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Base Usa a Vicenza, Unione va ko in Senato

Base Usa a Vicenza, Unione va ko in Senato

Base Usa a Vicenza, Unione va ko in Senato

La maggioranza va sotto al Senato sull’ allargamento della base Usa di Vicenza. L’ aula approva infatti un ordine del giorno proposto dall’ opposizione, “ideato” da Roberto Calderoli, che si limita ad «approvare la relazione Arturo Parisi». Il centrodestra così fa sue le spiegazioni del ministro della Difesa, venuto a Palazzo Madama a ribadire il si del governo all’ allargamento. L’ Unione, invece, in modo surreale, vota contro un testo di apprezzamento ad un suo ministro perché giudica «strumentale» l’ odg della Cdl. Un no sollecitato in aula dal vice ministro degli Esteri Ugo Intini. Alla fine la maggioranza prende un sonoro ceffone sulla politica estera, reso possibile dal fatto al momento del voto tre senatori della Margherita (Bordon, Dini e Manzione) e due diessini (Manzella e Zavoli) non erano in aula. Un altro diellino, D’ Amico, ha invece votato con la Cdl. Il tutto motivato con l’ argomento che non si sarebbe saputo come spiegare un voto contro Parisi. Un combinato disposto che produce 152 voti per la Cdl e 146 per l’ Unione. Un campanello di allarme che preoccupa subito Parisi. Al punto che il ministro della Difesa pone il problema di un «profondo chiarimento» politico. Un chiarimento che Romano Prodi ha annunciato molto presto. Un’ accelerazione frutto anche di una telefonata fra il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che guarda con forte preoccupazione a quello che è avvenuto al Senato. E chiede al Professore di verificare cosa sta accadendo nella sua maggioranza. Per il momento il Quirinale non ascolta le richieste della Cdl che vorrebbero un intervento del Colle per obbligare il governo ad una verifica parlamentare. Ma è evidente che il presidente della Repubblica aspetta di vedere cosa succederà nella maggioranza. Prodi intanto ostenta tranquillità. Si dice «fiduciosissimo» sulla tenuta della maggioranza, spiega che la telefonata con Napolitano è «stato un normale colloquio telefonico», invita a non parlare di vertice sulla politica estera, lo definisce «solo un incontro». Minimizza il presidente del Consiglio. Dice che il voto del Senato «è la manifestazione di un disagio e di un dissenso noti quanto circoscritti al tema oggetto della discussione in aula». Un ottimismo che cozza però con le divisioni nella maggioranza, incapace di trovare una sintesi prima del voto. E a nulla è valso il tentativo finale dell’ Unione: votare e approvare, un altro ordine del giorno che chiede al governo di fare svolgere al più presto la seconda Conferenza nazionale sulle servitù militari. A questo voto la Cdl non ha partecipato, impegnata a rivendicare il successo politico appena incassato. Un euforia che si è spinta fino a chiedere le dimissioni del governo. Intanto la sinistra radicale accusa l’ Ulivo di avere fatto perdere per la prima volta la maggioranza al Senato. Tutto a causa delle beghe interne all’ Ulivo e al nascente Partito democratico. Piero Fassino replica che i ds «si sono siamo fatti carico di tenere conto della posizione di Prc, dei Verdi e del Pdci e facendoci carico della loro posizione abbiamo pagato anche un prezzo. E’ evidente che oggi ce ne siamo fatti carico noi, non è che ce ne possiamo fare carico sempre», Avvertimento in vista del voto sulla missione in Afghanistan. Quel giorno, ammonisce il leader dei Ds, «credo che tutte le forze politiche dell’ Unione debbano farsi carico della coesione e della solidarietà della maggioranza».

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