Ambiente

Governo Prodi II: quinto mese

Governo Prodi II: quinto mese

Romano Prodi, Tommaso Padoa Schioppa e Vincenzo Visco

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha eletto a grande maggioranza l’Italia membro non permanente del Consiglio di Sicurezza per il biennio 2007-2008 durante una seduta caratterizzata dal braccio di ferro fra Venezuela e Guatemala sul seggio latinoamericano. L’Italia era, assieme al Belgio, uno dei due Paesi candidati dal gruppo regionale dell’Europa Occidentale ed è stata nominata con un’ampia maggioranza (186 voti su 189 votanti con 3 astenuti) che ha sottolineato la solidità del consenso. «È stata una votazione plebiscitaria» ha commentato da Madrid il presidente del Consiglio, Romano Prodi, sottolineando la «grande soddisfazione per un riconoscimento globale alla politica italiana non solo come membro del Consiglio di Sicurezza ma in quanto Paese che svolge una politica internazionale positiva». Anticipando quello che sarà il timone del seggio italiano a partire dal 1 gennaio 2007, il ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha parlato da Roma di «un voto che ci sprona a favorire una riforma dell’Onu in senso democratico, rappresentativo e consensuale» come anche a «contribuire alla soluzione delle controversie internazionali per garantire stabilità, sviluppo e pace».

Il Consiglio dei Ministri vara un decreto-legge (il cosiddetto “Decreto Mastella”, dal nome del Ministro della Giustizia Clemente Mastella) che riforma l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche illegalmente ottenute. Ecco il testo del decreto legge sulle intercettazioni approvato stasera dal Consiglio dei Ministri: “Il Presidente della Repubblica  Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di adottare misure volte a rafforzare le misure di contrasto alla detenzione illegale di contenuti e dati relativi ad intercettazioni effettuate illecitamente, nonchè ad informazioni illegalmente raccolte. Il Senato approva (con 159 sì e 148 no) il primo ddl Mastella che riforma l’ordinamento giudiziario. Introdotto un sistema di valutazione professionale che prevede, per i primi 28 anni di professione, controlli con cadenza quadriennale per tutti e un giudizio del CSM con provvedimento motivato. Una valutazione negativa reiterata può portare alla necessaria frequenza di corsi di rivalutazione professionale, ad eventuali assegnazioni ad altro incarico, ed anche alla dispensa definitiva dall’incarico. Le stesse funzioni non possono essere svolte per più di 10 anni di seguito dallo stesso magistrato.

Pace fatta tra il Guardasigilli, Clemente Mastella, e il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro. I due hanno siglato l’accordo ritrovato a Vasto, in terra d’Abruzzo, in occasione della terza giornata del primo incontro nazionale dell’Italia dei Valori, che ieri ha visto Mastella intervenire in veste di superospite, nonostante nei giorni scorsi avesse detto che a Vasto non sarebbe venuto. «La verità — ha precisato il Guardasigilli — è che ero un po’ arrabbiato. Ora ci siamo scusati e ho accettato l’invito fattomi con molta cortesia da Di Pietro». Nel corso di un lungo faccia a faccia i due, però, non hanno mai smesso di punzecchiarsi e alla fine Di Pietro ha ammesso che gli piacerebbe fare il ministro della Giustizia. «Lui pensa di poter fare a meno di me — ha poi aggiunto il leader dell’Italia dei Valori rivolgendosi a Mastella — ma non sa che molte cose che riguardano il Ministero della Giustizia passano per le mie mani, come la costruzione delle carceri». Ieri si è parlato molto a Vasto di riforma dell’ordinamento giudiziario. Di Pietro ha indicato a Mastella due obiettivi immediati da perseguire: la riduzione dei tempi processuali e «una grande vicinanza tra la verità reale e quella processuale, con la certezza che se si è condannati si è poi puniti e se si è assolti ci deve essere subito il riconoscimento dell’assoluzione». «Non sono io ad aver scelto i tempi da tartaruga della giustizia italiana — ha replicato Mastella — e auspico velocità nei processi.

La nuova legge sull´immigrazione arriverà entro ottobre. Ad annunciarlo il ministro dell’Interno Giuliano Amato che, nel corso di un’audizione presso la commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, ha delineato alcune delle novità in arrivo. I temi più caldi sono ancora Cpt, e permesso di soggiorno legato a questioni lavorative. E in merito Amato ha annunciato che tra le modifiche principali della Bossi-Fini ci sarà la creazione di un collocamento dei lavoratori migranti direttamente nei paesi esteri e centri di permanenza differenziati per i clandestini che hanno commesso reati e per chi chiede asilo.

Il presidente argentino Néstor Kirchner e il premier italiano Romano Prodi si sono incontrati ieri a New York e hanno rilanciato il legame storico che unisce i due paesi. Un legame che era stato minacciato negli ultimi anni dalla scarsa sintonia tra Kirchner e l’ex premier Silvio Berlusconi, e soprattutto dal danno provocato dal crack argentino a milioni di risparmiatori italiani. Una questione che in Italia è ancora fonte di forti preoccupazioni.

