Parlamento

“Anno Zero ha solo 10 puntate!”: l’editto bulgaro continua …

MIchele Santoro

Michele Santoro ha presentato ieri il suo programma, «Anno zero», in onda da giovedì 14 settembre su Raidue in prima serata. La presentazione è avvenuta in un momento in cui impazza il toto nomine a viale Mazzini che coinvolge anche il direttore della seconda rete, Antonio Marano, al quale è toccato il compito di spiegare come lui stesso si sia prodigato per il rientro del conduttore. Dopo l’auspicio del presidente della Rai, Petruccioli, che non si verifichino più «casi Santoro», il conduttore ha sottolineato come, a suo parere il cosiddetto «editto bulgaro» di allontanamento dalla Rai, lanciato nei suoi riguardi da Berlusconi nel 2001, non sia stato ancora superato. «Torno non con un progetto definitivo, perché Annozero si compone di sole dieci puntate, ed è un lavoro al quale mi accingo con grande spirito aziendale, ma la ferita non è stata ancora rimarginata», ha detto Santoro che subito dopo, però ha clamorosamente annunciato: «Il primo gesto che farò in trasmissione, sarà di chiamare al telefono l’ex Presidente del Consiglio e di invitarlo come ospite».

Poi ci tiene a sottolineare che non vuole sfidare Giovanni Floris in onda su Raitre, il martedì sera con «Ballarò». Ma c’è chi in Rai è pronto a scommettere che Santoro resterà in video per tutta la stagione televisiva. Molto dipenderà dal cambio dei vertici della Rai, soprattutto da chi arriverà al comando della seconda rete. «Con Anno zero voglio riappropriarmi della narrazione televisiva appannaggio negli ultimi anni dei reality show, desidero tornare alla vecchia maniera di fare inchieste sperimentata con successo a Samarcanda: questa è la mia sfida, forse rivolta, per i primi tempi solo ad una minoranza televisiva, perché il programma deve riconquistare il suo posto. Quattro anni di lontananza dal video sono tanti». Santoro avrà al suo fianco due presenze femminili, Beatrice Borromeo e Rula Jebreal, avuta in prestito da La7 per la durata del programma il cui compito sarà di intervistare i politici e di metterli alle corde. Ma ci saranno anche lo scrittore Marco Travaglio, noto per i suoi libri su Berlusconi, e il vignettista Vauro.

L’ospite politico della prima puntata sarà il Presidente della Camera Fausto Bertinotti. E forse ci sarà anche Corrado Guzzanti. Mentre nella seconda puntata «Anno zero» si occuperà di Napoli. «Due puntate che faranno rispettivamente arrabbiare prima la destra e poi la sinistra», afferma Santoro che dice di aver detto a tutti i suoi collaboratori di guardare la realtà politica a 360 gradi, dimenticando che al governo la maggioranza è cambiata. «Non sono però cambiate le forse politiche e soprattutto non sono cambiati i problemi del paese», stigmatizza, sottolineando più volte la propria indipendenza politica, anche durante l’esperienza professionale, mai rinnegata, di alcuni anni fa, ad Italia uno con il programma «Moby Dick» Poi l’ex deputato al Parlamento europeo che dice di essersi dimesso per tornare alla tv, afferma che nella realtà televisiva attuale, in cui si è abituati solo a sussurrare, le sue tematiche saranno come un urlo nel silenzio. E nel sottolineare che durante questi quattro anni si è sentito come imprigionato in una stanza alla quale è stata tolta la chiave, continua: «Il mio ritorno in Rai è avvenuto autonomamente, senza attendere l’arrivo della sinistra al governo. La mia equidistanza politica si legge anche nel fatto che il mio nome non è stato inserito negli organigrammi delle nomine Rai. Io desidero solo fare il mio lavoro, tornare ad incastrami nella mia casella televisiva». Su Antonio Socci che prese il suo posto il giovedì sera su Raidue, subito dopo l’arrivo a Raidue di Marano, Santoro esprime stima. «Mi piacerebbe confrontarmi con opinionisti di destra, io che dall’ex consigliere Murialdi sono stato addirittura definito di destra per le tematiche affrontate nei miei programmi». Infine, su Vallettopoli dice: «Molti fatti certo non sono nuovi. Nuovo invece è l’indebolimento del network nei confronti dei centri di potere esterni. Nella fabbrica della tv sono entrati meccanismi estranei che hanno comportato l’indebolimento della creatività, degli autori e delle idee».

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