Economia

Bankitalia, Antonio Fazio si è dimesso

Le intercettazioni della Gdf tra il banchiere di Lodi e il Governatore di Bankitalia

Antonio Fazio

Le dimissioni del governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, non bloccheranno la procedura d’infrazione contro l’Italia avviata dalla Commissione europea. Lo ha precisato Oliver Drewes, portavoce della commissione per il Mercato interno, ricordando che l’azione dell’esecutivo comunitario, lanciata lo scorso 13 dicembre, è rivolta contro l’Italia per come Bankitalia ha gestito la scalata ad Antonveneta. “La procedura legale riguarda l’Italia come stato membro – ha detto Drewes – e non è stata lanciata personalmente contro Fazio”.
Tutto si può dire di Antonio Fazio, tranne che si sia arreso alle prime difficoltà senza combattere. L’ottavo governatore della Banca d’Italia, l’ultimo nominato a vita, capitola nel bunker di Via Nazionale, tra i segni di una vicenda insieme drammatica e grottesca: il quadro con San Sebastiano martire divenuto metafora del suo stesso destino, i sotterranei con le antiche riserve auree di cui invano Prodi da Bruxelles e Tremonti da via XX Settembre avevano proposto un impiego più consono, e lo studio che Michele Serra accostava alla «camera funeraria di una piramide, sormontata da una foto di padre Pio e da un poster di Amon-Ra». Una vicenda che da ieri non allunga più la sua ombra sull’istituzione da cui sono sorti due presidenti della Repubblica oltre a premier e ministri, ma che ha gettato discredito su una figura celebrata ancora pochi mesi fa come punto di riferimento da maggioranza e opposizione, e ora degradata a simbolo di un’Italia premoderna: la penna stilografica tenuta nel taschino come un professore di provincia, le citazioni in latino medievale porte con accento ciociaro, l’elemosina molto fotografata al barbone, i sodali di Alvito con cui recitare il rosario e preparare gli arrosticini di pecora, gli occhiali dalla montatura fuori moda, la casetta di pietra accanto a quella della fidanzata e moglie Cristina, le messe riparatorie dell’onta di Porta Pia con il coro che intona: «Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat…».
Antonio Fazio è tutto questo, ma anche molto altro. Lui stesso ha cercato di ricordarlo con le dimissioni, non meno orgogliose della lunga resistenza: una lettera pensata nottetempo, scritta la mattina, consegnata prima di pranzo al consigliere anziano Ferreri, annunciata alle 16 e 21. Un’estrema autocelebrazione. Fazio scrive di sé in terza persona per avvertire che va via per propria scelta, «nel superiore interesse del Paese e della Banca», da lui «serviti per 45 anni». Dall’ufficio studi «ha ispirato la stabilizzazione dell’economia italiana negli anni ’70 e ’80»; dal vertice «ha abbattuto l’inflazione»; dopo l’euro ha lavorato a «privatizzare e consolidare il sistema creditizio». L’elenco dei meriti che si attribuisce ricalca la motivazione con cui l’ovviamente prestigiosa rivista Euromoney nel 1996 lo proclamò Banchiere centrale dell’anno, aggiungendo un elogio per la morigeratezza dei costumi e la frugalità delle vacanze «in una remota località degli Appennini»; appunto, Alvito. Sullo stile, anzi sui mores, oggi Fazio sorvola. Non rinuncia però a pensarsi nella riserva della Repubblica: «Su questo ricchissimo patrimonio, sull’amore per l’istituto, sulla costante cura della sua autonomia il Paese può fare pieno affidamento». Sarebbe ingeneroso ricordare quando, fino a quest’estate, Fazio non aveva bisogno di scriversi da sé apprezzamenti che gli giungevano spontanei da entrambi i fronti. Neanche a Ciampi era accaduto di scoprirsi candidato al ministero dell’Economia in un governo di sinistra (il D’Alema bis) e in un altro di destra. Eppure, dopo la caduta del suo avversario storico Giulio Tremonti, Fazio fu tra i candidati alla successione. È allora, nell’interpretazione dell’amico- nemico Cossiga, che «cerca di acquisire potere politico in forme fanciullesche». Cerca cioè di costruire una rete politica che vada oltre i rivali di Tremonti, l’asse An-Udc e l’opposizione diessina. E prosegue nella tessitura di nuove alleanze finanziarie, alternative all’establishment del Nord (cui si era aggiunto il presidente di Capitalia Geronzi); perché con l’establishment «lo stregone di Alvito», come l’ha definito Diego Della Valle, aveva ormai rotto.
