Europa

Sei mesi in Europa – 1mo semestre 2006

Cinque elezioni in questo semestre: in due vengono riconfermate le maggioranze al governo (Cipro e Ungheria); mentre in tre c’è un cambio di rotta (Italia, Slovacchia e Repubblica Ceca).  La coalizione di governo che da tre anni sostiene il presidente cipriota Tassos Papadopoulos e la sua politica contraria al piano Onu per la riunificazione di Cipro, ha vinto le elezioni parlamentari. Alla fine dei conteggi, l’Akel ha ottenuto il 31,2% delle preferenze (-3,4% rispetto al 2001); il Disy il 30,3% (-3.5%), il centrista Dyko, guidato dal capo dello Stato, il 17,9% (+3%) e il socialista Edek l’8,9% (+2.4%). La consultazione è stata un vero e proprio esame per la politica portata avanti da Papadopoulos e cominciata con il sonoro no con cui due anni fa (in un referendum condotto anche nella parte Nord dell’isola occupata dai turchi) la maggior parte dei greco-ciprioti bocciò il piano proposto dal segretario generale dell’Onu Kofi Annan per riunificare l’isola divisa dal 1974. I turco-ciprioti, invece, votarono a maggioranza per il piano Annan.

Ungheria, premier: mie dimissioni per sostenere riforme

Ferenz Gyurcsany

Il centro-sinistra filo-europeo avrebbe vinto le quinte elezioni legislative in Ungheria dopo la conquista della democrazia nel 1990, le prime dopo l’ adesione alla Ue nel 2004. Battuto, di misura, il centro-destra euroscettico. Conferma la spaccatura sociale e il testa a testa tra i due giovani leader del Paese. Il premier socialista Ferenc Gyurcsany, 44 anni, prevarrebbe di una manciata di voti sull’ ex primo ministro conservatore Viktor Orban, 42 anni. I socialisti (Mszp) di Gyurcsany avrebbero conquistato tra il 42 e il 43,5 per cento. La Fidesz di Orban, che ha denunciato brogli, tra il 41 e il 43 per cento. I liberali, alleati nel governo di sinistra, avrebbero però superato la soglia del 5 per cento, garantendo così la conferma della maggioranza uscente. Al ballottaggio per le elezioni legislative in Ungheria, la coalizione di centro-sinistra da lui guidata ha guadagnato 209 deputati su 386, contro i 177 ottenuti dall’ opposizione di destra. Queste elezioni hanno visto affrontarsi due forti personalità: il vincitore Gyurcsany, ex dirigente della gioventù comunista diventato poi miliardario, che ha basato la sua campagna elettorale sul libero mercato e sulle spese sociali; e lo sconfitto Orban, ex dissidente liberale passato alla destra nazionalista, che si era fatto il paladino del protezionismo denunciando privatizzazioni e «capitalismo selvaggio».

Vira a destra la Repubblica Ceca e boccia i socialdemocratici al governo da otto anni. I civici democratici (Ods) di Mirek Topolanek diventano il primo partito del paese. Gli sconfitti non si congratulano coi vincitori e anzi minacciano di invalidare il voto. Giornali e televisioni sarebbero stati sfacciatamente schierati a favore degli avversari, questa l’ accusa. In ogni caso i numeri, ormai ufficiali, non lasciano spazio a dubbi. è finita 35,29 per cento a 32,37. Tre punti di scarto che però possono non essere sufficienti a garantire un governo. Ci sarà infatti bisogno di più di un partner. I comunisti del Kscm (12,85) si confermano terza forza, i cristiano democratici (Kdu-Csl) superano il barrage del 5 per cento (col 7,23) così come i Verdi (6,26), all’ esordio in Parlamento. Tutte gli altri, una ventina di partitini, restano fuori. Si temeva una massiccia astensione e invece l’ affluenza è stata del 64 per cento. Non è dunque servito a molto l’ aver lasciato i conti in regola, come testimonia il 6 per cento di crescita economica nel 2005 e una disoccupazione al di sotto del 9. Lo scandalo che ha coinvolto il coriaceo premier uscente Jiri «bulldozer» Paraoubek e i vertici del suo partito è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Troppo circostanziate le accuse del capo dell’ antimafia per non essere credibili. Non solo rapporti d’ affari con il crimine organizzato, ma anche omicidi messi a tacere. Fatti di sangue che coinvolgerebbero esponenti di spicco del Cssd.

