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Iraq: finita missione italiana

Iraq: finita missione italiana

Iraq: finita missione italiana

Viene portato a compimento il ritiro dei militari italiani dall’Iraq. Era cominciata 1256 giorni fa. E’ finita ieri. Con una cerimonia solenne in terra irachena, nel piccolo campo dove sono rimasti gli ultimi soldati di «Antica Babilonia», gli italiani in missione nella provincia di Dhi Qar. E’ il ministro della Difesa Arturo Parisi che è volato fino a Nassiriya per rendere onore ai caduti e per decretare la fine della nostra avventura in Iraq. «Si ammaini la bandiera», è stato il suo ordine. E il drappo tricolore, la bandiera di guerra del primo reggimento bersaglieri della Brigata Garibaldi, è scivolato dal pennone e i C 130 hanno cominciato a rullare sulla pista dell’ aeroporto americano di Tallil per riportare gli ultimi quarantaquattro militari italiani a casa. «Ma l’ Italia non volterà le spalle all’ Iraq», ha promesso il ministro nell’ accampamento dove erano schierati tutti i reparti della coalizione di stanza a sud di Bagdad. Gli americani, gli inglesi, gli australiani, i rumeni. E naturalmente anche gli iracheni. A loro è stato consegnato Camp Mittica, il quartier generale dove le Brigate Garibaldi, Sassari e Ariete si sono date il cambio dal giugno del 2003 ogni quattro mesi per presidiare il territorio del Dhi Qar. A Nassiriya sono rimasti ormai solo una decina di italiani della cooperazione. L’ impegno dell’ Italia per i prossimi mesi: «Rafforzare con l’ Iraq la collaborazione politica, civile, umanitaria». L’ ultima giornata degli italiani a Nassiriya è cominciata con un summit in una tenda, il bilancio di tre anni e mezzo di missione. L’ ha fatto il comandante della Brigata Garibaldi, il generale Carmine De Pascale: «Abbiamo reso la provincia di Dhi Qar più stabile e più sicura, adesso saranno le forze irachene a continuare. Nassiriya è un’ isola in un mare in tempesta». Antica Babilonia è costata un miliardo e mezzo di euro e soprattutto è costata 35 vittime all’ Italia. Soldati, carabinieri, funzionari del Sismi come Nicola Calipari, civili. Una corona di fiori è stata deposta su un ceppo a Camp Mittica. Pezzi del monumento in onore dei caduti sono stati riportati a Roma. Una cerimonia di poco più di un’ ora. Ha parlato anche il governatore di Nassiriya, Aziz al Ogheli. Ha ricordato tutto ciò che è accaduto nella sua città dal giugno del 2003, la strage alla caserma Maestrale, gli agguati, le imboscate subite dagli italiani. E così, alla fine, li ha salutati: «Grazie, non dimenticheremo mai quello che avete fatto, il sangue versato da voi fratelli italiani, vi siamo molto riconoscenti e resterete sempre nel nostro cuore. Ci dispiace che ve ne andiate ma il rapporto tra i nostri due popoli non deve finire». Gli ha risposto il ministro Parisi: «Sono qui per rinnovare i sentimenti di amicizia del popolo e del governo italiani ai responsabili della provincia dei Dhi Qar e per esprimere anche l’ apprezzamento per il lavoro e le capacità che hanno dimostrato nel governare questa regione irachena». E ancora il ministro: «Della presenza dei militari italiani in Iraq, c’ è una cosa che però vorremmo fosse ricordata: pur in un contesto profondamente segnato dalla guerra, il loro passo e la loro azione sono sempre stati guidati da sentimenti di pace». E ha aggiunto: «Il nostro contingente rientra in patria per ottemperare ad un esplicito mandato ricevuto dai cittadini italiani e suggellato, su proposta del governo, dal parlamento nella sua quasi totalità. Riteniamo che quello che ci siamo proposti, che quello che abbiamo annunciato e condiviso, sia quello che abbiamo fatto» Prima che la bandiera di guerra fosse ammainata il ministro ha citato, uno per uno, tutti i 35 caduti di Nassiriya. Ha voluto così e ha spiegato perché: «Desidero chiamare, uno per uno, i loro nomi per ricordare anche i loro volti, i loro ideali, i loro sogni. Desidero ricordarli come soldati e come uomini, non per prendere commiato da loro, ma per ricordarli ancora una volta al nostro cuore».

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