Governo

Rutelli: ”Pagheremo a lungo le conseguenze dell’avventura in Iraq”

Rutelli: "Napolitano anche senza Cdl"

Francesco Rutelli

”Non dobbiamo mai dimenticare che la minaccia numero uno del nostro tempo resta il terrorismo fondamentalista, su cui è essenziale un’unità di intenti di collaborazione a livello internazionale. Purtroppo, pagheremo a lungo le conseguenze dell’avventura irachena, che ha deviato l’impegno e l’attenzione della comunità internazionale, piuttosto che ridurre i pericoli”. E’ quanto dichiara il vicepremier Francesco Rutelli, in merito al piano terroristico sventato a Londra.

In una nota, il ministro dei Beni culturali informa che sta seguendo ”attraverso il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, gli sviluppi della sventata azione terroristica di Londra”. ”In Italia – puntualizza Rutelli – è prioritaria una riforma dell’intelligence che consenta alle notevoli capacità e professionalità di cui disponiamo di operare in modo più efficiente”.

A Rutelli ha replicato Pier Ferdinando Casini. ”Per noi la lotta al terrorismo rischia di essere una terza guerra mondiale che va condotta con le armi della fermezza e dell’intelligenza – ha dichiarato il leader dell’Udc -. L’11 settembre precede la guerra in Iraq ed è molto grave dimenticarselo così come non si può dimenticare il terribile arsenale accumulato in questi anni dagli Hezbollah nel silenzio della comunità internazionale”.

Una replica al vicepremier è arrivata anche da Sandro Bondi. ”E’ giusto ricordare, come fa anche Francesco Rutelli, che la minaccia principale che dobbiamo affrontare, in spirito di unità e di solidarietà interna e internazionale, è rappresentata, e non da oggi, dal terrorismo fondamentalista – osserva il coordinatore di Forza Italia -. Così come è giusto sottolineare il contributo essenziale che in questo contrasto al terrorismo, che non sarà di breve periodo, possono e debbono offrire i servizi di intelligence di tutti i Paesi democratici, coordinati fra di loro. Oggi questo è lo spirito giusto per affrontare e sventare la minaccia più spaventosa che sia stata portata alla democrazia e alla libertà dopo la fine della guerra fredda, non rinfocolare inutili polemiche sulla validità o meno dell’intervento militare in Iraq che non riguardano l’Italia”.

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