Parlamento

La rinuncia di D’Alema la Camera va a Bertinotti

La rinuncia di D'Alema la Camera va a Bertinotti

Massimo D’Alema e Fausto Bertinotti

«Rinuncio alla candidatura alla presidenza della Camera». Massimo D’ Alema annuncia con una nota alle agenzie di stampa il gesto che fa tirare il fiato a Prodi e a tutta l’ Unione. Che scioglie il “nodo” delle cariche istituzionali; che evita di prolungare lo stallo. Sul braccio di ferro per la Camera tra i Ds e Rifondazione – tra i candidati D’ Alema e Bertinotti – si può scrivere ora la parola fine. Nel modo migliore, come Prodi ammette. La Camera andrà a Bertinotti. Il Professore ringrazia il presidente della Quercia, tutto il partito, il segretario Piero Fassino «per il senso di responsabilità» e per la dimostrazione una volta ancora dello «spirito di sacrificio e di lealtà alla coalizione e fedeltà nel processo politico che ci vede impegnati per dare un governo autorevole e forte al paese». è l’ epilogo di una giornata difficile. Di attesa, poiché la decisione è stata affidata alla valutazione di Prodi. Di malumori nella direzione che i Ds riuniscono per un’analisi del voto ma che vira quasi del tutto sulla questione della presidenza della Camera e del peso che al maggior partito del centrosinistra viene riservato. Di rivendicazione, da parte di Rifondazione: Bertinotti alle sei e mezza di sera si presenta nella sede di piazza Santi Apostoli, convocato da Prodi, e tiene il punto, cioè ribadisce che per il Prc non ci sono subordinate, non c’ è nessuna intenzione di scambiare la presidenza della Camera con eventuali ministeri.

D’Alema informa della rinuncia Prodi e Fassino, prima per telefono, poi con una lettera. Scrive: «è apparso evidente che vi è una contrapposizione che potrebbe portare a dolorose lacerazioni e indebolire il governo del paese». è a una manifestazione dell’ Ulivo a Ravenna in serata, e dal palco fa gli auguri «a Bertinotti e a Marini», i due candidati presidenti di Camera e Senato. Conferma che il suo è stato «un gesto unilaterale»: Ironizza: «Non avrei sopportato i titoli dei giornali di domattina, glieli ho fatti cambiare. Non bisogna innamorarsi delle poltrone su cui si è seduti, figurarsi di quelle a cui si è candidati». Durante la direzione del partito, si era tolto qualche sassolino («Qualcosa non ha funzionato se ci presentiamo con due candidati… «) ma aveva fatto intendere che la Quercia non avrebbe mai creato «un danno alla coalizione». «Io non ho nessuna propensione, ero riluttante a fare un passo avanti… non ho mai voluto essere in vita mia un problema per motivi di poltrone, alle quali spesso ho rinunciato con una certa levità». Per Rifondazione è tempo di brindisi per festeggiare la vittoria, anche se Bertinotti preferisce «non commentare per il rispetto dovuto a Prodi». è Fassino a rimarcare subito che è «l’ ennesima prova di responsabilità e generosità di D’ Alema e dei Ds nell’interesse del paese di avere una maggioranza e un governo coeso e unito: tutti si ispirino al nostro senso di responsabilità». Anche il “nodo Senato” sembra sciolto. Prodi vede Franco Marini nel pomeriggio ed è quasi un’ investitura. Il segretario organizzativo della Margherita è soddisfatto però cauto: «Il centrosinistra sembra orientato ad affidarmi questa battaglia del Senato, e io la faccio ma se all’ ultimo minuto si ritenesse di trovare qualcuno che ha più chance di me, io non batterei ciglio». Prodi infine: «Mi hanno chiesto un arbitrato, poi è arrivata la decisione di D’ Alema…è stata una settimana indaffarata».

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