Musica

Paola Turci e Roma

Paola Turci

Quali sono i ricordi e i luoghi della tua Roma?

“Potrei parlarne per ore. Potrei raccontarti il mio primo ricordo, risale a quando avevo sette anni, io sono nata all’Alberone, vicino alla Villa Lazzaroni. Il mio luogo ideale era la pista di pattinaggio all’interno della villa, passavo interi pomeriggi a pattinare lì, di recente ci sono tornata e la pista mi sembrava così piccola. In quel quartiere sono cresciuta, ci sono rimasta fino all’età di  20 anni. Poi sono stata a Milano, vicino a Bologna, ora sono di nuovo qui. A Milano ho vissuto bene, ma è ovvio che come Roma non c’è nient’altro”.

Quali canali hai usato per farti conoscere, all’inizio?

“Roma era diversa, adesso nessuno ti fa più un contratto così velocemente, o ti ascolta senza avere un provino o un cd. Io non ho fatto niente di tutto questo. Ho avuto la grande fortuna di incontrare Michele De Vitis (che poi ha scritto “Scrivimi”, con Buonocore). Dai 16 ai 19 anni, stando con lui, ho imparato tanto. Poi ho dovuto accettare una situazione a me non congeniale, quella del pianobar. Un amico mi sentì cantare Alice, e rimase colpito. Io amavo cantare per il solo gusto di farlo, non avevo proprio in mente di esibirmi. Ho iniziato in un locale per ricchi, l’ ‘Open gate’. Così, dopo 9 anni che suonavo e cantavo per conto mio, sono uscita dal guscio. Sono passata poi all’ ‘Osteria dell’orso’, sul Lungotevere, e lì, girato l’angolo, c’era un locale minuscolo, il ‘Vicolo 49’, dove c’era Umberto Vitiello, che suonava Vinicius De Moraes eToquinho. Rimasi stregata. Mi dividevo tra il pianobar dell’osteria e le canzoni brasiliane, che cantavo con Vitiello”.

E anni dopo hai incontrato Toquinho…

“Sì, pensa che strano, ho cantato con lui in tv da Red Ronnie”.

Ma tu hai anche un’anima rock, come è venuta fuori?

“Quando ho scoperto la grandezza della forza femminile che ci può essere in una canzone. E’ venuta fuori nel ’93, quando ho cominciato a scrivere i miei pezzi. Frequentare belle persone, come Carmen Consoli e Max Gazzé, mi ha aiutato a tirar fuori quella spinta creativa che viene fuori condividendo una passione”.

Parliamo di questo “tour a tre”.

“Sono felicissima, la mia sete di imparare con gioia da altri artisti si sta realizzando. Sto con due grandi musicisti. Con loro posso fare tanto, me ne sono accorta quando abbiamo suonato “Getting better” dei Beatles, il giorno della festa per i 40 anni di ‘Sgt. Pepper’, all’Auditorium. Max ha insistito perché prendessi la chitarra elettrica, ho molta fiducia in lui, che considero uno dei più bravi bassisti in Europa, e Marina ha un grande senso della ritmica. La data zero è a Villa Tuscolana, Frascati, il 21 giugno. Poi partirà il tour, il 7 saremo a Montale, Pistoia, e il 24 a Roma, alla Cavea dell’Auditorium”.

Un’idea sulla scaletta?

“No, suoneremo in assoluta libertà, è uno scambio, non vedo l’ora di cantare e suonare i pezzi di Marina e Max. Tutto sarà deciso sul momento, non c’è un ragionamento dietro. Condivideremo anche gli arrangiamenti”.

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