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Senato approva in via definitiva il decreto stadi.

Tidosi violenti, sì al decreto Amato via alla tolleranza zero

Tidosi violenti, sì al decreto Amato via alla tolleranza zero

Il Senato approva in via definitiva (con 244 sì, 1 no e 20 astenuti) il decreto stadi.

Di passare dalla Questura, gli ultras bolognesi, non ne vogliono nemmeno sapere. Il motivo della contesa, stavolta, è la richiesta di autorizzazione all’ ingresso negli stadi di striscioni e bandiere, da presentare con una settimana d’ anticipo proprio in piazza Galilei e al Bologna, visto che venerdì al Dall’ Ara arriva il Napoli. Così impongono le nuove disposizioni dell’ Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive del Viminale, entrate in vigore venerdì: una botta decisamente troppo grossa da sopportare per il credo delle tifoserie organizzate, che va ad aggiungersi a quelle durissime, a detta loro, del decreto Amato, proprio ieri approvato dal Senato senza nessuna modifica al testo originale. «Sono restrizioni alle quali non vogliamo abbassarci – fa sapere uno degli esponenti di spicco della curva Andrea Costa – perché sono umilianti: togliere uno striscione a un gruppo è come levargli l’ identità. I problemi, per trent’ anni sono stati ben altri: ora siamo arrivati a subire misure che vanno al di là della Costituzione». Il riferimento è alla libertà di manifestazione del pensiero, che proprio i tifosi organizzati bolognesi hanno richiamato due settimane fa, nella gara contro il Frosinone, citando in uno striscione l’ articolo 21 della Carta. Come si comporteranno gli ultras al cospetto delle nuove norme, però, non è ancora chiaro. «Tempi grigi, per ora c’ è solo un punto interrogativo davanti a noi – prosegue un tifoso dell’ Andrea Costa -: una prima ipotesi potrebbe essere l’ autosospensione (già messa in atto per protestare contro il decreto Amato, ndr), ma dobbiamo ancora confrontarci». Molte riunioni in calendario, dunque, per i “curvaioli” bolognesi, per cercare di trovare una linea comune sul problema, anche perché uno dei loro timori diffusi è che quello che oggi viene vietato negli stadi un giorno possa essere proibito persino nelle piazze. «Che fastidio dà mettere uno striscione e sventolare una bandiera con i colori di una città?», si chiede un altro leader della tifoseria organizzata. «Vogliono metterci a tacere – prosegue – levandoci la passione e la mentalità che ci distingueva: ho visto piangere dei bambini ai quali è stato vietato l’ ingresso perché avevano con sé delle bandierine. Continuando così gli stadi saranno dei deserti, senza contare che al sistema portavamo tanti soldi, specie nelle trasferte con benzina, pedaggi autostradali, pullman e pernottamenti in albergo». Un Dall’ Ara in bianco e nero (sciarpe escluse), dunque, per la partita di venerdì, anche perché persino la tifoseria del Napoli si presenterà senza striscioni, non avendo inoltrato la preventiva richiesta. Unica eccezione, fanno sapere gli ultrà bolognesi, una scritta per commemorare un tifoso deceduto. Per il resto, dicono da Casteldebole, poche richieste, incomplete e fuori tempo massimo, che dovranno essere vagliate dalla Questura. Cui diligentemente si sono rivolti quelli del Centro coordinamento, presentando 38 striscioni. Probabile che la risposta arrivi per la prossima partita casalinga, il 21 aprile col Verona.

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