado di intendere e volere; ci batteremo anche per il diritto dei malati terminali che pur non dipendono da trattamenti sanitari e anche per l’eutanasia legale e controllata contro l’attuale eutanasia selvaggia e clandestina”. Conclude Cappato: “I fondi che stanno arrivando e arriveranno all’associazione Coscioni per le spese processuali, saranno utilizzati per aiutare i Welby e i Nuvoli di tutta Italia”.

“Sono molto contenta. Ci speravo tanto. In qualche modo posso dire che me l’aspettavo. Era complicato, perché il giudice quando deve decidere su queste cose deve valutare il consenso della persona, il suo proposito”. Così la moglie di Piergiorgio Welby, Mina, ha commentato la sentenza.
“Oggi in aula, davanti al giudice, ho parlato della mia storia con Piergiorgio. Ho parlato degli anni passati insieme, a partire dal 1978. Lui era informatissimo, già allora. Non voleva che lo sposassi, mi diceva: ‘ti rovino la vita’. Io invece gli ho risposto: se non mi sposi me ne vado”. Nel ’97 ci fu la prima grave crisi respiratoria. “Avevamo un patto di non aiutarlo se non c’era più nulla da fare. Poi, però, lui mi disse che non ce la faceva e allora chiamai l’ambulanza e lui andò in ospedale”.
Adesso? “Ora spero che il Parlamento intervenga e vari una legge sul testamento biologico. Piergiorgio Welby voleva una legge sull’eutanasia in Italia. Con internet ha saputo della situazione che c’è in Olanda, in Belgio. Scelse così di andare dai Radicali, e attraverso di loro, aveva voce, avere un megafono per spiegare le sue ragioni. Le ragioni di chi era nelle sue condizioni. E’ lui, insomma, che si è servito dei Radicali”.
Rifarebbe tutto se tornasse indietro? “Certamente. Non cambierei nulla”. Arrivare al 20 dicembre, però, non è stato facile. “Abbiamo cercato un medico. Un primo anestesista si era rifiutato. Riccio invece ha voluto parlare con Piergiorgio e lui con la sua voce gli ha detto cosa voleva: prima la sedazione e poi il resto”.

Il non luogo a procedere per il medico Mario Riccio, dice l’on. Donatella Poretti, radicale della Rosa nel Pugno e segretaria della Commissione Affari Sociali, e’ una buona notizia, che riapre uno spiraglio di ottimismo in una vicenda sintomatica dello Stato italiano, dove reato e peccato rischiano ogni giorno che passa di confondersi sempre di piu’.
Ricordiamo, infatti, che si era arrivati all’imputazione coatta nei confronti dell’anestesista da parte del Gip, Renato Laviola, il quale respingendo la richiesta di archiviazione della Procura di Roma aveva parlato di un “sacro inviolabile e indisponibile diritto alla vita. Un limite invalicabile da tutti gli altri diritti, compreso quello costituzionale dell’autodeterminazione, fissato nell’articolo 32 della Carta, secondo cui nessuno puo’ essere obbligato al trattamento sanitario.
Quelle parole accompagnate dall’imputazione coatta facevano intravedere un processo inquisitorio: un giudice che vuol condannare senza l’accusa, un processo senza un reato (nemmeno per la Procura), ma con la pena gia’ scritta da un giudice accusatore.
Alla fine di questo episodio, la ragione e’ per fortuna tornata a prevalere nel Tribunale di Roma con la decisone del Gup, Zaira Secchi, che ha prosciolto con formula piena il dr. Riccio perche’ il fatto non costituisce reato!
Ora la parola torna alla politica, che ha un solo compito: far rispettare l’articolo 32 della Costituzione anche per quando il paziente non e’ in grado di esprime la propria volonta’ (a differenza dei casi di Welby o di Nuvoli), che puo’ essere rispettata appieno attraverso il testamento biologico. Ecco perche’ credo profondamente che serva non una legge comunque, ma una buona legge!

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