Elezioni Slovacchia: boom del partito neonazista

Robert Fico

Smer, il partito di centro sinistra guidato da Robert Fico, è stato il piú votato alle elezioni politiche anticipate slovacche. Un dato che rispetta le previsioni della vigilia: l’opposizione di centro sinistra era data in vantaggio nei confronti dell’unione democratica cristiana slovacca del leader uscente di centro destra Mikulas Dzurinda. Fico ha vinto le elezioni ma da solo non ha la maggioranza e non puó quindi garantire la governabilità. Solo una coalizione potrà dar vita a un nuovo governo. Il leader del centro sinistra aveva impostato la campagna elettorale criticando le riforme del centro destra. Mikulas Dzurinda, premier negli ultimi otto anni, ha portato la Slovacchia in Europa, ma paga lo scontento degli strati piú deboli della popolazione che non hanno beneficiato delle riforme fatte. Molti dati economici sono mostrati come positivi alcuni dati che a una lettura più attenta evidenziano una situazione sociale preoccupante. È il caso del pil reale, che è cresciuto del 6,1 per cento, e dei salari reali, aumentati del 6,3 per cento. In apparenza sono cifre positive, che però assumono un significato diverso se sono lette insieme ai dati sui consumi, cresciuti solo dell’1,7 per cento. In sostanza emerge che la Slovacchia produce ricchezza, ma la distribuisce male. La causa sono le forti differenze salariali: è per questo, infatti, che alcune famiglie registrano aumenti di reddito mentre altre hanno dovuto limitare i consumi.

La campagna elettorale in Italia è stata infuocata e ci sono state non poche polemiche. La più eclatante è stata seguita a livello mondiale. L’esponente leghista Roberto Calderoli ha indossato una maglietta in cui veniva riprodotta una delle vignette danesi anti-islam che aveva tanto fatto protestare il mondo mussulmano. La reazione è stata violenta e immediata. Una violenta manifestazione di protesta è scoppiata oggi davanti al consolato italiano a Bengasi, in Libia  spingendo la polizia locale ad un intervento per sedare la rivolta, ha detto la Farnesina. Negli scontri sono morti 9 manifestanti e 55 sono rimasti feriti. La televisione libica ha detto invece che ci sono state delle vittime senza però fornire bilanci e senza dire se c’erano morti.

Nasce il secondo governo Prodi

Nasce il secondo governo Prodi

Le elezioni sono state, poi vinte da L’Unione, lo schieramento di centrosinistra guidato dall’ex presidente della commissione europea Romano Prodi. Anche se con una risicata maggioranza, il nuovo governo ha visto la luce, ottenendo la fiducia in entrambi i rami del parlamento. Il primo compito della nuova maggioranza parlamentare è stato quello di eleggere il nuovo presidente della Repubblica. All’ex presidente Ciampi è succeduto Giorgio Napolitano. E’ la prima volta di un ex comunista al Quirinale. Al quarto spoglio, dopo giorni e giorni di trattative e tensioni tra maggioranza e opposizione, il senatore a vita, storico esponente migliorista del Pci – poi diventato Pds e infine Ds – ha ottenuto 543 voti (superando il quorum di 505). In pratica tutti i consensi dell’Unione, mentre la Cdl, come annunciato, ha votato scheda bianca.

Prima delle elezioni la vecchia maggioranza aveva fatto approvare una legge (Fini-Giovanardi) molto restrittiva in maniera di droghe leggere, che in pratica le equipara a quelle pesanti e inaspriva le sanzioni relative alle condotte di produzione, traffico, detenzione illecita ed uso di sostanze stupefacenti. Uno dei due promotori di questa legge, Carlo Giovanardi (all’epoca ministro) in campagna elettorale ha molto criticato la legge olandese sull’eutanasia del 2002, definendola simile alle pratiche naziste. Indignazione e richiamo dell’ambasciatore da parte olandese. Polemica che è rientrata solo dopo la vittoria del centrosinistra. Prima di lasciare il potere, inoltre, il centrodestra di Silvio Berlusconi aveva fatto delle modifiche costituzionali, che hanno avuto bisogno di essere confermate con un referendum. Quest’ultimo è stato votato dagli italiani quasi due mesi dopo le elezioni politiche e ha visto la sconfitta delle tesi dell’ex maggioranza e sopratutto del leader della Lega Nord Umberto Bossi che le aveva fortemente volute. Secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno, su quasi la totalità delle sezioni scrutinate (61.831 sezioni su 61.862) il 61,3% dei voti è andato al no contro il 38,7% dei sì, compreso il dato degli italiani all’estero. Ad appoggiare la riforma costituzionale che spingeva per una decentramento dei poteri dello stato sono solo Lombardia e Veneto dove è in vantaggio il sì. In Lombardia il 54,6% è per il sì e il Veneto con il 55,3%.

