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Pippo Baudo e l’editto vaticano: tempi di scomunica

Pippo Baudo e l'editto vaticano: tempi di scomunica

Pippo Baudo

Dopo l’editto bulgaro dobbiamo subire quello vaticano? L’attacco dell’Osservatore Romano contro Pippo Baudo è davvero inquietante e irritante, soprattutto in un momento in cui le interferenze dei vescovi italiani e dello stesso Pontefice sul dibattito politico e sulle attività del governo e del Parlamento in materia di diritti delle coppie di fatto e terni analoghi si sono fatte insistenti, martellanti, E a questo punto non ci può essere, non ci deve essere ancora spazio per i troppi sepolcri imbiancati che costellano il panorama dei rapporti tia Stato e Chiesa. Non è accettabile, infatti, che a un organo di stampa straniero sia dato di proclamare l’ostracismo contro un popolare personaggio della televisione italiana, reo di avere manifestato stupore e disapprovazione per il silenzio del Papa sui tragici fatti di Catania e colpevole altresì di aver criticato la Chiesa catanese per non avere rinunciato alla festa di Sant’Agata all’indomani della barbara uccisione dì Filippo Raciti, il bravo poliziotto ammazzato da uno dei tanti guerriglieri del tifo che usano il calcio per dare sfogo ai loro istinti omicidi, al loro odio verso tutti i simboli istituzionali del viver ovile. «Consigliare» a Baudo di prendersi un anno di riposo a seguito delle sue esternazioni equivale a dire: mettetelo fuori, cacciate via questo «ribelle» dal tempio del conformismo. Questo e non ditto significa l’irridente anatema dell’Osservatore Romano. E allora come non pensare all’altro caso di autoritammo censorio, quello che portò all’epurazione berlusconiana ai danni di Biagi, Santoro e Luttazzi Forse stavolta le cose andianno diversamente; forse l’esito di questo nuovo scontro fra intolleranza e libertà di pensiero e di espiessione non sarà simile a quello che ebbe quando a promuoverle? fu il capo del governo qualche anno fa, non foss’altro perché lì clima del Paese non è quello di alloia. Resta il tatto, però, che di là dal Tevere c’è ancora chi crede di poter influenzare la vita italiana nelle sue varie articolazioni, intercettando ogni iniziativa, ogni idea, ogni progetto che non siano conformi alle visioni della Chiesa di Roma. E attenzione: chi scrive è fra coloro che rivendicano e coltivano le proprie radici cristiane, come fondamento di un’identità di cui è geloso. Non solo: chi scrive è altresì convinto che gli uomini della Chiesa abbiano il diritto-dovere di esercitare il lo10 magistero affermando e diffondendo i princìpi della dottrina di cui sono portatori. Ma quest’azione ha dei limiti: quando si supera la linea della spiritualità e si invade il terreno della politica, il gioco diventa duro. Anzi: proibito. Ebbene, è ormai evidente che le campane dell’etica cattolica, orchestrate dalla gerarchla ecclesiale, suonano a distesa, come fossero sirene d’allarme, in coincidenza con iniziative di forte valenza innovativa delle nostie istituzioni. Il tentativo e l’obiettivo sono sempre gli stessi: condizionare la politica, dirottandone le traiettorie per impedire che il nostro ordinamento si allontani dagli antichi, inadeguati ancoraggi della tradizione e si avvicini ai nuovi bisogni della società. Questo è ciò che accade con sistematica puntualità in Italia. Ed è una situazione che non ha uguali in nessun altro Paese d’Europa, nemmeno in quelli i cui caratteri culturali hanno un potente radicamento cattolico. Dobbiamo concludere che l’Italia continua a essere uno Stato a sovranità limitata? Certo, sappiamo che si sono spezzate le catene imposte dalle leggi della guena fredda. Ma sembra che resistano i lacci della Gei. Questo dubbio comporta la scomunica?

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