Droghe

Governo Berlusconi III: decimo mese


Governo Berlusconi III: decimo mese

Roberto Maroni e Roberto Calderoli

Alla fine la Lega l’ha spuntata. I parlamentari dalla camicia verde l’avevano promesso fin dall’inizio della legislatura e, alla fine, in “zona Cesarini”, hanno strappato l’ok (244 favorevoli e 175 contrari) alla nuova legge sulla “legittima difesa” che modifica l’articolo 52 del codice penale. Da oggi qualsiasi cittadino del Belpaese ha licenza d’uccidere sia nella propria casa che in «tutti i luoghi ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale». La legge della Lega rende infatti legittima (e quindi non perseguibile) sia la difesa dell’incolumità fisica delle persone sia l’incolumità dei beni. La differenza fra le due pur sempre legittime difese è che nel caso venga minacciata la vita di una persona si può reagire direttamente mentre nel caso la minaccia sia a beni economici o commerciali è meglio avvisare prima. Antonio Di Pietro ha svelato il bluff della riforma dell’art. 52 del codice penale, relativo alla legittima difesa. Il Presidente di ‘Italia dei Valori’ alla trasmissione ‘Porta a Porta’, ha infatti fatto luce sui soli motivi elettorali che hanno spinto la maggioranza all’approvazione di una disposizione già esistente. Infatti, “la legittima difesa già esisteva prima che la Lega l’approvasse- ha chiarito ai telespettatori l’ex magistrato insieme al segretario del Pdci, Oliviero Diliberto-.La maggioranza ha voluto solo illudere gli italiani facendo credere di aver innovato chissà cosa!”.

Mentre il ministro per i rapporti col parlamento, Carlo Giovanardi, nella capigruppo del Senato, iscriveva le quote rosa tra le priorità del governo con carattere di urgenza, in aula, su richiesta di Forza Italia, la Casa delle libertà votava il rinvio in commissione della medesima legge sulle quote rosa. Con il concreto rischio del suo definitivo insabbiamento. In aula erano presenti solo 70 deputati su 315.  Il disegno di legge vuole garantire e rendere effettiva una adeguata rappresentanza delle donne nella composizione delle liste elettorali della Camera e del Senato. Il sistema, sostenuto dal ministro per le Pari opportunità Stefania Prestigiacomo, prevede un’alternanza di candidati di sesso maschile e femminile nelle liste per la prima e la seconda elezione successive all’entrata in vigore della legge. I partiti potranno non adottare il sistema dell’alternanza di genere, ma in questo caso subiranno una decurtazione dal rimborso delle spese elettorali.  Stavolta per la Prestigiacomo c’è stata la beffa. Quote rosa approvate; ma assente il numero legale e quindi votazione nulla. Il parlamento chiude a fine settimana e quindi la battaglia per il ministro è praticamente persa. A boicottarla più che quelli della sua stessa coalizione sono stati quelli del suo stesso partito“Il Senato ha approvato a sorpresa un emendamento che fissa in metà la presenza per sesso nelle liste nelle due elezioni successive all’approvazione della legge sulle quote rosa. con il parere sfavorevole del ministro per le Pari opportunità Stefania Prestigiacomo. dicendo che il testo non diventerà legge, perché dovrebbe essere approvato anche dalla Camera e mancano sia i tempi che la volontà politica: “Questo testo alla Camera non andrà per due motivi: non ci sono i tempi tecnici e non c’è la certezza politica di un’approvazione a scrutinio palese”.

In previsione delle imminenti consultazioni elettorali del 2006, la Legge 22 del 27 gennaio 2006 accoglie un’istanza relativa all’esercizio del diritto di voto di persone con disabilità gravissima. La nuova norma ammette, per la prima volta, la possibilità di voto a domicilio per le persone affette da gravi infermità, tali da impedirne l’allontanamento dall’abitazione in cui dimorano, che si trovino in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali. Si pensi, solo a titolo di esempio, alle persone che utilizzano permanentemente un respiratore. Costoro potranno votare nel luogo dove dimorano che non è necessariamente quello in cui hanno ufficialmente la residenza. È bene sottolineare che la disposizione non riguarda le persone disabili, pur gravi e magari allettate, che non siano in situazione di dipendenza da apparecchi elettromedicali.

