Parlamento

Ddl diritti tv. L’ Antitrust disegna il futuro

Giovanna Melandri

L’ indagine è durata un anno e mezzo, le conclusioni sono guidorossiane. Dice l’ Antitrust del calcio d’ oggi – il calcio post-Moggi che da quella storia, però, fatica a distaccarsi -: ci vuole meno Lega calcio e più federazione, i diritti televisivi devono essere venduti collettivamente, i conflitti d’ interesse vanno recisi una volta per tutte, procuratori in testa. Poi bisogna far fruttare la risorsa calcio, inflazionata in tv e impoverita allo stadio. E il calciomercato riparatore, i cambi di casacca a campionato in corso, devono essere limitati, un’ eccezione. L’ indagine conoscitiva dell’ Antitrust di Antonio Catricalà è stata chiusa il 21 dicembre scorso. Nel documento di 170 pagine, che si occupa di tutte le sfere organizzative del sistema calcio, vengono proposti «alcuni correttivi» per rendere il campionato più competitivo e vicino alle regole di mercato. Gli incassi dei club. Il calcio professionistico, in Italia, «rappresenta uno dei principali settori industriali, con una crescita costante dei fatturati delle società», dice l’ Antitrust. Fatta questa promessa, l’ indebitamento complessivo del settore resta elevato e il costo del lavoro – stipendi dei calciatori – alto, «anche se per la prima volta dalla stagione 2001-‘ 02 gli ingaggi si sono assestati in media sotto il milione di euro per la serie A e si sono ridotti di quasi un terzo per la serie B». L’ analisi delle entrate dei club professionistici ha messo in luce una forte dipendenza dai diritti audiovisivi: oltre il 40% dei ricavi per i club di A (il 12% arriva dagli sponsor). Le attività di merchandising (magliette e gadget) rappresentano meno dell’ 1%, in media. Colpa della contraffazione dei marchi. Infine, per non essere esposti ad attacchi speculatori di fronte alla quotazione in Borsa, i club dovrebbero diventare proprietari degli stadi in cui giocano. Diritti tv collettivi, campionato più combattuto Sì alla vendita centralizzata dei diritti televisivi sulle partite, «ma non deve essere imposta con una legge». Il passaggio è un assist per il presidente della Lega, Antonio Matarrese, in aperto dissidio con il ministro Giovanna Melandri. La legge, che riporterà i diritti tv a regime collettivo, dovrebbe comunque essere approvata a metà gennaio. Una comparazione con gli altri campionati europei ha messo in rilievo come «il regime di vendita e ripartizione dei diritti tv in Italia abbia accentuato gli squilibri economici tra società maggiori e minori». Negli ultimi cinque anni il divario in classifica tra piccole e grandi è stato «maggiore di altri campionati europei». Necessario tornare indietro, alla situazione pre-Carraro. E poi bisogna rivedere la mutualità: ogni società di A e B oggi versa in una “cassa comune” il 19% dei proventi totali, cosa che aiuta i piccoli a sopravvivere. Per l’ Antitrust non è abbastanza: in Francia «una quota maggioritaria è distribuita in parti eguali tra le società» e il 5% va allo Stato, che lo redistribuisce ai settori giovanili e agli altri sport. Non devono essere le Leghe – e qui Catricalà mette in difficoltà Matarrese e i presidenti – a definire queste regole: il conflitto d’ interesse è palese. Dovrebbe nascere un organismo indipendente all’ interno della Federcalcio – «sulla falsariga della Covisoc» – per decidere la ripartizione delle risorse «a beneficio dell’ intero settore calcistico». Potere alla Federcalcio Per evitare monopoli, il calcio deve tornare ad essere organizzato in toto dalla federazione. In Italia il sistema ha dimostrato «evidenti carenze funzionali» anche perché «la Lega calcio ha assunto un ruolo preponderante nell’ organizzazione delle competizioni, nella gestione delle compravendite, nell’ elezione degli organi federali». Da rivedere. La Federcalcio rappresenta «tutti gli attori» e così deve essere «sovraordinata ai singoli club». La gestione delle questioni economiche deve essere trasferita ad uffici della Covisoc rafforzati. Il commissario Figc Luca Pancalli prende tempo: difficile possa far propria una rivoluzione di questa portata. Il presidente della Lega Antonio Matarrese: «L’ Antitrust vuole aiutare il calcio, non certo ammazzarlo».

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