Centrodestra

Buttafuoco: La Rai del Polo? Un flop.

Buttafuoco: La Rai del Polo? Un flop.

Pierangelo Buttafuoco

Che sfogo, quello consegnato da Pietrangelo Buttafuoco a II secolo d’Italia, nuova tessera di un duro regolamento di conti nel centrodestra. Proprio sull’organo ufficiale del partito dell’ex ministro Maurizio Gasparri. Il nodo è: perché l’ex maggioranza non ha lasciato alcun «segno» culturale alla Rai in cinque anni di governo15 Buttafuoco racconta la sua parabola. Da quando sembrava fosse «diventato indispensabile per una trasmissione epocale per cancellare l’egemonia culturale della sinistra». Mi chiamavano «perché io e Gasparri siamo compari e pensavano così di mostrarsi solleciti verso il ministro riservandosi di prenderlo in giro dopo». Il progetto, ironizza, era «almeno occupare “il segnale orario”», Fazio s’era preso le «Previsioni del tempo»… Ed eccoci alle accuse (qui si materializza il fantasma Rai di Flavio Cattaneo): «Direttori, direttori generali, capistruttura si limitavano a fare un poco di fuffa per fare il loro figurone col ministro e con Marcello Veneziani, subito dopo si premuravano di ammazzare qualsiasi progetto». Morale: una settimana prima della trasmissione su Raidue «l’avevano dimezzata mettendo me e Gigi Moncalvo in condominio». Poi, racconta, venne chiamato da Giuliana del Bufalo e da Antonio Socci «ma fu l’ennesimo aborto e la del Bufalo, poverina, non si deve trovare al telefono tanto era chiaro che era già finita a schifio». Poi, approdato a La7, non funzionò nemmeno la sua segnalazione di un gruppo di intellettuali di destra (e cita Alessandro Giuli, Michele De Feudis, Alessandro Ortenzi, Bruno Giurato) che vennero ricevuti e liquidati con un «lasciate il curriculum». Roba, chiude Buttafuoco, da mendicanti. Comunque «una figuracela da perderci la faccia». Un centrodestra incapace di incidere sul corpaccione Rai? Ammette l’ex consigliere Marcello Veneziani: «Le cose sono andate grosso modo come dice Pietrangelo. La colpa? Le spinte della politica e l’immobilismo interno si neutralizzano. Io stesso ho in archivio ottocento pagine di progetti». Ma non era lei il consigliere13 «Certo. Ma facciamo un esempio. Chiesi a Raidue una trasmissione culturale innovativa. Mi ritrovai con un orrorino moda-attualità, Galatea, 3% di share. E Rai Futura, canale destinato alla sperimentazione, messo nelle condizioni di non nuocere?» Colpa della Direzione generale? «Cattaneo ha lavorato bene. Forse da manager non aveva le antenne per la cultura. Altri avrebbero dovuto attivarle» Chi? «Direttori di rete, funzionari». E l’esempio di Veneziani va in zona leghista: «Un Massimo Ferrarlo a Raidue non aveva tutta questa competenza per dirigere una rete. Poi c’era destra nel complesso ben poco attenta ai quei temi. Pensava ad altre cose, alla Rai, come si è visto… L’unico segno che abbiamo lasciato è un potere culturale smisurato nelle mani di Marzullo. Nemmeno Umberto Eco lo ha avuto. Mi opposi alla sua nomina a vicedirettore di Raiuno, me lo ritrovai capostruttura della cultura…». Anche Antonio Socci, ex vicedirettore di Raidue (rete che sotto il centrodestra ebbe un’area di influenza mista Lega-An): «Ho inseguito Pietrangelo, convintissimo com’ero che avrebbe portato idee, intelligenza, spunti, una cultura proposta con ironia e brillantezza. Non svelo nulla perché i suoi sono format tuttora validi. Il suo mancato approdo ai palinsesti Rai è uno dei miei crucci, e così direi di Fiamma Nirenstein». Ma cosa accadeva, Socci? «Le idee morivano poco dopo la nascita». Perché? «Mancavano gli interlocutori». Chi? L’allora direttore di Raidue Antonio Marano? «Non fermiamoci lì». La dirczione generale? «Forse. So solo che l’occasione è stata irripetibile ed è stata persa. Il centrodestra avrebbe dovuto spalancare finestre, aggiungere piuttosto che togliere, non cacciare Santoro mamettere anche Buttafuoco. Invece…». E qui rieccoci a un nome già citato: «Invece il centrodestra ha saputo solo affidare tutto il potere culturale a Marzullo. Ottima persona, non lo conosco. Ma l’ex maggioranza avrebbe potuto aspirare a qualcosa di diverso». Domanda: chi fonderà un club a sostegno del responsabile culturale di Raiuno.

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