Economia

Governo Prodi II: nono mese

Governo Prodi II: nono mese

Massimo D’Alema, Tommaso Padoa Schioppa ed Enrico Letta

Via libera dal Consiglio dei ministri al pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni. L’ok è arrivato al termine di una discussione di oltre cinque ore. Il pacchetto comprende sia un decreto legge sia un disegno di legge. Soddisfatto Prodi: «È veramente cominciato il grande lavoro di liberalizzazione e di dinamicizzazione che avevamo annunciato e che era stato accolto con scetticismo». Più competitività e meno regolamentazioni sono due cose di cui l’Italia ha assolutamente bisogno. La prima ondata di liberalizzazioni ha provocato una violenta reazione da parte dei tassisti. Questa volta sono i benzinai a protestare, annunciando due giorni di sciopero. Molte delle misure contenute nel pacchetto Bersani più che a liberalizzare serviranno a tutelare i consumatori, e sono proprio queste che hanno ottenuto i maggiori consensi. Le liberalizzazioni autentiche invece, come quella sullo snellimento delle procedure per avviare un’impresa, hanno provocato molte polemiche. Nel complesso le nuove misure sono un passo avanti, ma ancora troppo piccolo. La necessità di raggiungere un compromesso e di non scontentare i sindacati ha prevalso ancora su quella di liberalizzare.

Il Consiglio dei ministri,  ha dato il via libera al decreto legge sul rifinanziamento delle missioni italiane all’estero. I ministri Alfonso Pecoraro Scanio, Paolo Ferrero e Alessandro Bianchi non hanno partecipato al voto sul decreto legge che rifinanzia la missione in Afghanistan. Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema boccia, sulla scia del collega della Difesa Arturo Parisi, la lettera con cui gli ambasciatori di Regno Unito, Romania, Canada, Paesi Bassi, Stati Uniti e Australia hanno sollecitato la permanenza in Afghanistan delle truppe italiane. È un’iniziativa «irrituale», per discutere tra alleati Nato ci sono «sedi proprie», dice il vicepremier conversando con i giornalisti a Seoul, al termine della sua tournee in Giappone e Corea e alla vigilia del vertice di maggioranza sulla politica estera che il presidente del Consiglio Romano Prodi ha convocato per domani sera. Il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, al suo ritorno dalla missione in Giappone e Corea, scrive ieri ai suoi colleghi di Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia, Paesi Bassi e Romania per esprimere “sorpresa e disapprovazione” per la lettera aperta sull’Afghanistan che gli ambasciatori di questi sei Paesi pubblicano nei giorni scorsi sul quotidiano La Repubblica, chiedendo all’Italia di continuare a sostenere Kabul. Lo rende noto la Farnesina. “Il ministro D’Alema ha sottolineato che l’intervento pubblico dei sei ambasciatori accreditati a Roma si presta a essere interpretato come un’inopportuna interferenza esterna nel corso di un processo decisionale su una materia che è e resta di esclusiva competenza del Governo e del Parlamento.

Approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri, un provvedimento che tuttavia non fa riferimento diretto al negazionismo della Shoah ma si riferisce, in generale, “ai delitti di istigazione a commettere crimini contro l’umanità e di apologia dei crimini contro l’umanità”. «Un passo in avanti in una battaglia doverosa di cultura e civiltà, voluto da tutto il governo – ha commentato il ministro della giustizia Mastella – un provvedimento importante per combattere ogni forma di discriminazione».

Via libera della Camera alla mozione sulle coppie di fatto presentata dall’Ulivo e firmata dal deputato della Margherita Dario Franceschini. Respinte tutte le altre mozioni presentate, compresa quella dell’esponente dell’Udeur, Mauro Fabris. Il partito di Mastella, poi, ha deciso di non votare il documento dell’Unione.  Il Consiglio dei ministri approva il ddl sulle coppie di fatto firmato dalle ministre Rosy Bindi e Barbara Pollastrini. Non partecipano alla votazione il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio e il ministro della Giustizia Clemente Mastella. Un mega-vertice stamani a Palazzo Chigi dovrebbe dare il via libera al testo definitivo sulle unioni civili. È stato convocato dopo una giornata di tensione nella Margherita e di fibrillazione nella coalizione di governo. Le due ministre, Barbara Pollastrini e Rosy Bindi, incaricate di scrivere il disegno di legge sui Pacs, avevano tentato il blitz, di portare cioè il testo già nel consiglio dei ministri straordinario di ieri. Riunioni-fiume. In tre ore la legge sui Pacs è stata riscritta cinque volte. La chiesa italiana, spalleggiata da papa Benedetto XVI e dal Vaticano, si è lanciata in una guerra aperta contro il governo di centrosinistra di Romano Prodi, la cui stabilità appare in serio pericolo. Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, ha pubblicato un bellicoso editoriale intitolato “Non possumus” (non possiamo), riprendendo la fatidica frase pronunciata da Pio IX nel 1860 contro l’unificazione dell’Italia. Questa volta la battaglia è contro la moderata legge sulle coppie di fatto: la chiesa pensa che il governo voglia creare una “simil famiglia” e si prepari a legalizzare i matrimoni omosessuali.

