Ambiente

Governo Prodi II: settimo mese


Governo Prodi II: settimo mese

Romano Prodi e Tommaso Padoa Schioppa

Il governo di Romano Prodi ha solo quattro mesi e già comincia a zoppicare. L’aumento delle tasse, la mancanza di riforme importanti e il malessere generale del paese, ereditato dai governi precedenti, hanno provocato un forte calo della popolarità di Prodi e del centrosinistra. I dissensi interni non aiutano. Il centrodestra di Silvio Berlusconi, imbaldanzito dai sondaggi, prepara manifestazioni e sogna di tornare presto alle urne.

La Camera accorda (con 331 sì e 231 no) la fiducia al governo su un maxi-emendamento alla Legge Finanziaria 2007. La Camera approva (con 311 sì, 251 no e 1 astenuto) la Legge Finanziaria 2007. Lo stesso giorno la Camera approva (con 317 sì e 244 no) la Legge di Bilancio. Cento voti di differenza. Erano passati di sette minuti le otto di sera quando la Camera ha dato la fiducia al governo sul maxi-emendamento alla Finanziaria. I «Sì» sono stati 331. I «No» 231. A votare sono sfilati 562 deputati. Per un’ ora e tre quarti. La maggioranza scattava a quota 282. Stamani Montecitorio approva la legge finanziaria nel suo complesso. Dal centrodestra sono partiti fischi quando sono stati chiamati al voto Prodi, D’ Alema, Rutelli. Ma il rito è scivolato senza veri problemi. Romano Prodi lo celebrava già ieri mattina, in un luogo in cui si celebrava tutto: rimpianto, speranza, piccolezze attuali e grandezze passate. Il congresso della Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza, uno dei pulviscoli che si richiamano all’ ex colosso Dc, quello che ha vinto in tribunale il diritto a nome, stemma, patrimonio della fu Balena Bianca. Qui il presidente del Consiglio ha innalzato il suo inno alla Finanziaria. «E’ un atto di coraggio, un investimento di lungo periodo. Nessuno pretende sia applaudita subito. Sarà applaudita quando inizierà dare i suoi frutti. L’ anno prossimo». Concetto simile a quello espresso, dopo il voto, dal ministro dell’ Economia. «E’ stato fatto un passo importante.- ha commentato Tommaso Padoa-Schioppa – Anche se non sarà l’ ultimo. Si volta pagina ma resta molto da fare. Gli italiani possono sapere che se la finanziaria compirà il cammino in Parlamento avranno conti pubblici a posto, non ci sarà l’ incubo di una crisi finanziaria e sarà aperta la strada per una crescita duratura».  Voto con brivido al Senato per l’Unione su un emendamento della Cdl al decreto fiscale. E’ stato infatti bocciato dall’Aula con un solo voto di scarto: 157 no a 156 sì. Sugli emendamenti successivi, tuttavia, la maggioranza ha guadagnato margini di voto più rassicuranti. Primo test quindi superato. L’Unione regge e riesce a respingere tutti gli emendamenti presentati dalla Cdl al primo articolo del decreto fiscale. In tutto finora sono state bocciate 13 proposte di modifica: il centrosinistra ha sempre avuto tra i 5 e i 7 voti in più, tranne in due occasioni in cui l’opposizione è riuscita a raggiungere quota 157 voti, ossia uno in più rispetto a quelli che ha sulla carta. Nel primo caso si è ‘autodenunciata’ la senatrice dell’Idv Franca Rame spiegando che si è trattato di un errore. Giornata clou il aula al Senato dove, alle ore 15 verrà consegnato il maxiemendamento nel quale la maggioranza ha riunito tutte le misure approvate in prima lettura alla Camera insieme alle modifiche degli emendamenti presentati in Commissione Bilancio. Un testo corposo composto da circa 1400 commi su cui il voto di fiducia è previsto tra venerdì e sabato dopodichè il testo tornerà alla Camera per il voto definitivo.  Il Senato approva (con 162 sì e 157 no) la Legge Finanziaria 2007, su cui il governo ha posto la questione di fiducia. Lo stesso giorno il Senato approva (con 162 sì e 3 no) la Legge di Bilancio. Su quest’ultimo provvedimento le opposizioni non partecipano al voto. La Banca centrale europea promuove la Finanziaria del governo Prodi. E per la prima volta da tempo spende parole di deciso elogio per un paese-chiave dell’ Unione che di fatto è da anni nel ruolo scomodo di sorvegliato speciale dell’ Istituto a causa del disordine dei suoi conti pubblici. Ma al tempo stesso la Eurotower lancia un chiaro monito: se è un fatto che il disavanzo primario (deficit corrente) dei conti pubblici italiani rientrerà infine nel 2007 al di sotto della soglia del 3 per cento del prodotto interno lordo (Pil) posta dal Patto di stabilità, è altrettanto vero che l’ Italia resta, tra i paesi aderenti all’ Unione monetaria, quello il cui debito pubblico complessivo è il più elevato, in rapporto al Pil stesso. Elogi di tono nuovo e moniti sono contenuti nel rapporto mensile di dicembre della Banca centrale europea, reso pubblico ieri a Francoforte.