Un nuovo interlocutore in Lombardia, in grado di portargli l’appoggio della Lega e di finanzieri emergenti, Fazio l’aveva trovato. Giovane, spregiudicato, devoto. A lui. «Ah Tonino… io sono commosso, con la pelle d’oca, io ti ringrazio, io ti ringrazio… Guarda, ti darei un bacio in questo momento, sulla fronte, ma non posso farlo… So quanto hai sofferto, prenderei l’aereo e verrei da te in questo momento se potessi». Così, 12 minuti dopo la mezzanotte dell’11 luglio, Giampiero Fiorani si rivolge al Governatore, che lo avverte di aver autorizzato l’Opa della Banca popolare italiana sull’Antonveneta. « Fuge rumores », evita le chiacchiere, era una delle massime preferite di Fazio. Cui però, nella sicurezza che gli veniva dal potere, accadeva di lasciarsi sfuggire qualche parola di troppo. «Dategli un po’ di botte, così se ne va» aveva detto alla scorta per liberarsi di Valerio Staffelli che gli porgeva il Tapiro di Striscia la notizia («Andatevene o vi faccio dare un po’ di botte» dirà per celia Tremonti agli inviati all’assemblea del Fondo monetario, facendo l’accento ciociaro). Al telefono con Fiorani, il Governatore si inoltrava in spiegazioni logistiche su come raggiungere lo studio di Via Nazionale dall’ingresso secondario senza dare troppo nell’occhio: «Allora… l’unica cosa… passa come al solito… dal dietro… dietro di là…». La lettera di dimissioni scritta in terza persona con un lungo elenco di meriti. Fino a questa estate gli apprezzamenti gli arrivavano da entrambi i fronti, sia destra che sinistra lo avevano pensato ministro
Le intercettazioni, anticipate dal Giornale di Berlusconi, terranno banco per tutta l’estate, aggiungendo ogni giorno nuovi particolari, facendo entrare in scena ora la signora Cristina subito detta «la Governatora», poi l’unico figlio maschio Giovanni compagno di Mille Miglia di Chicco Gnutti sull’ammiraglia della sua collezione d’auto da sultano, quindi le quattro figlie tutte di nome Maria — Anna Maria, Maria Valeria, Maria Eugenia, Maria Chiara, di cui l’alleato politico e correntista Bpi Luigi Grillo rivelerà la vocazione religiosa: suora laica dei legionari di Cristo —. Emergeva un «concerto» tra uomini nuovi, pronti a mettere le mani non solo su Antonveneta ma pure su Banca nazionale del Lavoro e magari Rcs; un’alleanza in cui ogni socio portava un legame politico o istituzionale: Consorte, i Ds; Fiorani, Fazio. E man mano che le amicizie volgevano in inimicizie e le voci di un’indagine della magistratura crescevano sino alla conferma del fatale 20 settembre, quelle stesse caratteristiche che un tempo davano lustro al governatore diventavano frecce da conficcargli nelle carni. Le sei encicliche papali infilate in un solo discorso, dalla Centesimus Annus alla Fides et Ratio. Le intercettazioni sui buoni uffici di don Gigi, misterioso personaggio sulla cui identità si azzuffano il senatore Luigi Grillo e don Gigi Ginami, consigliere spirituale della signora Fazio. Le scampagnate con il cardinale Giovanni Battista Re e gli alpini sui sentieri della Grande Guerra. Le interviste sull’etica, «essenziale nelle grandi scelte». La profezia del ’99 di fronte a mille studenti: «Lavorerò fino a ottant’anni; poi scriverò libri». L’invito all’anteprima della fiction su Madre Teresa di Calcutta. Le nozze d’argento turbate dal rogo accesosi proprio vicino alla villa dei festeggiati. Le citazioni da Aristotele, Guglielmo da Occam e ovviamente Tommaso, culminate nell’informatizzazione dell’opera dell’Aquinate in un dischetto di nove milioni di parole presentato al Papa insieme con l’amico tomista padre Busa, in un’udienza del marzo 2002 registrata e rivista di tanto in tanto in famiglia. E nel frattempo i nemici se la ridevano, Tremonti — definito «grande esperto di paradisi fiscali» — tornava al ministero con un barattolo di pomodori Cirio in ufficio a far da contraltare al San Sebastiano, da barattolo di pomodori si travestivano i proprietari di bond per manifestare sotto Palazzo Koch, e anche il sindacato interno passava all’opposizione: «Ormai ci prende in giro pure Simona Ventura».
