Governo

Cdm vara Quote rosa, tre ministri votano no

Bocciate di nuovo le quote rosa

Stefania Prestigiacomo

«Com’ è andato il consiglio dei ministri? Sereno, diciamo che i colleghi si erano rassegnati…». Stefania Prestigiacomo, prima di prendere posto alla destra di Berlusconi, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, per annunciare il via libera al disegno di legge sulle quote rosa, si sfoga. Niente lacrime, porte sbattute, minacce, com’ era accaduto nella riunione di governo di una settimana fa. Questa volta il ministro delle Pari opportunità ringrazia il presidente del Consiglio per l’ ok alle candidature riservate alle donne nelle elezioni politiche. E lui, pronto: «La mia è la prima firma al disegno di legge. Svelerò un retroscena: sarebbe stato più meritorio ottenere lo stesso risultato senza una norma cogente, ma la tenacia del ministro ci ha fatto varare la norma: complimenti per la perseveranza». In Forza Italia, fa intendere, avrebbe applicato «lo stesso»le quote anche senza scriverle in una legge. La ministra perseverante gli passa il braccio attorno alle spalle e replica: «Adesso piangerò, ma solo di gioia quando la norma diventerà legge: questo infatti è solo il primo passo». Le quote rosa prevedono il 33% di donne in lista e l’ alternanza una candidata ogni quattro (una ogni tre, in seguito): sono introdotte “a termine”, solo per due tornate elettorali. Il governo le vara a maggioranza: votano contro i ministri Carlo Giovanardi dell’ Udc, Antonio Martino e Beppe Pisanu di Forza Italia. Un “no” politicamente pesante quello di Pisanu: perché la materia elettorale è competenza sua in quanto responsabile dell’ Interno, e per le motivazioni che chiede siano messe a verbale. «Il mio “no” – fa scrivere – è dettato dalla considerazione che non si crea una cultura politica a colpi di leggi. Nella sostanza questo provvedimento discrimina le donne creando un ghetto rosa. Io sono per la reale parità tra uomo e donna e quindi contrario a tutti i ghetti». Adesso la partita-donne passa al Parlamento. Il ministro spera nel Senato, dove non c’ è voto segreto, evitando che anche questa proposta sia impallinata, come un mese fa alla Camera l’ emendamento-quote rosa alla riforma proporzionale. C’ è da fidarsi dei senatori e dei deputati del Parlamento più maschio d’ Europa (insieme alla Grecia) e al 78esimo posto nella classifica mondiale, persino dopo il Burkina Faso? Non si illude e lancia un appello al centrosinistra: «Serve una larga intesa.

Concretamente il ddl potrebbe avere anche un relatore dell’ opposizione». Ma l’ Unione attacca, gela eventuali patti bipartisan e accusa il governo di «ingannare» le donne. Per il centrosinistra la proposta è insufficiente nel merito; nel metodo è giudicata «uno spot» di Berlusconi «fuori tempo massimo, e dal destino incerto». Se davvero il governo volesse dare spazio alle donne in politica, dovrebbe introdurre le quote rosa nella nuova legge elettorale al voto tra una settimana a Palazzo Madama. «è lì che vanno messe, altrimenti è un bluff» rincarano le ds Barbara Pollastrini e Maria Grazia Pagano. Mentre Cinzia Dato (Dl) rivendica la proposta sua e di Giuliano Amato in commissione dal 2003. E di «demagogia e propaganda» parlano Rita Capponi (Margherita) e Sandra Cioffi (Udeur). «Se le liste non paritarie sono inammissibili, va bene: altrimenti, è inutile», chiosa il presidente dei deputati della Quercia, Luciano Violante. «Io ti voterei, certo, ma non posso garantire per gli altri», fa il galante Pierluigi Bersani incontrando alla buvette di Montecitorio la Prestigiacomo. Aperture arrivano dal ds Passigli («Lo sosterremo) e in parte dal presidente dei senatori della Margherita, Bordon. Giovanna Melandri: «è un ripiego, il governo non illuda però l’ opposizione concorra a discutere subito il ddl».La proposta (cinque articoli) non prevede per ora l’ inammissibilità delle liste “carenti” di donne, ma solo multe decurtando fino al 50% i rimborsi elettorali per i partiti inadempienti. L’ inammissibilità è rimandata alla successiva legislatura. Due le condizioni da rispettare per le quote: il 33% di donne in lista e il principio dell’ alternanza, una donna ogni quattro candidati dalla prossima legislatura, e da quella dopo, una ogni tre.

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