Il colonnello Gheddafi è “assolutmente d’accordo” con Frontex, il pattugliamento misto del Mediterraneo per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione clandestina. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, dopo l’incontro avuto oggi con il leader libico a chiusura dei lavori della conferenza congiunta Europa-Africa di Tripoli sulle migrazioni. In Libano ”la situazione è ogni giorno più difficile e ogni giorno l’Unifil è più necessaria”. A dichiararlo Romano Prodi, in un’intervista a Le Figaro, alla vigilia dell’incontro bilaterale Italia-Francia previsto domani a Lucca. Per stabilizzare il Paese, sottolinea il premier, ”bisogna dialogare con la Siria”, come titola il sito Internet del quotidiano francese. ”Bisogna mettere i siriani di fronte alle loro responsabilità – ha spiegato il presidente del Consiglio – in modo chiaro e aperto. E bisogna allo stesso tempo fare pressioni su di loro”. ”Non parlare con loro non è una soluzione – aggiunge il Professore – L’obiettivo principale è garantire l’indipendenza del Libano e questo vuol dire anche l’indipendenza della Siria”.

Viene portato a compimento il ritiro dei militari italiani dall’Iraq. Era cominciata 1256 giorni fa. E’ finita ieri. Con una cerimonia solenne in terra irachena, nel piccolo campo dove sono rimasti gli ultimi soldati di «Antica Babilonia», gli italiani in missione nella provincia di Dhi Qar. E’ il ministro della Difesa Arturo Parisi che è volato fino a Nassiriya per rendere onore ai caduti e per decretare la fine della nostra avventura in Iraq. «Si ammaini la bandiera», è stato il suo ordine. E il drappo tricolore, la bandiera di guerra del primo reggimento bersaglieri della Brigata Garibaldi, è scivolato dal pennone e i C 130 hanno cominciato a rullare sulla pista dell’ aeroporto americano di Tallil per riportare gli ultimi quarantaquattro militari italiani a casa. «Ma l’ Italia non volterà le spalle all’ Iraq», ha promesso il ministro nell’ accampamento dove erano schierati tutti i reparti della coalizione di stanza a sud di Bagdad.

La Camera approva in via definitiva (con 266 sì e 219 no) il decreto rifiuti. La nuova legge sui rifiuti è una linea di confine. Separa tredici anni di errori e sperperi dalla grande sfida. Il Parlamento l’ affida a Guido Bertolaso, capo della Protezione civile. Fino al 31 dicembre 2007 avrà poteri straordinari ma limitati. Dovrà cancellare dalla strade quei cumuli di immondizia che resistono alle sue promesse, agli allarmi delle Asl, allo sdegno dei cittadini. Non solo: imporre la raccolta differenziata, varare il piano regionale, bandire la gara per impianti e gestione del ciclo di smaltimento. Ma dovrà anche moralizzare: via chi non lavora, meno auto blu, basta scandali. Ora che finalmente si muovono magistratura penale e contabile.

Dopo sentenze della Cassazione, guerre giuridiche, battaglie individuali e lobby rosa, sta per arrivare in Parlamento un disegno di legge del governo sul cognome materno ai figli. Il provvedimento legislativo è stato realizzato dalla Commissione istituita dal ministro delle Politiche per la Famiglia Rosy Bindi, il testo sintetizza diverse proposte presenti a Montecitorio e cerca un punto di equilibrio su una questione da tempo in lista d’attesa, più volte sul punto di essere affrontata, che appare formale ma tutti sanno che formale non è: come archiviare la tradizione patriarcale che vuole che sia solo il padre a trasmettere il cognome ai figli. Difficoltà concrete e opposizioni ideologiche hanno impedito finora di abbattere quella che non è una legge ma solo una consuetudine radicata, un principio simbolico, un potere maschile. Ora sono in molti a dire che i tempi sono maturi per un cambiamento e presto si vedrà chi si schiera e chi no in nome del padre.

La Camera ha approvato il disegno di legge che introduce il reato di tortura. Ha, dunque, modificato il codice penale introducendo l’articolo 613-bis che prevede, appunto, la fattispecie della tortura. Il testo, che deve ancora avere il via libera definitivo del Senato, stabilisce che, per il delitto di tortura, sia punito con la pena della reclusione da 3 a 12 anni chiunque «con violenza o minacce gravi, infligge ad una persona forti sofferenze fisiche o mentali» allo scopo di ottenere da essa, o da una terza persona, informazioni o confessioni su un atto che essa stessa o una terza persona ha compiuto o è sospettato di aver compiuto. Ovvero allo scopo di punire una persona per l’atto dalla stessa o da una terza persona compiuto o è sospettato d’aver compiuto ovvero per motivi di discriminazione razziale, politica, religiosa o sessuale.

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