Siamo al paradosso e alla stretta finale. Camera e Senato spingono sull’acceleratore e tentano di recuperare in qualche settimana il lavoro che non hanno portato a termine in 5 anni. Se in una intera legislatura il governo ha fatto un pessimo lavoro non osiamo immaginare cosa possa combinare in due settimane. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi infatti scioglierà le camere l’11 febbraio. Oggi si è fatto il possibile, e per qualcuno anche l’impossibile, per approvare in prima lettura al Senato l’emendamento del governo che contiene i punti essenziali del disegno di legge sulle droghe che porta la firma di Gianfranco Fini. E l’operazione è andata in porto: approvato dopo aver chiesto e ottenuto la fiducia. Una corsa al risultato che ha portato ad inserire il provvedimento all’interno del maxiemendamento sulle Olimpiadi invernali (un bel minestrone) con un’opposizione che si è dimostrata a dir poco perplessa. «Dalle mie reminiscenze di vita giudiziaria- dice tra il serio e il faceto il senatore Ds Elvio Fassone – è emerso il ricordo che nel gergo dei consumatori l’eroina viene qualche volta definita neve, forse perché bianca, impalpabile e perché mortalmente fredda e i giochi olimpici invernali sono detti per l’appunto olimpiadi della neve. Questa deve essere stata l’affinità, la liaison che ha dato il lasciapassare a questa congiunzione micidiale per il Paese». La normativa era stata modificata dalla legge 21 febbraio 2006 n. 49 (conosciuta anche come legge Fini-Giovanardi poiché fortemente voluta da Gianfranco Fini e Carlo Giovanardi) ma ora resa illegittima dalla Corte Costituzionale con sentenza 12 febbraio 2014, n. 32. La legge era in realtà la conversione del decreto legge 30 dicembre 2005, n. 272, emanato in origine solo per il finanziamento delle Olimpiadi Invernali di Torino. Si caratterizzava per l’inasprimento delle sanzioni relative alle condotte di produzione, traffico, detenzione illecita ed uso di sostanze stupefacenti, e per la contestuale abolizione di ogni distinzione tra droghe leggere, quali la cannabis, e droghe pesanti, quali eroina o cocaina.

