Economia

Banca d’Italia. Mario Draghi, Monti e Padoa Schioppa tre in pole position per la successione

Banca d'Italia: nuove regole per nomina governatore

Banca d’Italia: nuove regole per nomina governatore

Dovrà essere il governatore della rinascita della Banca d’ Italia. Sarà scelto dalla politica, ma non potrà essere un politico. La cerchia dei candidati al dopo-Fazio si restringe così – teoricamente – a pochi nomi. Ma con tante incognite. Una su tutte: l’ atteggiamento che assumerà nei prossimi giorni il premier Silvio Berlusconi. Che, di certo, vede e teme il rischio di “consegnare” la Banca centrale al centrosinistra. A conferma che la gestione bipartisan della transizione al post-fazismo potrebbe non essere pacifica. Per questo il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha chiesto di fare in fretta, di non temporeggiare, e di indicare una personalità di indubbio prestigio, anche internazionale, per voltare pagina. E la partita sarà giocata all’ insegna degli equilibrismi perché il nuovo governatore sarà direttamente nominato dal governo e dal Parlamento, non più dagli organismi di Via Nazionale. Ma non potrà essere affatto un governatore dimezzato. Neanche un po’ . Il Colle non lo consentirebbe. I candidati “veri” sono tre: Mario Monti, Tommaso Padoa-Schioppa, Mario Draghi.

Sono i tre nomi che da ieri, ancor prima delle clamorose dimissioni dell’ “uomo di Alvito” e in vista del Consiglio dei ministri straordinario di oggi, si sono cominciati a pronunciare nei colloqui al vertice tra governo e opposizione; tra Gianni Letta e Giulio Tremonti da una parte, e Romano Prodi, Piero Fassino e Francesco Rutelli, dall’ altra. Berlusconi, per ora, è rimasto alla finestra, ma intanto ha già fatto trapelare che lui Mario Monti, l’ ex commissario europeo alla concorrenza, l’ ex rettore della Bocconi, non lo vuole. E’ stato troppo critico sull’ azione del governo, troppo interventista (con la sua proposta sul Centro che ha scosso il dibattito estivo dei partiti) nelle questioni della politica, infine ferocemente polemico con Tremonti.

Per la verità Berlusconi non vorrebbe nemmeno Padoa-Schioppa perché troppo prodiano e perché proprio intorno alla sua figura si è coagulata negli ultimi anni l’ area (silenziosa) del dissenso interno a Fazio. Eppure quella di Padoa-Schioppa è una candidatura forte, forse la più forte. E’ considerato il pupillo di Ciampi (con lui sedeva nel Direttorio); ha un indiscutibile prestigio europeo e internazionale (fino a pochi mesi fa ha fatto parte del board della Banca centrale europea); a cavallo tra il ‘ 97 e il ‘ 98 è stato anche presidente della Consob; conosce come pochi la macchina di palazzo Koch, oggi alla disperata ricerca dell’ autorevolezza perduta.

Agli occhi del centrodestra è Mario Draghi (58 anni, sette meno di Padoa-Schioppa) quello che appare meno vicino all’ opposizione. La sua candidatura viene considerata politicamente neutra. Attualmente è vicepresidente della Goldman Sachs, è stato per una decade direttore generale del ministero del Tesoro, nella delicata stagione delle grandi privatizzazioni. Gode di ampio e riconosciuto prestigio internazionale. Il suo arrivo in Via Nazionale però non sarebbe ben accolto dalla struttura: il passaggio da una banca d’ affari alla banca centrale non appartiene alla tradizione europea, è, piuttosto, un fenomeno americano; e poi non avendo un passato in Bankitalia, Draghi verrebbe “vissuto” come una sorta di commissario. Ma di nomi nella giornata di ieri, dopo l’ addio di Fazio, ne sono girati anche altri. Quello dell’ economista Alberto Quadrio Curzio, ad esempio, e quello di Vittorio Grilli, Ragioniere generale dello Stato, che parrebbe sostenuto da Giulio Tremonti. E poi anche Lorenzo Bini-Smaghi, quarantenne economista, che alla Bce di Francoforte ha preso il posto proprio di Padoa-Schioppa. Più difficile che la scelta ricada sui “politici”: da Giuliano Amato all’ ex ministro Domenico Siniscalco, al responsabile delle Politiche comunitarie Giorgio La Malfa.

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