Musica

Una persona che non sa nascondersi

Una persona che non sa nascondersi

Loredana Bertè

Magari esistessero altre donne, altre artiste come la celebratissima Loredana Bertè. Magari! O forse è bello così, proprio perché una come Loredana non solamente ti fa amare la musica, te la fa ascoltare con il cuore e con le carni intrise di poetica melanconia, di rabbia marcata dal suo personalissimo rock: Lei è capace di rivisitare la tua e l’altrui vita, perché nelle strofe di una sua canzone ci si guarda allo specchio e si è anche capaci di sorgere a nuove vite; Lei, che della vita ha avuto tormenti e soddisfazioni, che non ha smesso di combattere contro machismi e fraudolente imposizioni;
Lei, sorella dell’amata Mimì, due voci che sono grazie divine, sente oggi che nulla può distorgliela dal mondo dell’arte musicale, dalle passioni che possono nascere nello scrivere un brano, accompagnato
da oniricità che vengono regalate al mondo, nonostante la cattiveria del mondo.
L’attesa per incontrarla è lunga, intervallata da persone che amano conoscerti e intrattenersi. Senti lo squillare della sua inimitabile voce arrivare da una stanza poco lontana.
Un ragazzo attende, dichiarando di voler incontrare Loredana per una tesi di laurea che sta preparando sull’artista. Sono al quarto caffè gentilmente offerto dalla Edel, la casa discografica che cura e promuove l’album “Babyberté” con l’instancabile Luca Giudice, quando si apre la porta e lei è lì, sigaretta tra le dita, intenta a pensare a nuove logistiche perché l’album raggiunga i canali giusti e ci sono anche i ‘cartonati’ con la riproduzione della cover da inviare a Radio Popolare, di cui la Loredana Berté è uno dei soci. Si spertica in perentori suggerimenti, mentre sistemo il mio taccuino, il registratore che lei prende: «ma questo non è l’ultimo modello», chiosa divertita. Poi, mi siedo! «No, guarda, quella è la mia sedia. Mi ci devo sedere io lì e tu mettiti di fronte.» È un vulcano Loredana, e d’improvviso non so neppure se le farò le domande preparate in anticipo o la lascerò parlare a ruota libera, mentre sogno di mutare in arte canora quella voce acuta e limpida che non cessa di essere. Inutile ricordarlo: lei è un’icona, un divertisment cromatico, una delle ultime, tra le artiste italiane, capace di difendere un lavoro che significa anni di ricerca, studi su arrangiamenti, notti a guardare crome e biscrome svolazzanti sul pentagramma per farne uscire nuove melodie.

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