Vince la Cdu, rimonta l'Spd.

Vince la Cdu, rimonta l’Spd. Quale governo?

Vince la Cdu, rimonta l'Spd.
Vince la Cdu, rimonta l’Spd.

I risultati delle elezioni legislative tedesche hanno segnato cambiamenti notevoli nel panorama politico tedesco. La Cdu-Csu, alleanza tra Unione cristiano democratica e Unione cristiano sociale (partito della Baviera), è diventato il primo partito con il 35% e 225 seggi. La Spd è al 34% con 222 seggi (-29 seggi rispetto al 2002), i Verdi all’8% con 51 seggi (-4). Ottimo risultato per Fdp – Partito Liberale con quasi il 10% e 61 seggi (+14) e il nuovo partito della sinistra Linke con l’8.7% e 54 seggi (+52 sul dato della singola Pds). Questi partiti hanno ottenuto la rappresentanza in Parlamento, avendo superato la soglia del 5% prevista dalla legge che regola il sistema elettorale di tipo proporzionale. Tra gli esclusi, la Npd, il partito della estrema destra (1.6%).

A leggere alcuni giornali è sembrato che la Spd avesse concluso in modo trionfale una campagna elettorale iniziata con i pronostici sfavorevoli, riuscendo in extremis a raggiungere una “parità” con la Cdu-Csu. In modo implicito si tentava di convincere il lettore che Gerard Schröder e la Spd fossero i veri vincitori. Valutando i dati ci si accorge che la esultanza è un pò eccessiva. Significativa a tal proposito la constatazione di Oskar Lafontaine, uno dei fondatori della Linke: “Ieri sembrava di assistere a uno spettacolo teatrale dell’assurdo, con i perdenti che festeggiavano e ballavano di fronte alle telecamere come se fossero vincitori”. La rimonta della Spd rientra nella normale evoluzione di ogni campagna elettorale quando l’opposizione parte favorita, in conseguenza di una disaffezione dei cittadini verso il governo, e poi lo stesso governo recupera parzialmente, utilizzando le condizioni di vantaggio conferite dalla sua posizione.

E’ accaduto anche in Italia durante le Legislative del 2001. Nell’ultima fase della campagna elettorale il Centrosinistra recuperò un consistente numero di voti, tanto che – per i sondaggisti – se la data del voto fosse stata un mese dopo quella stabilita, i risultati sarebbero stati meno disastrosi. In Germania è valutazione comune a molti analisti che nel 2002 Schröder vinse le elezioni per il coinvolgimento popolare nella tragedia dell’alluvione che colpì molte zone della Germania, superando nelle ultime tre settimane prima del voto la Cdu-Csu, allora guidata da leader bavarese Edmund Stoiber. Schröder vinse di una incollatura e la distanza tra Spd e Cdu-Csu fu di tre seggi a vantaggio della Spd. Allora si parlò di “vittoria” della Spd e si incensò il sistema elettorale tedesco perché capace di “garantire maggioranze stabili anche con pochissimi seggi di scarto tra maggioranza e opposizione”.

Oggi con la identica distanza numerica tra le parti, quella che avrebbe dovuto essere presentata come una vittoria – seppure di stretta misura – della Cdu-Csu, in certi giornali è stata trasformata, in un risultato “deludente” per Angela Merkel. E’ evidente la forzatura, dovuta a prese di posizione aprioristiche. Per fortuna il gioco dell’inganno subliminale si ferma davanti alla capacità dei lettori di percepirlo immediatamente.

Per la Spd è uno scacco terribile perché dimostra che coloro che hanno deciso di andarsene, per l’impossibilità di trovare “qualcosa di sinistra” nel suo attuale programma, lo hanno fatto con convinzione. Anche il mondo della cultura si è diviso. Se il celebre regista Volker Schlondorf ha deciso stavolta di scegliere la Cdu-Csu, altri suoi colleghi, tra cui Wim Wenders, hanno confermato il proprio sostegno alla Spd, perché – a loro avviso – “ha dato impulso alla cultura”, la quale con la Cdu-Csu invece “farebbe passi indietro”. Da cui si potrebbe essere portati a pensare che gli intellettuali che sostengono una maggioranza alternativa a quella rosso-verde siano diventati improvvisamente autolesionisti. A scrutinio avvenuto, il panorama politico e partitico tedesco risulta articolato come mai prima d’ora e soprattutto subordina la formazione di un governo ad alleanze poco sperimentate. Sia quella tra Spd-Verdi con i liberali della Fpd di Guido Westerwelle, sia quella tra Cdu-Csu ed Fdp con i Verdi appiano come il tentativo di realizzare un mosaico mettendo insieme a forza i tasselli.