Non passa giorno senza che l’attuale (speriamo ancora per poco) presidente del consiglio attacchi furiosamente l’Unità. E’ uno dei fatti più rilevanti di questa campagna elettorale e sollecita almeno tre considerazioni. La prima – forse è la più fatua e più cinica – si compendia in un interrogativo: perché Berlusconi sta facendo tanta propaganda all’Unità? Si rende conto che non gli conviene proprio, che in questo modo crea attorno all’Unità una mobilitazione di compagni come da qualche decennio non si registrava?  Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha chiesto che la tv pubblica garantisca immediatamente la par condicio in tutte le trasmissioni radio e tv, anche se le Camere non sono state ancora sciolte, in vista delle elezioni parlamentari del 9 aprile. “E’ compito precipuo della Commissione quello di garantire la concreta applicazione, da parte della Rai, in ogni momento, indipendente dalla data di scioglimento delle Camere, e in tutte le trasmissioni televisive, del principio di equità e di sostanziale parità d’accesso a tutte le forze politiche – ha scritto Ciampi nella lettera, secondo quanto confermato dalla fonte istituzionale – nonché quello di assicurare il puntuale scrupoloso rispetto delle norme che regolano la campagna elettorale”. Ma è un invito che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non sembra intenzionato ad accogliere. A caldo dice che sulla par condicio “rispetteremo la legge, e quello che dice la legge quello sarà”. Poi, nel pomeriggio, rincara la dose: “E’ una legge bavaglio, illiberale, del tutto illiberale”; continua Berlusconi: “E’ come un colpo nelle parti basse“.  Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha avuto oggi parole ironiche per il premier Silvio Berlusconi, ringraziandolo per aver detto che “è colpa mia” se il Parlamento non ha riformato la legge sulla par condicio. “Ringrazio il presidente del Consiglio perché mi ha riconosciuto un merito di cui gli sono particolarmente grato – ha detto questa mattina Casini a margine di un convegno, secondo quanto confermato da un suo portavoce – Qui non ci sono polemiche, il presidente del Consiglio dice che è colpa mia se non si è riformata la par condicio e quindi lo ringrazio per il merito che mi riconosce”. Il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha incontrato ieri, 24 gennaio, i vertici di Rai, Mediaset, La7, Sky Italia e delle associazioni FRT, RNA e Aeranticorallo. Nel corso degli incontri il Presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, ha sottolineato quanto prescrive la legge, anche al di fuori del periodo elettorale, in materia di garanzia del pluralismo dell’informazione, di tutela della libertà di opinione e di libertà dell’informazione, secondo i principi di obiettività, di completezza, di lealtà, d’imparzialità e di apertura alle diverse opinioni e tendenze politiche, sociali e culturali. Il rispetto di tali principi è tanto più importante nell’imminenza della campagna elettorale, durante la quale si applicheranno poi le dettagliate norme previste dalla legge sulla par condicio. Oggi arriva al capolinea la XIV legislatura: l’ultimo atto si concretizza nel decreto di scioglimento delle Camere da parte del presidente della Repubblica. Deputati e senatori, però, restano nella pienezza dei loro poteri fino all’elezione del nuovo Parlamento, visto che l’articolo 61 della Costituzione prevede che fino a quando non si riuniscono le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti. Nel frattempo proprio a scadere della legislatura l’Unione presenta il suo programma sottoscritto da tutti i capi partiti, tranne che dalla Rosa nel pugno (che però ha dichiarato che lo firmarà il 14 anche non condividendolo). Mi chiedo, paura dello sbarramento elettorale? La Cdl non ha presentato nessun programma. “Se si vuole votare la soppressione televisiva di Cornacchione o si vuole votare la sospensione della satira in tv, se ne assumano la responsabilita’. Se vogliono, hanno i numeri per votarla. Ridera’ il mondo, io saro’ fermamente contrario”. Lo ha affermato il presidente della Rai, Claudio Petruccioli, a margine di un convegno sulla riforma del servizio pubblico radiotelevisivo promosso dalla Fnsi e dall’Usigrai. Il riferimento di Petruccioli e’ alla richiesta della maggioranza di centrodestra del cda di affrontare nella prossima seduta la questione della satira, in particolare prendendo spunto dagli sketch del comico di “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, su Raitre.

