Centrosinistra

La crisi della Rosa nel Pugno

La crisi della Rosa nel Pugno

La crisi della Rosa nel Pugno

Malgrado il modesto 2,6 per cento alla Camera e il 2,5 al Senato, lo schieramento entra nel nuovo governo Prodi. L’unico ministro a rappresentare la Rosa è proprio Emma Bonino, che prima si candida per una poltrona alla Difesa, poi si accontenta di assumere deleghe al Commercio Internazionale e alle Politiche Europee. Ma quando il bisogno non collima con l’opportunità, il rischio del tracollo è dietro l’angolo. La corrente è spinta infatti da due direzioni contrarie: da un lato, la strategia di complicità con l’esecutivo; dall’altro, una tendenza congenita a conservare lo spirito da movimento attivista e referendario. Il 9 gennaio 2007 si consuma il divorzio tra il nocciolo duro dei radicali e quei socialisti che, da un mese, avevano rinnegato nome e simbolo.

Ma già negli ultimi mesi del 2006, il progetto della RNP subisce un rallentamento dovuto ad una sostanziale difformità tra la cultura socialista e quella radicale, che si concretizza soprattutto in un diverso modo di intendere l’azione politica: da una parte un’azione storicamente di governo, dall’altra un’attività referendaria e movimentista. Posizioni in tal senso vengono espresse dal congresso dei Radicali (novembre 2006), dal cui pulpito anche Lanfranco Turci (leader terzista della Rnp, già esponente dei Ds) riconosce la crisi del progetto.

Quella che era nata come alleanza politico-elettorale non è riuscita a trasformarsi in un vero nuovo partito ma, anzi, socialisti e radicali sono destinati a dividere le loro strade, pur mantenendo inizialmente il loro gruppo unitario alla Camera. Lo stesso Boselli ammette che la diversità di strategia è un limite per il progetto che ormai, pur condividendo un comune campo ideologico d’azione, si mantiene solo come alleanza elettorale e come azione comune nel Parlamento e nel Governo. Per lo Sdi si propone, piuttosto, come nuovo obiettivo quello di ricomporre la diaspora socialista. L’alleanza tra socialisti e radicali, tuttavia, prosegue sui temi come i diritti civili, il garantismo, l’economia, la politica estera, la laicità.

L’eredità della Rosa nel Pugno è un’agenda di spunti mai portati a termine fino in fondo né presi in seria considerazione dal Parlamento: sui diritti alle coppie di fatto è prevalsa la linea filocattolica, come su drogaabortoeutanasia e divorzio breve; inoltre, la proposta di dare libertà scientifica alla ricerca sulle staminali si è arenata. Non ha attecchito nemmeno le E-democracy, progetto per la liberalizzazione del peer-to-peer sul web, e tanto meno la revisione delle norme sul diritto d’autore e sulla privacy.

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