Centrosinistra

Marco Pannella mette alla porta Capezzone

Intervista a Daniele Capezzone

Daniele Capezzone

In via di Torre Argentina c’è anche qualcuno che non nasconde un certo disagio: “Va bene l’open party, ma non il Grande Fratello!”. Il ‘segretario divorato’, per conto suo, difende la migliore tra le tradizioni radicali, quella orgogliosa di lavare i panni sporchi in piazza: “Sono fiero del fatto che il nostro sia un partito aperto (a volte, anche spalancato!), dove le discussioni sono conoscibili e giudicabili da tutti”, assicura Capezzone. D’altronde anche Marco Pannella, questa mattina, gettava acqua sul fuoco: “Liti e bestemmie? Ci sono sempre state”. E chiunque abbia mai assistito anche a una sola delle fumose direzioni radicali sa che è vero.

La riunione incriminata è quella di venerdì scorso, alla vigilia del Congresso (da giovedì a Padova) che dovrebbe vedere il passaggio di consegne tra Daniele Capezzone e Rita Bernardini, attuale tesoriera. Un botta e risposta avvelenato che ha condito pagine di giornali e siti web, mandando in tilt il sito di Radio Radicale che, come sempre, permetteva di scaricare il succulento file audiovisivo. Venerdì scorso, dunque, il giovane segretario sbotta: “Le ho azzeccate tutte: l’agenda Giavazzi, la legge Biagi, il tavolo dei volenterosi”, ma “vengo destituito da Tafazzi”. “Sembra che il calo degli iscritti – urla – sia colpa di quello stronzo di Capezzone. Io sono presidente di questa cazzo di commissione (l’Attività produttive di Montecitorio, ndr), grazie a te, Emma e alla baracca radicale, ma…”.Poi l’affondo all’anziano leader: “Domenica hai fatto un’ora di trasmissione per farmi un culo così. Perché ti devi infilare nel cliché più stupido, quello del Pannella che divora i suoi figli?”. Ma Pannella non è fatto per incassare: “Aooh? Ti credi davvero di essere il grande stratega mentre gli altri sono degli stronzi?”. E poi oggi, a Radio Radicale: “Bisogna avere il coraggio, in alcuni momenti, di fare cose che possono apparire impopolari. E poi, è il modo per rianimare il nostro soggetto politico, quello che è e quello che ci unisce”. L’impressione, netta, è che Pannella voglia riportare nei ranghi l’enfant prodige che ha volato troppo alto, offuscando la stella del leader storico. L’ennesimo pupillo divorato, dopo tanti altri ex “giovani” radicali che hanno poi fatto una bella carriera altrove, come Francesco Rutelli o Alfonso Pecoraro Scanio.

Quella radicale è una comunità, Capezzone è giovane, milita tra i radicali ‘solo’ dal 1998, come ha oculatamente sottolineato oggi Rita Bernardini. Niente a che vedere con chi si faceva arrestare nelle manifestazioni a favore del divorzio negli anni Settanta. E’ un one man show, vittima della sua stessa bravura e della capacità di conquistare il centro della scena. Anche a scapito del suo pigmalione, padre padrone del partito. Anche oggi che, dopo il fuoco incrociato, ha cercato di negoziare la tregua allontanando l’ipotesi che a Padova si consumi una scissione, (“E’ naturale che vi sia un ricambio, anche in relazione agli incarichi parlamentari che ho assunto”, ha assicurato), senza tuttavia rinunciare a ribadire la sua linea di lotta e di Governo, chiedendo che “sia rispetto alla Rosa nel pugno che rispetto al Governo, i radicali aprano un confronto in positivo, ma serrato e senza sconti, per cercare di mutare una situazione esistente che non è soddisfacente, e a cui non potremmo adattarci in modo rinunciatario”.

Una posizione, questa, che qualche giorno fa ha portato il segretario fino a minacciare di non votare la fiducia sul dl fiscale, coinvolgendo tutti i deputati radicali della Rosa. Cosa che non è piaciuta a Pannella, né a Emma Bonino, che quel decreto lo aveva votato in Cdm. Perché, se tutti sono d’accordo nel non doversi “cespugliare”, la lealtà al Governo Prodi deve essere garantita, soprattutto considerando che un esponente radicale siede al tavolo dell’esecutivo. “Non ho nessuna fretta e nessun piacere del ficcarmi nel ‘piatto ricco’ dei delusi e degli apocalittici”, scriverà Pannella al premier all’indomani del conclave di Villa Doria Pamphili, dove l’anziano leader ha partecipato insieme al segretario Sdi, Enrico Boselli. E i socialisti, per conto loro, assistono da spettatori alla querelle tutta interna a Via di Torre Argentina. Non nascondendo una certa soddisfazione per il tramonto (?) della stella di Capezzone, visto che a San Lorenzo in Lucina, e soprattutto nelle sedi locali, il giovane segretario radicale è considerato uno dei più ingombranti ostacoli nel cammino verso la nascita della Rosa nel Pugno.

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