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Vedi alla voce Radio Popolare

Vedi alla voce Radio Popolare

Gad Lerner

Della grande stagione delle radio libere nate negli anni settanta («quelle libere veramente», come iccitava la canzone di Eugenio Finardi), Radio Popolare o ormai l’unica superstite. Ha da poche settimane compiuto trent’anni e adesso festeggia la ricorrenza con un libro miscellaneo, «Vedi alla voce Radio Popolare» (Garzanti, pp. 532, 25 euro), autobiografia collettiva curata da Sergio Ferrentino, con oltre 260 autori-testimoni interpellati. Nata alla vigilia di Natale del 1975 da una costola di Radio Milano Centrale. Rp muove i primi passi soprattutto come radio di movimento legata alla sinistra milanese, ma indipendente da ogni sigla. Con una narrazione in forma enciclopedica il libro ne restituisce la storia e la vita quotidiana, chiamando a raccolta direttori, redattori, tecnici, ascoltatori, e lasciando a ciascuno la parola in un viaggio fatto soprattutto di ricordi, interviste, testimonianze. Il materiale abbonda, anche perché giornalisticamente parlando la radio, fin dalle origini, ha dimostrato un senso della notizia fuori dal comune: ha raccontato in diretta, nel 197b, la contestazione alla Scala, ha dato voce e microfono a Dano Fo esiliato dalla Rai, è stata la prima, nel lontano 1980, a proporre trasmissioni per gli immigrati in lingua in araba. Infinite sono le curiosità e gli aneddoti: come quando Nini Briglia decise di aprire il notiziario del mattino annunciando la morte di Mao come seconda notizia II motivo7 «La confusione che avevo in testa — ricorda il giornalista, futuro direttore di “Panorama”. Cercavo di intenorìzzare così tanto l’aspetto “professionale”, di ridurre il peso della visione ideologica della realtà che lo considerai un evento storico secondario. Ebbi la più grande lavata di capo che mi sia mai capitata». Da quell’errore, tuttavia, nacque una diretta dalla Cina che fece epoca, con Edoarda Masi per lunghe ore a raccontare l’evento a microfono aperto. Radio commerciale con un’anima comunitaria (vive tuttora di abbonamenti e azionariato popolare), con il passare degli anni Rp ha cambiato pelle, diventando sempre più un’emittente di informazione. Ma la voglia di scoop e lo slancio sperimentale non sono mai venuti meno valgano l’intervista a Renato Vallanzasca evaso dal carcere, l’annuncio in diretta dell’attacco su Baghdad, nel ’91, e dell’avviso di garanzia a Craxi. senza dimenticare il successo di «Bar Sport», la trasmissione che avrebbe rivoluzionato il modo di parlare di calcio: l’idea della partita commentata da un gruppo di amici che si diverte a prendere in giro i giocatori in campo, nasce infatti proprio lì, nel 1983, diventando format di successo già ai Mondiali dell’86 con la stessa squadra che sarebbe diventata famosa come Gialappa’s Band. Non senza un po’ di nostalgia, «Vedi alla voce Radio Popolare» è una miniera di informazioni sul giornalismo e la cultura italiana, tanti sono i nomi e le storie che vengono rievocate in prima persona. Perché da lì sono transitate future delle stelle del giornalismo t\ come Gad Lerner e Michele Cucuzza, o scrittori come Gino&Michele. che nel santuario dell’ultra sinistra ebbero, per primi nel 19/6, il coraggio di portare il soffio liberatorio della risata.

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