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Inizia la Par Condicio.

Ddl Sicurezza 2009 contenente il reato di stalking

Inizia la Par Condicio

Oggi arriva al capolinea la XIV legislatura: l’ultimo atto si concretizza nel decreto di scioglimento delle Camere da parte del presidente della Repubblica. Deputati e senatori, però, restano nella pienezza dei loro poteri fino all’elezione del nuovo Parlamento, visto che l’articolo 61 della Costituzione prevede che fino a quando non si riuniscono le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

Nel frattempo proprio a scadere della legislatura l’Unione presenta il suo programma sottoscritto da tutti i capi partiti, tranne che dalla Rosa nel pugno (che però ha dichiarato che lo firmarà il 14 anche non condividendolo). Mi chiedo, paura dello sbarramento elettorale? La Cdl non ha presentato nessun programma.


Si chiude la quattordicesima legislatura e il presidente Carlo Azeglio Ciampi, dopo aver ricevuto i presidenti delle Camere Pera e Casini, firmerà oggi il decreto di scioglimento. Subito dopo il Consiglio dei ministri si riunirà per approvare il decreto che fissa le elezioni per il 9 e 10 aprile.

Berlusconi aveva chiesto due settimane in più al capo dello Stato per fare in tempo ad approvare anche la legge Pecorella, quella che toglie al pm la possibilità di presentare appello se ha perso il processo (salvo non “cali” una prova decisiva) e trasforma la Cassazione da giudice di legittimità in giudice di merito. Una legge che, per esplicita ammissione del Cavaliere, cancella l’appello per un suo “processino” (lunedì aveva definito così il processo Sme). Ma il centrodestra non ce l’ha fatta. Ieri, al Senato, è toccata al forzista Malan l’umiliazione di dover chiedere il rinvio a martedì.

La legislatura sarà chiusa, ma per la conversione dei decreti e per le leggi rinviate dal Quirinale c’è ancora tempo. In aula, per sette volte, era mancato il numero legale. Vistose le assenze nei banchi azzurri e aennini. Lo stesso relatore, il forzista Centaro, mostrava segni di fastidio. Presente la Lega, pure con il Guardasigilli Castelli, che però viene accusata dai forzisti di essere quella che frena per via del decreto sulla pubblica amministrazione che pende alla Camera e nel quale il partito di Bossi vorrebbe infilare alcune sue necessità dell’ultim’ora. Fatto sta che, alle 13 e 40, dopo l’ennesima richiesta di verifica del numero legale del diellino Manzione e dopo la bocciatura dei numeri nonostante i pianisti, la Pecorella è andata in archivio per il weekend.

Di certo, la legislatura finisce al cardiopalmo per la Cdl, e per la Lega in particolare. Sul tavolo di Ciampi, in attesa della firma, ci sono due leggi che stanno a cuore ai padani, legittima difesa e riforma dei reati d’opinione. Approvate tra il 24 e il 25 gennaio, le due leggi sono un fiore all’occhiello per i leghisti, ma centrosinistra e giudici le hanno duramente contestate. Non basta: pure la riforma dell’ordinamento giudiziario è ferma sul tavolo del presidente. Attendono il definitivo lasciapassare cinque decreti legislativi che attuano la legge delega. Tra questi ce ne sono tre d’importanza strategica, per Castelli s’intende: quello che riscrive il meccanismo dei concorsi, quello che rende obbligatoria l’azione disciplinare contro le toghe e prevede una dettagliata casistica per gli illeciti, quello che ristruttura l’ufficio della procura e accentra ogni potere nelle mani del capo. Secondo lo staff di Castelli, Ciampi avrebbe per i decreti, come per le leggi, 30 giorni di tempo per firmare, mentre per il Quirinale c’è tempo fino alla scadenza della delega. Andremmo a fine luglio, quando un eventuale governo di centrosinistra potrebbe aver già bloccato l’ordinamento, come tante volte è stato promesso alle toghe.

Ancora ieri, il presidente dell’Anm Riviezzo ripeteva: “Dopo le elezioni, chiunque le vinca, bisognerà riprendere in mano la riforma dell’ordinamento. Così com’è, non è gestibile”. Niente di meglio, se i decreti più delicati non fossero entrati in vigore. Per Castelli sarebbe l’ultimo scontro con Ciampi, del quale invece, forse proprio per non contrariarlo in vista delle firme, i leghisti dicono un gran bene. Solo l’altro ieri, a chi gli chiedeva un giudizio sul settennato di Ciampi, Castelli ha risposto: “Sostanzialmente positivo”.

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