La socialista Tarja Halonen è stata riconfermata presidente della Finlandia, per altri sei anni. Con l’appoggio dell’estrema sinistra e dei sindacati, Halonen ha raccolto il 51,8% dei voti battendo il candidato conservatore Sauli Niinisto, che ha ottenuto il 48,2% delle preferenze. Con la conferma di Halonen, i social-democratici ottengono il quinto mandato consecutivo, il terzo da quando il presidente è eletto a suffragio diretto dal 1994. «Domani si torna al lavoro», ha commentato, pragmatica, Halonen. Al primo turno delle presidenziali, la candidata di sinistra aveva ottenuto il 46% dei voti contro solo il 24% del suo avversario, che ha realizzato una rimonta impressionante nelle ultime settimane, facendo campagna elettorale su posizioni spesso simili a quelle di Halonen e presentandosi come un uomo liberale in economia ma sensibile alla giustizia sociale. L’avversario conservatore comunque ha riconosciuto subito la vittoria di Halonen, commentando: «Oltre a Tarja Halonen, il vincitore più grande è la democrazia finlandese».

Le elezioni regionali tedesche hanno confermato al governo i socialdemocratici a Magonza (Renania Palatinato) e la Cdu a Stoccarda (Baden-Wuerttemberg). I due partiti potrebbero restare al governo da soli, dove finora invece erano in alleanza con i liberali Fdp (all’opposizione nel parlamento federale). La Cdu, accreditata del 37,7%, seguita a essere di gran lunga il primo partito in Sassonia-Anhalt dove nel 2002 aveva ricevuto il 37,3%. La Spd resta intorno al 20,7% e anche questa volta dovrebbe lasciare il secondo posto al Partito della Sinistra che si aggira sul 24,4%. In Sassonia-Anhalt, dove finora la Cdu ha governato con la Fdp, in base ai risultati il partito del cancelliere federale Angela Merkel dovrebbe ora avviare trattative per una alleanza con la Spd, come già avviene per il governo nazionale.

Francia: il Parlamento approva la legge che sostituisce il Cpe

Francia, proteste contro il Cpe

Grandi proteste in Francia per la riforma del lavoro voluta dal governo di Dominique de Villepin in merito al Contratto di primo impiego, che nei fatti dovrebbe combattere la disoccupazione guiovanile. Il Cpe prevede, per i minori di 26 anni, l’assunzione con un periodo di prova di ben 24 mesi in cui si può essere licenziati in tronco. Nato per invogliare le aziende ad assumere ed ovviare alla piaga della disoccupazione giovanile, è condannato da associazioni studentesche e sindacati come una nuova forma di precariato. Ostili alla legge non sono l’opposizione socialista, ma anche la cospicua ala dell’Ump (il parito di maggioranza) che fa capo al ministro dell’interno Nicolas Sarkozy. La Corte costituzionale francese ha giudicato legittima la legge sulle uguali opportunità che all’articolo 8 disciplina il Cpe, il Contratto di primo impiego. Nel loro ricorso dei socialisti contro la legge, Ayrault e Bel avevano, fra l’altro, sottolineato che “il testo introduce una nuova disuguaglianza nel diritto del lavoro francese fra i giovani e gli altri”. Il presidente francese Jacques Chirac è internevuto a difesa della legge, promettendola di cambiarla per venire incontro alle proteste studentesche. Ma proprio i milioni di persone scesi in piazza hanno convinto presidente e premier di venire a più miti consigli ritirando la legge e sostituendola in parlamento con un’altra molto più lieve. La nuova legge prevede un sostegno agli imprenditori che assumono con un contratto a tempo indeterminato (CDI) giovani tra i 16 e i 25 anni con poche qualifiche e residenti in zone urbane sensibili.

