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Dolcenera: «Se avessi vinto ancora sarei diventata antipatica». 

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Dolcenera

DELUSA DAL FESTIVAL DI SANREMO? DOLCENERA SI CONFESSA

Un po’ timida, un po’ aggressiva, quando serve. Fu prima tra i giovani tre anni fa, ma stavolta… «Nessuna delusione. Anzi, se avessi vinto ancora sarei diventata antipatica».

Ricevo un sms da Dolcenera: «Grazie, Gigi», mi scrive, «sono contenta di come è andata. Ti spiego poi perché. Un bacio. Manu-Dolcenera». Il messaggino è stato spedito all’1,21 e arriva da Sanremo.

Spiegami tutto, le chiedo quando il giorno dopo riesco a mettermi in contatto con lei. «Niente, volevo solo dirti che quello che è successo al Festival mi va bene così. Se avessi vinto sarei stata antipatica, invece così mi sento meglio con me stessa anche se, è vero, visto che tutti mi dicevano che avrei vinto, ho finito per crederci…».

Manu, non è che fai tua la favola della volpe e dell’uva?
«No, non è così, tre anni fa avevo vinto il Festival nella categoria giovani, poi ho vinto Music farm; se avessi vinto ancora sarei diventata antipatica, soprattutto a me stessa. Non mi piacciono quelli che fanno di mestiere il vincitore. A scuola me la cavavo piuttosto bene, ma sceglievo sempre di sedermi all’ultimo banco per non sembrare una secchiona, e anche nella vita preferisco stare tra le quinte, mi dà fastidio essere al centro dell’attenzione».

Manuela Trane, detta Manu nel privato e Dolcenera nella carriera, nome che s’è scelta ascoltando una canzone di Fabrizio De André che si intitola proprio Dolcenera, è nata a Galatina, in provincia di Lecce, il 16 maggio l977 («sono un toro, come Fiorello, Laura Pausini e Claudio Baglioni», precisa), ma vive a Firenze, anche se ai genitori Mimma e Gino e al fratello Marco è molto legata, tanto che l’hanno raggiunta al Festival per starle vicino. Nella città del giglio ha un piccolo appartamento vicino a Santa Maria Novella, che ha arredato lei stessa chiudendosi tutta l’estate in casa per montare da sola i mobili acquistati all’Ikea.

Guarda che bastava chiederlo e sarebbero venuti loro a montarteli…
«Certo, lo so bene, ma allora dove starebbe il divertimento…».

Personaggio atipico nel mondo delle sette note, questa Dolcenera. Una volta conquistata la sua fiducia, ritira gli artigli e rimane quella che è davvero, un pulcino che assomiglia a Calimero ma, al contrario del personaggio di quella famosa pubblicità, è proprio piccola e, tutto sommato, anche nera.
«A volte mi rendo conto di avere un aspetto inquietante, perché mi capita spesso di avere dentro una inspiegabile inquietudine, ma in realtà sono una persona solare, ottimista, che crede nella positività anche quando attorno sente che va tutto storto…».

È un po’ il tema di Com’è straordinaria la vita, il tuo pezzo di Sanremo, che dice: «Ci sono momenti che pensi alla vita, e altri che pensi che è proprio finita». Ma poi scegli la strada dell’ottimismo e apri la tua voce con «com’è straordinaria la vita che non si ferma mai, sì, non si ferma mai…».
«È il mio pensiero sulla bellezza di esserci, nella vita, e vorrei soffrire poco perché un bel po’ di delusioni le ho avute. Nel mio secondo album, Il popolo dei sogni, ho cercato di far venir fuori il dono che sento mi è stato dato da Dio, un dono che mi dice che devo aprire agli altri il mio cuore e il mio cervello, perché non so fare altro. Del resto, per scalfire la mia rigidità devo andare in fondo a me stessa, svelando le mie emozioni e trasmettendole agli altri. E lo farò sinché mi sarà possibile».

Quando hai vinto il Festival, tre anni fa, nella categoria giovani, avresti avuto il diritto, l’anno successivo, di essere ammessa tra i big, però non è accaduto. Come mai?
«Me lo chiedo ancora oggi, ma Tony Renis non mi ha voluta, e allora, io che amo il mare, pur di non vedere il Festival mi sono nascosta in un paesino austriaco in alta montagna, dove non c’era nemmeno la televisione. In compenso ho fatto veramente una stupidaggine: alla tenera età di 27 anni ho cominciato a fumare».

Fidanzata da otto anni con un avvocato che vive a Firenze e che si chiama Gigi (privacy totale per il cognome), Manu dopo il Festival ha visto complicarsi parecchio la sua vita. L’hanno già invitata nelle loro trasmissioni Pippo Baudo, Fabio Fazio e Serena Dandini; sta per uscire un film di cui ha scritto la colonna sonora che avrà lo stesso titolo della canzone sanremese e a maggio comincerà una lunga tournée, poi c’è l’uscita dell’album in Spagna e in altri Paesi europei.
«Sì, il mio tempo è pieno zeppo e sono combattuta tra le due creature che convivono in me, “Manu la ragione”, e “Dolcenera l’istinto”, difficile trovare un compromesso che, del resto, non cerco, visto che riguarda solo me».

Una curiosità: come mai ogni tanto ti esibisci con tutti e due gli occhi scoperti, mentre altre volte ti cali i capelli sino a coprire l’occhio sinistro?
«È una forma di autodifesa, causata da un po’ di timidezza. E, poi, devo dirti che il sinistro è anche l’occhio dal quale vedo di meno…».

Hai cantato nel carcere di Rebibbia, ti occupi di problematiche giovanili con la scrittrice Giulia Morello, hai ricevuto il premio De André e con Baglioni hai cantato a Lampedusa durante il concerto di beneficenza “O scià”. Sei stata testimonial dell’arrivo della torcia olimpica allo Stadio dei Marmi di Roma; hai cantato Happy Xmas di John Lennon al concerto di Natale in Vaticano, poi ancora in un carcere minorile, recentemente Dori Grezzi ti ha invitata al tributo dedicato a Fabrizio De André, dove c’era anche Patti Smith. Quando trovi il tempo di scrivere le tue canzoni?
«Quando mi viene l’ispirazione scrivo di getto, dovunque mi trovi, e questo mio “figlioletto” mi piace molto».

Non sono certo canzoni “leggere”, visto che affronti argomenti come la pedofilia (L’amore-Il mostro), la diversità (Resta come sei), ti cimenti con un classico della Nannini, America, e nel pezzo Il popolo dei sogni, che dà il titolo all’album, sostieni: «Lo spettacolo del mondo lo facciamo noi, tra studenti artisti e operai, questo è il mondo dei sogni e ci siamo anche noi a inseguire la vita che c’è, lo spettacolo è gratis». Ma è davvero gratis, Manu?
«Se alla tua domanda dovesse rispondere Manu, sono sicura che ti direbbe: “quasi mai”. Se invece è Dolcenera a farlo, allora è un sì, anche se spesso quel gratis costa veramente parecchio».

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