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Tiziano era contentissimo

Tiziano era contentissimo

Tiziano era contentissimo

Ed ero contentissimo è il secondo singolo estratto del cd Nessuno è solo.
Il brano è uno dei pochi che abbandona lo stile di una lettera o pagina di diario dedicata a una persona neutra, né esplicitamente maschile né femminile, ma si presenta come un racconto al presente con vari richiami di frammenti di vita passati, e si rivolge ad una ragazza.
Nel complesso dunque è un racconto suggestivo di una storia d’amore appena finita, che mette in parallelo le reazioni diverse dei due partner e infine, nel ritornello, li riunisce per un’ultima volta usando i flashback della loro storia. Infatti lo scopo della canzone sembra quella di poter dire, per l’ultima volta, addio alla persona lasciata, e in questo caso l’intenzione è evidenziata dalla struttura del testo: lei e lui sono separati, ma vorrebbero per un ultima volta rincontrarsi e dirsi qualcosa. Ciò succede nel ritornello, dopo si lasceranno per sempre e di loro rimarrà soltanto il ricordo.

Lo scenario di apertura vede il ragazzo pensare a lei, nei piccoli gesti quotidiani che di solito condividevano, per capire cosa faccia ora che lui non c’è. Si sentirà un po’ sola, tra la casa e il lavoro, e come farà a superare la loro rottura? Adesso che lui non c’è, che non programmano più una serata, un viaggio, la vita assieme – ma la lasciano andare a caso – e che non c’è più lui, quali sono le scuse? Perché, chiede lui, si sono lasciati? Sembra che lei l’abbia lasciato dicendo che per lei è un peso, e senza dare una reale spiegazione, elencando una serie di scuse un po’ inventate sul momento e poco credibili. Lei ha chiuso tutte le porte, ogni possibilità di recuperare questa storia ormai finita. Queste scuse sono: non ho tempo, la fiamma si è spenta, mi amo di più e non riesco ad amare te, sono diventata più forte e non ho bisogno di qualcuno al mio fianco… E mentre le dice, lei stessa ride. Forse per il nervoso o forse perché sa che non sono scuse credibili, probabilmente per entrambi i motivi, la ragazza continua a ridere trovando un’altra scusa in più.
Il ritornello è un flashback di momenti passati assieme, ed è come se lui le stesse dicendo: eppure ci è successo tutto questo, non riesco a capacitarmi che sia finito.
Lui era contentissimo quando la aspettava sotto casa, quando non partiva prima di averle stretto la mano, un piccolo gesto che però rappresenta l’affetto e l’amore grande. E d’altronde anche lei era contentissima quando ad Amsterdam pioveva, ma chi se ne importava perché c’erano solo loro, la città e una candela a fare atmosfera, assieme al ricordo delle esperienze passate e al ricordo di altre sere in cui ancora ricordavano altri episodi. E questi ricordi nel ricordo principale, portano lui a capire che con lei era veramente contentissimo, ma non gliel’ha mai detto, pregava dio perché di loro momenti da aggiungere ai ricordi felici ce ne fossero ancora, ma senza dirlo mai ad alta voce. C’è, sottinteso, il rimorso di non aver mai espresso il sentimento: se l’avesse fatto, starebbero ancora assieme?
Finiti i ricordi, si torna al presente. Ancora, lui immagina la vita di lei che va avanti. Ci sono i suoi amici a consolarla, il tempo per fortuna scorre e non resta fermo, così come la vita anche il tempo va avanti e addirittura vola. Eppure c’è qualcosa che non torna. In questa frase tornare ha volutamente un doppio significato: uno è quello di quadrare, andare bene, l’altro quello di tornare in senso fisico, fare ritorno. A non andare bene – o meglio, stare bene – né ritornare, è in realtà qualcuno, ovvero lui, di fatto la narrazione passa poi alla prima persona. Lui non torna, non si incastra bene con la realtà perché ha freddo e non si copre, mentre cerca di convincerla – anzi, di convincersi – che forse è meglio così: da quando non c’è più lui al fianco suo, fa più caldo – in questo caso non si parla di caldo legato alla temperatura, ma del fatto che lei prima d’allora era sempre stata fredda, ora invece trova il modo di essere più affettuosa e solare – e lei sorride un po’ di più. Eppure, ancora, torna il ricordo di quella notte a lume di candela ad Amsterdam, quando entrambi erano contentissimi ma nessuno dei due aveva il coraggio di dirlo.
L’ultima strofa è l’addio definitivo, un congedo ancora pieno d’amore: il mio ricordo ti verrà a trovare quando starai troppo male, quando invece starai bene resterò a guardare, perché ciò che ho sempre chiesto al cielo è che questa vita ti donasse gioia e amore vero, in fondo.
I due non sono tuttavia ancora uniti, nemmeno per dirsi addio. È come se non osassero rivedersi nel presente o nella dimensione reale, loro due sono ormai solo un ricordo ed esistono solo e soltanto nel passato o, appunto, nei ricordi. Infatti sono assieme, nel brano, solo quando si parla del passato. Addirittura, le loro vite sono descritte in strofe separate, a marcare la loro distanza.
Lui dice chiaramente che non la vedrà più, ma quando vorrà e ne avrà bisogno, lei potrà ricordarsi senza sentirsi stupida o in colpa. Lui è disposto a presentarsi da lei sotto forma di ricordo, ma solo e soltanto quando starà troppo male da non farcela, altrimenti lascerà che vada avanti, vuole che vada avanti dal momento che lui non ci riesce. È una dichiarazione d’amore fortissima, d’altronde quando amiamo una persona il gesto d’amore più grande che si possa fare è proprio quello di riuscire a lasciarla libera.
Lui si mette da parte in cambio della felicità di lei, disposto ad esserci nel momento del bisogno, mentre si limiterà a guardare nei momenti di felicità, quasi spiandola. Sembra come se restarla ad osservare quando è felice sia il premio che lui si dà per essere riuscito a lasciarla andare. Infatti dalle parole e dalla narrazione si capisce che a volerla fare finita sia stata lei, mentre lui forse non era d’accordo, la amava, ma non avendoglielo mai detto si fa da parte e resta a guardare.
Una storia d’addio dunque, in cui resta il bruciore di un rimorso, e che non riesce a spegnere l’amore che il protagonista provava e continua, nonostante tutto, a provare.

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