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Vignette &co.: il parere di Enzo Biagi.

Vignette &co.: il parere di Enzo Biagi.

Enzo Biagi.

«Sì alla satira ma non deve ferire i credenti» Enzo Biagi ha appena terminato la lettura dei giornali e risponde alla nostre domande con una voce che non nasconde una profonda preoccupazione: «La satira – dice – esiste da sempre, non è certo un complimento, deve essere libera, ma non ferire i credenti, è una questione di gusto. La pubblicazione di quelle vignette ha innescato violenze che vanno denunciate con forza, potrebbero rappresentare una scintilla che può scatenare un immenso incendio».

Le violenze dilagano, l’incendio potrebbe estendersi…
«L’Europa è coinvolta, l’America non starà a guardare, tutti entrano in un ballo. I fatti, in partenza sembrano piccoli, poi dilagano».

È stato opportuno pubblicare quelle vignette? «Il diritto di fare satira esiste almeno da quando ho memoria, un tempo c’erano giornali clericali ed altri anticlericali, c’erano disegnatori che si schieravano da una parte ed altri dall’altra, ricordo Raimondo Manzini, una delle personalità più spiccate del giornalismo cattolico…
«Quando suonano le campane c’è chi va a messa e chi non ci va. Certamente la satira non è un complimento, quella antireligiosa ferisce i credenti, e poi c’è una questione di “gusto”, se deborda. Però le conseguenze suscitate dalla pubblicazione sono veramente devastanti. Non c’è nulla di peggio delle guerre di religione. Si è passati dalla lotta delle idee alle ambasciate date a fuoco. Si sta diffondendo uno spirito di rivolta, di sopraffazione. Non sappiamo che cosa può accadere».

Le esplosioni di violenza nascondono diffusi sentimenti di rivalsa, odii profondi… Le vignette blasfeme sono un’offesa per il rispetto che si deve a qualunque convinzione, ma tra i “disegnetti” ed i roghi delle ambasciate c’è un “bel passo”. Ho fatto il partigiano per 14 mesi, ci difendevano nel nome della libertà, non volevamo imporre nulla a nessuno. Su questo non vi deve essere confusione».

Alcuni, in Occidente, scendono in trincea, sostengono che non si deve “porgere l’altra guancia”, mettono l’accento sulle discriminazioni cui sono sottoposti i cristiani nei paesi a maggioranza musulmana.. «La tolleranza deve essere reciproca. Ognuno prega il suo Dio, ognuno è libero di scegliere la forma che vuole, ma deve al tempo stesso rispettare le convinzioni dell’altro. Non è con la violenza che s’impone un punto di vista».

Le porte dell’Europa sono spesso chiuse per chi bussa, stiamo costruendo fortezze…

«Un paese come il nostro, che dava addirittura il passaporto rosso agli italiani poveri che emigravano in America, dovrebbe avere un riguardo speciale per coloro che scappano dalla miseria e dalla violenza, sempre, naturalmente, che siamo rispettosi delle nostre leggi».

Siamo in presenza di uno “scontro di civiltà”?
«Questa violenza è pericolosa, trascina, va al di là dei fatti accaduti a Damasco, e in altre capitali. Le “vignette sataniche” sono una provocazione intollerabile, nel senso del “gusto”, del rispetto che si deve alle convinzioni religiose degli altri, ma la protesta che sale, l’Iran che minaccia di bloccare le relazioni commerciali, il Pakistan che convoca gli ambasciatori di nove nazioni, Italia compresa, rappresentano segnali di una tensione che può portare a conseguenze che in questo momento non riusciamo ad immaginare».

L’11 settembre e la guerra in Iraq hanno inaugurato un’epoca di paura, viviamo nell’era della “guerra preventiva”…
«Vi è stata una svolta, la tensione è salita e non eravamo pronti. Un viaggio dalle parti di Sarajevo sprigionò una scintilla che scatenò un incendio che sconvolse il mondo. Fortunatamente viviamo tempi diversi, ma anche oggi non riusciamo a prevedere che cosa accadrà, la violenza potrebbe diffondersi e coinvolgere tutti. Le vignette possono essere una stupidità insultante, ma ciò ha innescato una violenza della quale non di intravede la fine».

Dunque per evitare che la violenza dilaghi occorre spegnere l’incendio…
«È quanto chiunque di noi, onesto cronista, deve auspicare. Noi in genere raccontiamo i fatti, difficilmente li provochiamo. Stiamo vivendo un momento di particolare tensione, di forte insicurezza, soprattutto in Italia. Rimpiango certi personaggi, da De Gasperi e Di Vittorio, al mio amico Amendola, a Pertini, gente che aveva una storia, un’esperienza nel mondo. Mancano personaggi all’altezza delle situazioni…

Berlusconi…
«Nei rapporti internazionali ha distribuito più orologi dell’Omega…».

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