Giustizia

Riforma della previdenza integrativa e complementare

Riforma della previdenza integrativa e complementare

Riforma della previdenza integrativa e complementare

Nonostante le resistenze del ministro del Welfare, Roberto Maroni, Forza Italia impone una serie di norme favorevoli alle compagnie assicurative nella riforma della previdenza integrativa e complementare (dl 252/2005), fra cui lo spostamento di 14 miliardi di euro verso le assicurazioni, alcune norme che forniscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale (a beneficio anche di Mediolanum, di proprietà di Berlusconi e Doris) e soprattutto lo slittamento della normativa al 2008 per assecondare gli interessi della potente lobby degli assicuratori (di cui Mediolanum è una delle capofila). Intanto, nel gennaio del 2004, le Poste Italiane con un appalto senza gara hanno concesso a Mediolanum l’utilizzo dei 16mila sportelli postali sparsi in tutta Italia.

Comprendere i costi effettivi che si sostengono nell’ acquistare un prodotto finanziario o assicurativo resta un esercizio difficile e, a giudicare dal successo di certi prodotti, poco praticato da un gran numero di risparmiatori italiani. E’ vero che orientarsi non è facile: i costi e le commissioni che gravano su un prodotto sono numerosi e diversi nelle modalità di applicazione, esistono costi espliciti e costi impliciti, diritti fissi e spese accessorie. In qualche caso, poi, al sottoscrittore è offerta la scelta tra due diverse strutture di costo, commissioni di sottoscrizione o commissioni di rimborso, oppure commissioni di sottoscrizione o una maggiorazione della commissione di gestione annua. Quale prodotto scegliereste tra il fondo A, con commissioni di ingresso del 6% e una commissione annua di gestione dell’ 1,50%, e il fondo B, privo di costi di ingresso, ma che applica una commissione annua del 2,20%? Dipende principalmente dalla durata prevista dell’ investimento. Su un orizzonte temporale limitato, fanno più “danno” le commissioni che colpiscono l’ investimento iniziale, se si allunga il periodo dell’ investimento, pesano di più i costi che gravano sul patrimonio accumulato, il montante, per usare un termine tecnico. Ipotizzando un rendimento annuo dell’ 8% eguale per entrambi i fondi, dopo cinque anni con il fondo A ci si ritrova con 1.281 euro circa e con il fondo B il capitale finale è di 1.315 euro; se però l’ investimento ha una durata di 10 anni, il capitale ottenuto con il fondo A, 1.745 euro, supera quello del fondo B, pari a 1.728 euro. Le cose cambiano quando si effettuano versamenti per un numero elevato di anni, come, ad esempio, nei piani di accumulo dei fondi comuni o nei piani di previdenza integrativa. Con i dati utilizzati in precedenza, ipotizzando di versare 1.000 euro l’ anno, il fondo con commissioni del 6% sul singolo versamento comincia ad essere più conveniente solo a partire dal quindicesimo anno. Le spese accessorie non vengono considerate quando si valuta il costo o quando si comparano prodotti diversi, ma il loro peso, i diritti fissi a vario titolo trattenuti dall’ intermediario può incidere sostanzialmente sul rendimento dell’ investimento. In un piano di versamenti rateali nessuno fa caso che i 5 euro di diritto fisso applicato a ciascun versamento rappresentano un costo, che va aggiungersi alla eventuali commissioni di sottoscrizione o ai caricamenti, del 5% se la rata mensile è di 100 euro o del 2,5% se si versano 200 euro al mese. Se il costo è implicito. Ovvero, sembrano gratis, ma non lo sono. Prodotti come le obbligazioni strutturate, che hanno conosciuto un enorme successo negli ultimi anni, e il loro omologo in veste assicurativa, le polizze index linked, nella quasi totalità dei casi non prevedono oneri direttamente a carico del sottoscrittore, ma nella realtà, come è doverosamente riportato nei documenti informativi che accompagnano questi prodotti, c’ è un costo implicito che il cliente sostiene: a fronte di 100 euro versati, mediamente solo 9597 euro sono utilizzati per acquistare l’ obbligazione sottostante e la componente derivativa, la differenza è incamerata dall’ emittente; nel caso di una index linked, la quota di fatto non investita è anche più alta, mediamente tra il 6 e l’ 8%, ma in alcuni prodotti in circolazione arriva a sfiorare il 14% dell’ importo versato. Investire informati. Quanto aiutano a orientare il povero risparmiatore i documenti informativi che accompagnano i diversi prodotti? Rispetto al passato sono stati compiuti grandi passi in avanti in termini di trasparenza e chiarezza, il problema è che l’ informativa di ciascun strumento segue proprie regole e modalità di rappresentazione dei costi. Così, ad esempio, né i fondi comuni di investimento italiano, né quelli di diritto estero prevedono un’ esemplificazione del costo complessivamente sostenuto dal sottoscrittore, particolarmente utile, come si è visto, nei versamenti rateali. Ancora, i prospetti dei fondi italiani e dei fondi pensione aperti riportano il T.E.R. il Total Expense Ratio, la misura delle commissioni di gestione, di performance e di tutte le spese che gravano sul fondo, calcolo che non è previsto nei documenti informativi dei fondi comuni di diritto estero, ma neanche nei contratti assicurativi di tipo unit linked. E cosa pensare di quanto avviene nel campo della previdenza integrativa? Nei prospetti informativi dei fondi pensione aperti si trovano due diverse esemplificazioni: la prima misura l’ impatto, in valore assoluto e in percentuale, dei costi ricorrenti (ad esempio, i costi legati alla gestione della posizione amministrativa) a carico del sottoscrittore per versamenti annuali di importo variabile tra 500 e 2.500 euro; la seconda fornisce, per ciascuna linea di investimento, il costo complessivo sostenuto, ipotizzando un versamento annuo di 1.000 euro e una posizione cumulata di 20.000 euro. Tutt’ altre le indicazioni contenute nelle polizze individuali previdenziali, per le quali è stato da poco introdotto un indicatore sintetico di costo, il Costo Percentuale Medio Annuo. E’ una misura di quanto si riduce ogni anno, per effetto dei costi, il potenziale tasso di rendimento del contratto rispetto all’ ipotesi che l’ operazione non fosse gravata da costi; la simulazione è effettuata ipotizzando due diverse durate della fase di accumulo (30 e 40 anni) e tre diversi importi del premio periodico versato (1.250 – 2.500 – 5.000 euro).

2 risposte »

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.