Articolo 12 della Convenzione di Strasburgo’ è grazie a questa norma che Silvia Baraldini ha ottenuto l’indulto ed è tornata libera. E ieri è sfuggita all’assedio dei cronisti, lasciando il compagno Dario a presidiare la sua casa al Pigneto. Il ministero della Giustizia ha sottolineato che la decisione dei giudici è stata «corretta» e che «non c’è stata alcuna violazione del patto di estradizione con gli Stati Uniti». La nota di via Arenula riprende i passaggi centrali dell’ordinanza con cui la Corte d’appello ha ritenuto applicabile il beneficio- il procuratore generale, Salvatore Vecchione, e il sostituto Giustino D’Onofrio, avevano dato parere favorevole. In base alla Convenzione del 1983, si ricorda nel provvedimento della quarta sezione (presidente Gian Paolo Fiorioli), «ciascuna parte può accordare la grazia, l’amnistia o la commutazione della condanna conformemente alla propria Costituzione o ad altre leggi». Dell’indulto non si fa parola ma, sostiene il collegio, «la mancata menzione si giustifica per non essere previsto, nella legislazione dei Paesi aderenti alla Convenzione, un istituto diverso dalla grazia e dall’amnistia che produca analoghi effetti».

Il governo annuncia l’imminente varo della Legge Finanziaria 2007, dal valore di 33,4 miliardi di euro. La manovra dovrà essere blindata. Nessuna modifica in Parlamento. E con l’opposizione soltanto accordi alla luce del sole. Parola di ministro. Prodiano Doc. Colloquio con Giulio Santagata La Camera approva (con 266 sì, 220 no e 1 astenuto) il Rendiconto generale del Bilancio dello Stato. Viene inoltre approvata (con 254 sì, 201 no e 1 astenuto) la Legge di assestamento del Bilancio dello Stato. Non è solo una questione di numeri. Almeno non per il ministro dell´economia Tommaso Padoa Schioppa che, presentando all´aula di Montecitorio la Finanziaria 2007, trasforma l´elenco delle cifre e dei provvedimenti in una lezione di etica civile. Fino ad invocare «dall’intera società italiana una prova di buona volontà e di riscatto». E accusare con parole chiare – e durissime – chi evade il fisco o giustifica la sua evasione. Perché lo Stato non toglie nulla agli evasori. «Sono i cittadini evasori ad aver messo le mani nelle tasche sia dello Stato sia degli altri cittadini che pagano le tasse, violando così il settimo comandamento». Non rubare. Per altro, annota ancora Padoa Schioppa «più passi in avanti si faranno in questo campo, più sarà possibile in questa legislatura ridurre pressione fiscale». “I dati sulle dichiarazioni dei redditi del 2005 parlano da soli, come quelli che erano gia’ stati resi noti tra luglio e agosto: fotografano una realtà preoccupante”. A commentare le ultime dichiarazioni dei redditi 2005 – da cui emerge che alcune categorie di autonomi, come i gioiellieri, risultano guadagnare meno di maestri e poliziotti – è il vice ministro all’Economia, Vincenzo Visco, il quale sottolinea come “non è un caso che il governo abbia messo al centro della sua azione proprio la lotta all’evasione fiscale”.

Il Consiglio dei Ministri vara un decreto-legge contenente misure per contrastare l’emergenza rifiuti a Napoli. Respirate a pieni polmoni, eccoci a Napoli!  In queste ore la città, la sua periferia e la sua provincia hanno superato qualsiasi precedente record di insostenibilità. Aria irrespirabile, roghi notturni, pericoli di epidemie, in taluni casi perfino viabilità compromessa.  Parliamo di un’emergenza lunga 12 anni, un commissariamento infruttuoso, che è riuscito soltanto a prolungare la lenta agonia del dramma rifiuti, sfociata nell’insostenibile disastro ambientale di queste ore e mai manifestatosi in precedenza con una simile drammaticità. Città e paesi invasi da cumuli di immondizia; spazzatura che deraglia per le strade, invade i portoni, appesta i quartieri. E’ un inno di orripilante arte moderna, testimone di anni di amministrazione ottusa ed inetta della cosa pubblica, incapace di guardare un centimetro oltre, incapace di concepire un qualsiasi meccanismo virtuoso di raccolta, che fosse almeno l’ombra sfocata di quanto si riusciva a fare perfino a pochissime decine di chilometri da Napoli (parliamo di Mercato San Severino, paese simbolo del possibile ciclo “rifiuti zero”).

La Camera approva (con 471 sì e 1 no) il ddl costituzionale Boato, che abolisce ogni riferimento alla pena di morte nella Carta Costituzionale.

È all’unanimità che il governo approva il disegno di legge del ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, una riforma importante perché sancisce il passaggio dell’intero sistema televisivo al digitale terrestre nel 2012, con un anticipo al 2009 di una rete sia per Rai che per Mediaset. E Berlusconi, da Campobasso, attacca a testa bassa. “Non ci credo, sarebbe un atto di banditismo e non sarebbe più una democrazia quel Paese in cui una parte politica andasse al governo e intendesse colpire l’avversario attraverso le sue aziende e le sue proprietà private. Non ci credo”. Il leader di Forza Italia risponde così a quanti gli chiedono dell’ipotesi di perdere una rete a seguito del ddl Gentiloni.

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