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Le elezioni politiche in Bosnia-Erzegovina

Le elezioni politiche in Bosnia-Erzegovina

Le elezioni politiche in Bosnia-Erzegovina

Il primo ottobre si sono svolte in Bosnia-Erzegovina le elezioni politiche. Al voto – più o meno come anticipato nelle previsioni che sottolineavano anche la scarsa stima dei bosno-erzegovesi nei confronti della loro classe politica – ha partecipato una percentuale relativamente bassa di elettori (54% circa) e questo nonostante i toni della campagna siano stati al contrario molto accesi. Il dato pervenuto in sé, non ancora scomposto tra città e zone rurali, né ancora analizzato in questo senso, non spiega molto e si allinea con i livelli di partecipazione riscontrati in altre elezioni dell’Europa orientale. Sembra comunque che nei centri urbani le percentuali siano state invece più elevate.

A sua volta lo stesso dato numerico non dimostra poi che nelle città la classe politica goda di maggior stima, ma potrebbe indicare ancora una volta il profondo disagio delle zone più isolate, le difficoltà negli spostamenti e tutto l’andamento dei rientri dei profughi nelle aree non urbane. I dati certi sulla popolazione bosno-erzegovese sono in pratica ancora quelli dell’ante-guerra e da più parti si auspica da tempo un censimento generale che chiarisca una volta per tutte gli spostamenti di popolazione avvenuti nel dopoguerra e gli attuali equilibri.

Per la ‘presidenza tripartita’ (un organo a rotazione sulla base dell’etnia) hanno raccolto suffragi personalità considerate moderate, ma la relativa complessità del sistema elettorale rende difficile interpretare cosa significhino esattamente il 65% dei voti al musulmano bosniaco Haris Siliazdic, il 54% al serbo Nebojsa Radmanovic e il 41% scarso al croato Zeljko Komsic.

Siliaizdic è una figura storica per la Bosnia in quanto fu primo ministro durante la guerra. Se da una parte questo lo rende una figura autorevole, dall’altra non soddisfa però chi desidera reali cambiamenti all’interno del suo stesso schieramento e lo giudica troppo legato al passato. La sua posizione contro il distacco della Republika Srpska attraverso un referendum popolare è nota. Sul croato Komsic, leader di un partito interetnico e accusato di aver ricevuto voti da non-croati, è già stato emesso un durissimo giudizio dal Hdz, il partito nazionalista croato.

In questo senso il relativo successo di Komsic può essere intepretato come positivo. Resta il fatto che più o meno tutti i partiti hanno utilizzato temi a forti tinte nazionaliste o, detto in maniera eufemistica, hanno ribadito nettamente il loro rigido carattere identitario. Come ha osservato Zlatko Dizdarevic, il voto è stato un voto della paura o – per meglio dire – un voto che confermato il discutibile status quo bosniaco. Per questo i dati delle assemblee legislative sarebbero più interessanti, ma al momento non sono ancora definitivi.

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