Militari britannici che picchiano selvaggiamente ragazzini iracheni

Militari britannici che picchiano selvaggiamente ragazzini iracheni

Quando il presidente degli Stati Uniti George W. Bush e il premier britannico Tony Blair si incontrarono alla Casa Bianca il 31 gennaio del 2003 sapevano entrambi che il regime di Saddam Hussein molto probabilmente non aveva armamenti di distruzione di massa, ma avevano comunque deciso di attaccare la nazione irachena. E’ tutto documentato in un memorandum firmato da David Manning, consigliere diplomatico di Blair, memorandum che è finito nelle mani del quotidiano Usa “New York Times”. Manning, che come altri importanti esponenti dei due Governi era presente a quell’appuntamento (c’era per esempio Condoleeza Rice), appuntò alcuni particolari che oggi appaiono incredibili. Non solo, sia Bush che Blair si dissero certi del fatto che Saddam Hussein non aveva alcun laboratorio di armi chimiche, batteriologiche o atomiche. Un fatto veramente strano, considerando che soltanto alcuni giorni più tardi il segretario di Stato Usa Colin Powell si presentò al Palazzo di Vetro con le prove che il regime di Baghdad era dotato di armamenti di sterminio (la famosa “pistola fumante”). La vergognosa guerra è ancora più ingiusta se si pensa ai numerosi sopprusi degli eserciti occidentali sulla popolazione civile. Ha fatto molto scalpore un video in cui si mostrano militari britannici che picchiano selvaggiamente ragazzini iracheni. Nel filmato, girato da un caporale circa due anni fa a Bassora, compaiono alcuni militari britannici che bloccano in strada 4 ragazzi e li conducono con la forza in un cortile vicino alla caserma. A questo punto iniziano a picchiarli selvaggiamente e ingiustificatamente.  La Bbc ha contato almeno 42 colpi inferti in meno di un minuto dai soldati agli adolescenti, anche con calci nei genitali e manganellate. Secondo il ‘News of the World’ il pestaggio sarebbe avvenuto come reazione ad alcuni disordini avvenuti in strada.

Ian Wilmut, ovvero il ‘papà’ della pecora Dolly, ha dichiarato di essere pronto per la clonazione umana finalizzata ad eludere alcune gravi malattie ereditarie. Lo studioso scozzese sostiene che, una volta messe a punto delle tecniche sicure, la società dovrebbe valutare la possibilità di ricorrere alla clonazione geneticamente modificata per prevenire la nascita di bambini con gravi patologie genetiche. Wilmut si dichiara preoccupato per gli effetti di una clonazione umana ma sostiene che clonare un embrione IVF, costituito da circa 100 cellule, non sia la stessa cosa che clonare un essere umano. Non considerando l’embrione come una persona, un ‘trasferimento nucleare’ finalizzato ad evitare al nascituro qualche terribile malattia non sarebbe, a detta dello studioso, un’operazione immorale. Il bimbo nascerebbe identico all’embrione originale ma privato del gene difettoso.

Il semestre in Spagna è all’insegna della pacificazione con l’Eta e la promulgazione del nuovo stato catalano. “Mi prenderà il tempo necessario per arrivare alla convinzione che esiste un’alta probabilità che l’Eta sia disposta ad abbandonare la violenza”, afferma Zapatero, aggiungendo: “Il Patto antiterrorista è un mezzo, non un fine. Uno strumento per un periodo di tempo determinato; l’obiettivo è la fine della violenza”. Sul nuovo Statuto per la Catalogna, che tanto dibattito ha suscitato in Spagna, soprattutto per la ferma opposizione del maggiore partito d’opposizione, Zapatero si è detto convinto che “il Partito Popolare arriverà all’accettazione dello Statuto della Catalogna, cosi’ come è arrivato ad accettare e non più a mettere in dubbio la legge sul matrimonio omosessuale”.

La Romania non ha bisogno di voi

Omofobia istituzionalizzata in Romania

Anni luce dietro la Spagna sono in Romania, dove non solo non ci sono diritti per le persone omosessuali; ma la Chiesa Ortodosa organizza manifestazioni per impedire i Pride locali; volendo difatto relegale la comunità lgbt locale alla trasparenza; dichiarando che sono cittadini di serie B. “La Romania non ha bisogno di voi“, così urlavano i manifestanti della contromanifestazione organizzata per ostacolare il Pride di Bucarest. Sono accorsi in tanti, «in difesa della normalità, della moralità e dei valori tradizionali della famiglia ortodossa». Dieci i feriti, quasi tutti tra i gay e le lesbiche in corteo, 51 gli arrestati tra i contro-manifestanti. Octav Popescu, uno degli organizzatori della parata gay, ha dolorosamente commentato: «In Romania ci sono seri problemi ad accettare le minoranze. E in questo la chiesa ha grandi responsabilità avendo largamente influenzato negativamente i nostri connazionali».

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