La giornata di Silvio Berlusconi comincia con una gaffe. Quella fatta a Cagliari con Sisinio Puddu, cassintegrato della Montefibre di Ottana. Al quale, durante un incontro con una delegazione dei sindacati sardi e dei lavoratori delle aziende in crisi del nuorese e del Sulcis Iglesiente, il premier dice: “Lei è fortunato”. E spiega che i cassintegrati possono comunque contare su un introito economico, a differenza di chi il lavoro non lo ha per niente. E’ il giorno d’apertura della campagna elettorale di Forza Italia in Sardegna. Il premier si sposta nel padiglione D del Palafiera di Cagliari, fra le note di Azzurra libertà. “Il presidente del Consiglio ha passato il limite della decenza. Solo chi vive fuori dal mondo reale può fare battute come le sue su chi è costretto alla cassa integrazione”. Lo afferma Rosy Bindi, deputato della Margherita, riferendosi allo scambio di battute tra il premier e un cassintegrato ieri a Cagliari. “Forse Berlusconi – aggiunge Bindi – deve essere informato di ciò che nella realtà, e non nella finzione delle sue esternazioni televisive, il governo ha fatto per i lavoratori: un taglio del 10% sulle indennità e nessuna riforma seria degli ammortizzatori sociali. Grazie all’inerzia dell’esecutivo sono decine di migliaia i ‘fortunati’ che, come il lavoratore sardo, sopportano una gravissima crisi industriale. E certo non possono con 1.800 euro condonare redditi miliardari”. Le sue battute di dubbio gusto non sono piaciute agli stranieri. Ma se Berlusconi perde le elezioni, per i corrispondenti che lo seguono finisce il divertimento, scrive Nicholas Rigillo. Inutile nasconderlo: in via dell’Umiltà, a Roma, c’è grande preoccupazione per la possibile sconfitta elettorale di Silvio Berlusconi dopo cinque memorabili anni al potere. Per chi non lo sapesse, in via dell’Umiltà non c’è solo la sede nazionale di Forza Italia, ma anche l’Associazione della stampa estera. Anche se il padrone di casa del civico 36 ha lanciato spesso le sue invettive contro gli inquilini dell’83c, non c’è dubbio che “l’Internazionale comunista” – come la chiamerebbe Lui – debba essere profondamente riconoscente al Cavaliere.  Poteva essere una puntata al fulmicotone quella di Ballarò di questa sera, ma Massimo D’Alema ha risposto con un gelido no alla richiesta di Silvio Berlusconi di partecipare alla trasmissione al posto di Ferdinando Adornato. Erano da poco passate le 18 quando il presidente del Consiglio ha chiesto al conduttore Giovanni Floris di fare uno scambio del rappresentante di Forza Italia, come era già successo all’indomani della sconfitta alle regionali, il 5 aprile dello scorso anno, quando Berlusconi si presentò a sorpresa negli studi di Ballarò al posto del ministro Enrico La Loggia, confrontandosi con l’alleato di An Giovanni Alemanno, con il presidente della Margherita Francesco Rutelli e, anche quella volta, con il presidente dei Ds Massimo D’Alema. Solo Napoleone ha fatto al governo di un Paese più di Silvio Berlusconi, il faccia a faccia fra i due è impossibile, ma se si potesse fare risulterebbe che il Cavaliere è più alto dell’imperatore francese. La simpatica gag fra il presidente del Consiglio stesso ed Enrico Mentana è avvenuta questo pomeriggio nel corso della registrazione del programma di Canale 5, Matrix, in onda questa sera. Il premier che ripete da giorni, senza citare né fonti né metodologie di ricerca, che la Cdl “è pari, o addirittura sopra, l’Unione”. E oggi il Giornale di proprietà del fratello del Cavaliere, che apre la sua prima pagina con un grande titolo: “Sondaggio della sinistra, al Senato vince il Polo”. Ce n’è abbastanza per far dire al leader Ds che il presidente del Consiglio “ha cominciato la campagna dell’inganno”. “Oggi – dice Fassino – il principale quotidiano della destra, di proprietà della famiglia Berlusconi, accredita un sondaggio che l’Swgnel pomeriggio ha smentito. Mi pare che sia evidente: incombe sulla destra una sconfitta che cercano di evitare anche pensando di convincere gli elettori che ha già dei voti che invece non ha ancora. Fa parte della guerra psicologica. Berlusconi conosce bene i tanti strumenti della comunicazione, ivi compreso quello della pubblicità ingannevole”. Innalzamento delle pensioni minime a 800 euro entro due anni, rivalutazioni che tengano conto “della effettiva perdita di potere della moneta”, eliminazione delle liste d’attesa negli ospedali, istituzione di un infermiere di base: sono le principali misure previste dal pacchetto per gli anziani che il premier Silvio Berlusconi ha presentato stamane alla riunione dei Pensionati uniti, specificando che “La giovinezza è una categoria dello spirito, non un fatto anagrafico”.

