Musica

Loredana Bertè ringrazia Zero e omaggia Lauzi

Una persona che non sa nascondersi

Loredana Bertè

Pimpante e sinuosa, aggressiva e polemica come negli anni ruggenti, con qualche amara consapevolezza in più, Loredana Bertè torna a cantare dal vivo ed è una piacevole sorpresa. Il primo tour dopo lunghi anni bui ha debuttato venerdì scorso all’Auditorium del Parco della Musica, davanti a un esaurito di 1200 agguerritissimi fans, molta gayeté, più Renato Zero («Grazie a mio fratello Renato», dice lei dal palco) venuto a fare il tifo nella rinascita dell’irriducibile icona della musica popolare italiana. Sì, Bertè sa ancora dare dei punti alle rockeuses delle generazioni successive. Gioca sulla femminilità, davanti al microfono fa spettacolo di ciprie, rossetti, ossessivi cambi di pettinatura e cerchietti. Si capisce che è per lei una presenza rassicurante in un momento cruciale Aida Cooper, l’amica-corista di tanti anni, alla quale tocca l’omaggio a Mia Martini con «E non finisce mica il cielo».

Comincia con 40 minuti di ritardo: ma è la restituzione al popolo di una Loredana integra, nella gestualità e nella voce, con il lungo vestitino grigio perla fatto spesso maliziosamente salire, a dimostrazione che anche il fisico regge. «Sono 15 anni che aspetto questo momento», dice mentre apre con La tigre e il cantautore, in omaggio a Bruno Lauzi. Subito, loda la band che pure non si è potuta rodare, spiegando che è fatta di docenti di una scuola «democratica» di musica, il CPM di Franco Mussida: e qui, giù una bordata al CET di Mogol, che farebbe a suo dire, per i costi, «rapine con il passamontagna». Ma siamo ai primi passi, e chissà quante occasioni di querela si presenteranno durante le prossime date.

Loredana continua con gli sfoghi durante il concerto, che in un crescendo di verve alterna ricordi di avventure artistiche e pezzi storici come Amici non ne ho, Mare d’invernoRagazzi italianiDedicato. Quando canta Da queste parti stanotte o W la Svezia, ispirati al matrimonio con Borg, riassume in una frase quel periodo: «Dopo tre anni alla corte del re, ‘na pizza…». Il personaggio è questo, prendere o lasciare.

Segnali di rinascita della Bertè erano venuti a Lampedusa al Festival O’Scià, quando con Baglioni era salita sul palco e lo aveva come illuminato con la sua grinta. Da lì, s’era capito che gli anni brutti erano finalmente alle spalle. Salvifiche appaiono ora le tre edizioni di Music Farm, che in un ambiente protetto e complice le hanno consentito di riprendere dimestichezza con il proprio mondo. Ora, nel finale, si capisce che è tornata padrona della scena. Rimbrotta i fans che assediano il palco, li manda a posto, e chiude fra gli applausi, ricordando: «Non sono una signora».

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