La Camera approva (con 266 sì e 219 no) il Decreto Milleproroghe. Il Senato approva invece il decreto legge che abroga del comma 1343 della Legge finanziaria. Il governo «non è in ritardo» sulla riforma delle pensioni e rispetterà la data del 31 marzo concordata nel memorandum con le parti sociali. A Bruxelles per la riunione con i colleghi europei, il ministro dell’ Economia Tommaso Padoa-Schioppa lancia un messaggio per rassicurare l’ Europa sulla volontà di portare a termine la riforma previdenziale, ma contemporaneamente ammette che si tratta di una «questione molto complessa» che «non si può trattare con dichiarazioni alla stampa». Un tema che scotta, dunque, che però ieri non ha trovato spazio nelle discussioni con gli altri ministri e con il commissario Ue all’ Economia Joaquin Almunia, «perchè tra me e lui c’ è una totale chiarezza e condivisione di punti di vista». Il Senato approva (con 147 sì e 126 no) il Decreto Milleproroghe. La prima vittoria ormai è acquisita: se anche la Camera darà il via all’ ultima versione del decreto milleproroghe, a partire dal primo aprile prossimo i cittadini liguri non dovranno più pagare il ticket aggiuntivo di 10 euro sulle prestazioni diagnostiche o specialistiche. Adesso si apre invece la battaglia per trovare i fondi necessari a coprire i 20 milioni di euro che verranno a mancare dalle casse del bilancio regionale. «Abbiamo diversi mesi per lavorarci – dice il presidente della Regione Claudio Burlando – e confidiamo nel fatto che le risorse arrivino dal governo, il 4 aprile avremo qui a Genova il ministro dell’ Economia Tommaso Padoa Schioppa e sarà proprio in quei giorni che si potranno tirare i primi conti sull’ andamento della finanza pubblica».

La maggioranza va sotto al Senato sull’ allargamento della base Usa di Vicenza. L’ aula approva infatti un ordine del giorno proposto dall’ opposizione, “ideato” da Roberto Calderoli, che si limita ad «approvare la relazione Arturo Parisi». Il centrodestra così fa sue le spiegazioni del ministro della Difesa, venuto a Palazzo Madama a ribadire il si del governo all’ allargamento. L’ Unione, invece, in modo surreale, vota contro un testo di apprezzamento ad un suo ministro perché giudica «strumentale» l’ odg della Cdl. Un no sollecitato in aula dal vice ministro degli Esteri Ugo Intini. Alla fine la maggioranza prende un sonoro ceffone sulla politica estera, reso possibile dal fatto al momento del voto tre senatori della Margherita (Bordon, Dini e Manzione) e due diessini (Manzella e Zavoli) non erano in aula.

La nuova strategia italiana avviata dal Governo Prodi in Asia punta a fare del Bel paese la “porta di ingresso” degli ingenti e crescenti flussi commerciali asiatici “verso l’Europa, a nord, ed il Mediterraneo e l’Africa a sud”. E’ un’idea a cui l’Italia “tiene molto”, ha spiegato a Tokyo il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, e che rimanda all’ epoca dei primi contatti tra i due Continenti, “quando le città italiane erano il riferimento dei principali traffici con l’Oriente “.

“Non si può andare avanti così. Serve un cambiamento radicale”. Dopo la morte di un poliziotto durante i violenti scontri tra ultras e forze dell’ordine venerdì al derby di Catania, il premier italiano Romano Prodi ha promesso provvedimenti esemplari. Ieri non si è giocata nessuna partita. Una misura eccezionale che ha un solo precedente: la morte di Giovanni Paolo II nel 2004. È stato sospeso anche l’incontro che doveva svolgersi mercoledì a Siena tra Italia e Romania. Ecco il pacchetto di misure per contrastare la violenza negli stadi che è stato discusso durante un vertice a Palazzo Chigi al quale hanno partecipato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, i ministri Giuliano Amato e Giovanna Melandri, il presidente del Coni, Gianni Petrucci e il segretario generale Raffaele Pagnozzi, e il commissario della Figc Luca Pancalli. Il ministro Amato è stato durissimo: “Non si giocherà con il pubblico negli stadi che non rispettano la normativa vigente. Su questo non transigo”. Per assurdo, se si dovesse giocare dal prossimo fine settimana, il rischio clamoroso è che Inter-Roma (se si ripartirà dalla terza giornata di ritorno), venga disputata a porte chiuse. Il Giuseppe Meazza, infatti, è uno degli stati “non a norma”. Tre i problemi: mancano i tornelli, non c’è il posto di polizia attrezzato, manca la zona di prefiltraggio.

Il presidente croato Stipe Mesic contro Giorgio Napolitano per le recenti dichiarazioni sulle foibe, rese in occasione della ‘Giornata del Ricordo’. In una nota ufficiale il presidente croato ha accusato il capo dello Stato italiano di ”razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico”, arrivando a mettere in discussione ”le attuali relazioni tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Croazia”. Il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, ha convocato per domani alla Farnesina l’ambasciatore della Croazia, Tomislav Vidosevic, sulla scia della durissima presa di posizione del presidente della Repubblica di CroaziaStipe Mesic, in ordine al discorso del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sulle foibe. Il capo della Farnesina, si legge in una nota, “ha espresso stupore e deplorazione per le inaccettabili dichiarazioni” del capo dello stato croato. “Si tratta – di legge in una nota – di una reazione del tutto immotivata, che puo’ essere dettata solo da una lettura distorta e fuorviante dell’intervento del Presidente Napolitano, che ha inteso rievocare, in continuità con l’analoga iniziativa assunta dal Presidente Ciampi, la drammatica esperienza vissuta dalle popolazioni giuliano-dalmate nel corso della seconda guerra mondiale”.

Un soldato statunitense sarà processato in Italia con l’accusa di omicidio volontario e duplice tentato omicidio. Mario Lozano è accusato di aver sparato da un check point a
Baghdad uccidendo l’agente dei servizi segreti italiano Nicola Calipari subito dopo la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena. Lozano sarà quasi sicuramente giudicato in contumacia. La vedova di Calipari, Rosa Villecco, ha espresso la sua soddisfazione per la decisione del giudice: È il primo passo in un lungo processo. Spero che alla fine sarà fatta giustizia.

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