Storace, parlando della pillola abortiva, ha detto che “è dimostrato che in alcuni Paesi ha avuto effetti letali”, ed ha affermato di essere preoccupato per “la polemica continua e reiterata dell’assessore alla Salute della Regione Toscana Enrico Rossi”. Secondo il ministro “non si devono accampare dispute di carattere ideologico: vorremmo vedere le Regioni più impegnate a sostegno delle donne che vogliono portare avanti la gravidanza”. Storace ha proseguito dicendo che “non vogliamo modificare la legge 194, ma applicarla, prevedendo forme di incentivazione per l’applicazione dei primi articoli”, ovvero quelli che prevedono misure a sostegno della gravidanza”.

‘Se questo e’ il testo del maxiemendamento presentato dal governo al decreto ‘Milleproroghe’ e su cui e’ stata posta la fiducia, non restero’ un minuto di piu’ al governo”. Lo afferma in una nota secca diffusa dal ministero il ministro per la Funzione Pubblica Mario Baccini. C’e’ anche la proroga, fino al 30 giugno 2006, della missione in Iraq, oltre quelle delle altre missioni italiane all’estero, nel maxi emendamento presentato dal governo al decreto mille proroghe e sul quale il governo ha posto la fiducia al Senato. L’Aula della Camera ha approvato in via definitiva il decreto legge ‘milleproroghe’. L’Unione ha votato contro il provvedimento. Il governo incassa dunque la fiducia sul decreto pot-pourri di fine legislatura. Un decreto legge definito ‘milleproroghe’ in ragione della sua espressa finalità di differire una serie di scadenze, che contiene un ‘variopinto’ mix di misure: dal finanziamento ai partiti alle norme sulla cittadinanza per gli ‘austro-ungarici’ residenti in territori diventati italiani; dalle concessioni per le reti di gas naturale alla missione italiana in Iraq; dal digitale al condono edilizio; dal federalismo fiscale alle denunce dei pozzi; dal risparmio agli ammortizzatori; dall’etichettatura alla sicurezza negli stadi. Il decreto, blindato dall’esecutivo già con prima fiducia chiesta e ottenuta al Senato il 2 febbraio scorso, presenta moltissime proroghe e alcune vere e proprie novità.

Pisanu, Nessuna minaccia terroristica. Se accadranno scontri sarà colpa dei No Tav. Clima teso sulle Olimpiadi invernali di Torino 2006 ma nessuna minaccia terroristica. Il ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu -nellaconferenza stampa a Palazzo Chigi accanto al premier Silvio Berlusconi- non nasconde quelli che definisce ”i rischi interni” sul grande evento ma al tempo stesso tranquillizza sul fatto che, rispetto al ‘fronte’ esterno, non vi e’ stata al momento alcuna segnalazione da parte dei nostri servizi segreti di serie minacce terroristiche. ”Non ci sono segnali di minaccia da parte del terrorismo internazionale rivolta alle Olimpiadi di Torino -ribadisce Pisanu- Non sono arrivati segnali in tal senso ne’ ai nostri servizi di informazione ne’ a quelli degli altri paesi. Tuttavia, teniamo altissima la guardia”.

Pur di accordarsi con Silvio Berlusconi, Alessandra Mussolini accetta di fare un passo indietro. Alle prossime elezioni il suo nome non ci sarà. Una rinuncia a presentarsi nelle liste di Alternativa sociale concordata con i suoi alleati Roberto Fiore e Adriano Tilgher, giudicati «impresentabili» da Fini e Casini ed esecrati perfino dal premier. Ma così il significato politico della scelta cambia completamente. Alternativa sociale, l’alleanza che unisce pezzi di galassia nera fra cui il Fronte Nazionale e Forza Nuova, non rinuncia alla sua identità. E la scelta della Mussolini di non candidarsi per solidarietà con Fiore e Tilgher, indica un messaggio inequivocabile ed esplicitamente ribadito: «Non accettiamo veti da nessuno».

