Europa

La Repubblica Ceca svolta a destra

La Repubblica Ceca svolta a destra

Mirek Topolánek

Vira a destra la Repubblica ceca e boccia i socialdemocratici al governo da otto anni. I civici democratici (Ods) di Mirek Topolanek diventano il primo partito del paese. Gli sconfitti non si congratulano coi vincitori e anzi minacciano di invalidare il voto. Giornali e televisioni sarebbero stati sfacciatamente schierati a favore degli avversari, questa l’ accusa. In ogni caso i numeri, ormai ufficiali, non lasciano spazio a dubbi. è finita 35,29 per cento a 32,37. Tre punti di scarto che però possono non essere sufficienti a garantire un governo. Ci sarà infatti bisogno di più di un partner. I comunisti del Kscm (12,85) si confermano terza forza, i cristiano democratici (Kdu-Csl) superano il barrage del 5 per cento (col 7,23) così come i Verdi (6,26), all’ esordio in Parlamento. Tutte gli altri, una ventina di partitini, restano fuori. Si temeva una massiccia astensione e invece l’ affluenza è stata del 64 per cento. Non è dunque servito a molto l’ aver lasciato i conti in regola, come testimonia il 6 per cento di crescita economica nel 2005 e una disoccupazione al di sotto del 9. Lo scandalo che ha coinvolto il coriaceo premier uscente Jiri «bulldozer» Paraoubek e i vertici del suo partito è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Troppo circostanziate le accuse del capo dell’ antimafia per non essere credibili. Non solo rapporti d’ affari con il crimine organizzato, ma anche omicidi messi a tacere. Fatti di sangue che coinvolgerebbero esponenti di spicco del Cssd.

La Repubblica Ceca svolta a destra

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Come Stanislav Gross, ex premier costretto un anno fa a dimettersi per uno scandalo finanziario. Una brutta pagina, non l’ unica di una campagna elettorale che Tomas Fertek, editorialista del settimanale Reflex, non ha esitato a definire come la più lunga, astiosa e tormentata della giovane democrazia ceca. «Di politica se ne è vista poca, di marketing anche troppo». Come nei coloratissimi stand ad ogni angolo di strada, dove non si faceva accenno a programmi ma si distribuivano solo gadget, birra, wurstel, accendini e perfino preservativi. Alla fine Topolanek l’ ha spuntata, lui che era abbonato alle sconfitte, che non piace granché alla gente che conta e che pare non goda nemmeno della stima del presidente, Vaclav Klaus, che eletto nel 2002 alla più alta carica dello Stato gli lasciò la poltrona di leader dell’ Ods. Comunque Topolanek una volta certo della vittoria si è detto subito «pronto a formare una coalizione non di sinistra con popolari e verdi». Il che non è escluso gli riesca, anche se i Verdi, soggetto assolutamente nuovo della politica ceca, non si sa ancora come abbiano deciso di posizionarsi. Già domani il presidente Klaus investirà Topolanek del compito di formare il governo. Ispirato, ovviamente, alle idee guida del premier in pectore, che si possono riassumere in tassazione unica al 15 per cento, lotta alla corruzione, rilancio delle privatizzazioni e qualche ripensamento – la corona ceca, è particolarmente forte in questo momento – sulla data di ingresso nell’ euro prevista per il 2010.

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