Con la politica Fazio ha avuto spesso rapporti distanti. Ma era lui a condurre il gioco, e i politici a seguire. L’avvio fu cauto. Il vertice di Bankitalia era diviso tra i laici europeisti vicini a Ciampi, Tommaso Padoa-Schioppa e Pierluigi Ciocca, e la linea Lamberto Dini-Mauro Masi, prossima al mondo cattolico e agli ambienti finanziari di Washington. Nel ’93 sarebbe dovuto diventare governatore Dini, allora direttore generale. Fazio prevalse perché in disparte, né di qua né di là, silenzioso, quasi timido, e molto preparato. Outsider, figlio di contadini, diplomato geometra all’istituto tecnico «Cesare Baronio» di Sora, laureato però con il massimo dei voti in economia, allievo di Modigliani e Samuelson, non aveva esperienza internazionale né una grande proiezione all’esterno dell’istituto («Scusate, non ho niente da dire, sono molto stanco è stata una giornata massacrante» si schermì con i cronisti al vertice europeo d’esordio). Il primo anno lo passa all’ombra del premier Ciampi, e per sei volte lima il tasso di sconto. La stagione del potere e della piena autonomia comincia con il primo governo Berlusconi, con cui Fazio ha rapporti tesi al limite della conflittualità: il premier promette investimenti pubblici, tagli fiscali e sviluppo, e il governatore torna ad aumentare il costo del denaro. Ma quando Berlusconi rivince nel 2001, Fazio ne accredita la leadership. Tra i due Palazzi l’alleanza viene stretta su livelli diversi, Gianni Letta e Ruini per strategie e valori, Grillo e Tarolli per la tattica e la polemica con gli avversari.
In via Nazionale è al lavoro una piccola squadra di fedelissimi, tra cui l’unico under 60 è Fabio Panetta, fratello di Gianni, già deputato del Ccd, amico di Casini e scomparso in un incidente stradale; e poi il capo della segreteria Angelo De Mattia, già collaboratore di D’Alema padre e sindacalista Cgil; e l’amico sempre presente nei viaggi all’estero, Fabrizio Befani, autonominatosi «cane fedele». Un mastino per marcare stretto ogni nemico, un Pedrizzi per ogni Tabacci, e un’arte sapiente di convertire gli avversari, come La Malfa figlio. Soprattutto, la moglie signora Cristina, investita secondo le cronache di Palazzo solo dell’abbinamento calzino-cravatta e della visione delle cassette tv con giudizio sulla performance del marito, e restituita dalle intercettazioni al rango di demiurga del marito e mediatrice con Fiorani; che viene ora tranquillizzato sulle bizze della Deutsche Bank, ora confortato per l’ostilità della Consob, ora invitato a stare più attento con quei maledetti telefonini.
Nell’ora della caduta, il governatore ha contato parecchi calci dell’asino, tra le oltre duecento dichiarazioni politiche di rimprovero misto a sollievo. Tre soli si sono espressi in sua difesa. Totò Cuffaro: «Sono un suo grande estimatore; è un cristiano e una persona perbene». Gianfranco Rotondi: «Non doveva fare nessun passo indietro, ora faccia un passo avanti ed entri in politica con la mia Democrazia cristiana». E Silvio Berlusconi: «Fazio ha servito egregiamente il Paese». Il suo predecessore lasciò per entrare a Palazzo Chigi, e più tardi al Quirinale. Quest’altra uscita avviene in un clima quasi di mistero e nell’incertezza del domani. «Solo il Signore sa se ho sbagliato — ha concluso la signora Cristina —. Antonio ha pagato i no detti a certe persone. Ma era in buona fede». Forse lo era pure chi ha creduto che il futuro appartenesse a un uomo travolto dal suo stesso potere, e a un’Italia antica che oggi finisce davvero.

3 risposte »

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.