Il quotidiano “La Padania” (organo della Lega Nord” è uscito in prima pagina con il seguente titolo: “E noi ripubblichiamo tutte le vignette“. Si riferivano alle vignette danesi che così tante proteste hanno scatenato presso i mussulmani. Nel articolo interno hanno fatto presente che le stesse vignette le avevano già pubblicate e hanno intenzione di continuare a farlo fino a quando il mondo mussulmano non si accorgerà di loro e protesterà anche contro l’Italia. Da questo si evincono due cose. Primo: non li considera nessuno. Secondo: vogliono utilizzare questo stato di cose per fare la loro campagna elettorale e prendere il voto di molti degli pseudo-razzisti che ci sono in giro. Avete presente quelli che qualche giorno fa hanno riempito il post del sito di France Soir che parlava proprio delle vignette danesi e che era stato messo nell’indice di Libero. … si proprio loro… «Sì alla satira ma non deve ferire i credenti» Enzo Biagi ha appena terminato la lettura dei giornali e risponde alla nostre domande con una voce che non nasconde una profonda preoccupazione: «La satira – dice – esiste da sempre, non è certo un complimento, deve essere libera, ma non ferire i credenti, è una questione di gusto. La pubblicazione di quelle vignette ha innescato violenze che vanno denunciate con forza, potrebbero rappresentare una scintilla che può scatenare un immenso incendio». Una violenta manifestazione di protesta è scoppiata oggi davanti al consolato italiano a Bengasi, in Libia, contro la pubblicazione delle vignette satiriche sull’Islam, spingendo la polizia locale ad un intervento per sedare la rivolta, ha detto la Farnesina, mentre Sky tg24 ha riferito che negli scontri sono morti 9 manifestanti e 55 sono rimasti feriti. La televisione libica ha detto invece che ci sono state delle vittime senza però fornire bilanci e senza dire se c’erano morti. Le parole pronunciate ieri dal premier Silvio Berlusconi a Verona, dopo che Roberto Calderoli si era già dimesso da ministro, non sono piaciute affatto alla Lega Nord che ora non esclude la possibilità di valutare l’eventualità di non rinnovare l’alleanza con la Cdl. Quella di domani pomeriggio sarà una riunione del consiglio federale piuttosto calda, il Carroccio infatti non è intenzionato a lasciar cadere nel vuoto le accuse del premier accusato da Roberto Maroni, di aver “fatto nascere il caso Calderoli“. Il consiglio federale, convocato nella sede di via Bellerio alle 15 di domani, ha infatti modificato all’ultimo momento l’ordine del giorno dei lavori: inizialmente la riunione – ricordano le fonti leghiste – era stata convocata solo per discutere del simbolo elettorale. Ora, invece, dopo le dichiarazioni di ieri di Berlusconi, nell’odg è stato inserito anche la possibilità di valutare di andare da soli alle elezioni, ovviamente fermo restando l’accordo siglato con il Movimento per l’autonomia di Raffaele Lombardo. Alla vicenda sulle vignette innescata dall’ormai ex ministro Calderoli si aggiunge un altro tassello. Come è noto Calderoli ha mostrata la maglietta con le vignette anti-islam proprio nella trasmissione di Minum “Dopo tg” in onda alle 20:30 circa su RaiUno. Il fatto è che la trasmissione in questione era stata registrata, quindi Mimun avrebbe avuto tutto il tempo di non mandarla in onda o al limite tagliare il pezzo in questione. Averlo fatto avrebbe significato avitare tanti incidenti internazionali. I morti non ci potevano prevedere, gli incidenti si.

L’avvocato David Mills, marito del ministro della cultura britannica Tessa Jowell, è stato attaccato questo weekend da Silvio Berlusconi a proposito della sua testimonianza in un processo per corruzione. Dopo che Mills aveva ammesso di avere testimoniato il falso per tirare il premier fuori dai guai, Berlusconi ha detto a Verona: “Qualcuno ha usato il mio nome per coprire se stesso”. I due uomini sono indagati per corruzione di ispettori fiscali allo scopo di proteggere alcune società appartenenti al gruppo Fininvest.

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