Anche la ipotesi di una alleanza tra la Spd-Verdi e la Linkspartei è quantomeno eccentrica. Al cospetto lo è meno quella della Cdu- Csu con i Verdi, data la esperienza di Angela Merkel come minitro dell’Ambiente nell’ultimo governo di Helmut Kohl (a cui è seguito, nell’ottobre 1998, il primo governo Schröder). Qualunque sia il nuovo governo, Oskar Lafontaine ha dichiarato che “la differenza tra i due (Spd e Cdu-Csu) è talmente piccola che non cambierebbe molto per noi, si tratta di sfumature”. Chi è più liberista: Schröder pronto a tagliare il Welfare pur di procedere con le “riforme” o la Merkel che chiede “più responsabilità individuale”? In Germania ci sono 5 milioni di disoccupati. La distanza tra Est e Ovest non è stata ridotta e appare ormai avere similitudini con la ormai ultracentenaria storica distanza tra Nord e Sud in Italia.

All’Est, dopo l’entusiasmo dei primi tempi dopo la caduta del muro di Berlino nel novembre 1989, sono emerse disuguaglianze, scarsa occupazione e difficoltà nel rapporto con l’Ovest. Non è casuale che dalla metà degli anni ’90 il primo partito nei lander orientali sia stato la Pds, erede del partito socialista al potere nella Germania Est (Repubblica Democratica Tedesca). La Link è nata dichiaratamente in opposizione alla Spd e in particolare alla politica economia di Schröder, ritenuta eccessivamente liberista. E’ stata costituita dalla convergenza tra Pds – Partito del socialismo democratico, di Gregor Gysi e Lothar Bisky; sindacalisti della Wasg, di Klaus Ernst; ex dirigenti dell’ala sinistra della Spd. Tra questi ultimi, Oskar Lafontaine, ex ministro delle finanze all’inizio dell’era Schröder, uscito dal governo e dal partito per la impossibilità di convivere con il Cancelliere.

Da sottolineare che nel suo discorso in chiusura della recente tornata elettorale, Lafontaine ha etichettato Schröder come: “l’uomo più bugiardo del mondo”. Questo è lo sfondo da cui dovrebbe sorgere un governo tra Spd-Verdi e Die Linke. Al comizio conclusivo di Schröder c’erano non più di diecimila persone, “un successo”, per i mass media a lui vicini. In realtà gli elettori che Schröder non lo votano, non l’hanno votato e non lo voteranno mai, ma anche coloro che, di cattiva voglia, mettono un segno sul simbolo del suo attuale partito, gli chiedono come mai oggi, dopo quasi otto anni del suo governo, i cittadini si ritrovano in condizioni peggiori di prima. Gli chiedono perché, ad esempio, oggi una persona in pensione si vede diminuire il potere d’acquisto dei propri risparmi. Anche la presunzione di certi mass media di ritenerlo “pacifista” perché non ha inviato soldati in Iraq è una forzatura, dato che lui si vanta invece che, con il suo governo, la Germania è oggi lo stato europeo con più soldati in Kosovo e Afghanistan.

Alla campagna elettorale di Schröder ha partecipato anche sua moglie, Doris Kopf, che però più che per il contributo politico si è segnalata per un episodio. In una intervista a Die Zeit, a proposito dei modi in cui le donne cercano di conciliare il lavoro e la famiglia, ha detto che comunque “questo non è il mondo della Merkel”, riferendosi al fatto che Angela Merkel non ha figli. Una dichiarazione non certo elegante, che però è stata avallata da Schröder, durante un dibattito televisivo, con la affermazione perentoria che per lui sua moglie “ha detto la verità”. Tutt’altro stile Angela Merkel, seppure ciò si sia dimostrato parzialmente un boomerang. Il suo carattere sobrio, in cui la cultura religiosa luterana si è sviluppata nel contesto fortemente laico dela ex Germania Est, ha forse spiazzato molti di coloro che da sinistra si dichiarano contro la “politica spettacolo”.

Nel risultato della Spd bisogna anche tenere conto di quanti sono tra i deputati eletti i sostenitori del riformismo di Schröder e quanti coloro che si rifanno alla tradizione socialista del partito, pur non volendo seguire il richiamo della Linkspartei, magari solo perché dubbiosi sulle sue possibilità elettorali. Forse alla Cdu-Csu sarebbe bastato mostrarsi volutamente appena un pò generica su temi come la sanità, la concertazione aziende-sindacati, lo stato sociale – evitando la tesi ultraliberista di Paul Kirchhof della tassazione “flat” – per non far spaventare un certo numero di elettori, pronti altrimenti a dare il voto alla Merkel.

Adesso si apre la fase dei confronti e delle trattative per la formazione del governo. Tante le ipotesi e le varianti: la Grossa Coalizione tra i due maggiori schieramenti è subordinata al problema di chi la guiderà – Schröder, Merkel, un terzo? – e appare essere apprezzata solo dal 30% dei tedeschi. Le altre alleanze “colorate” contengono i prodromi della instabilità. Ma ancora più incertezze creerebbe un ritorno alle urne. Qualche cronista politico, con cultura da Bar dello Sport, ha detto che la mancata vittoria netta della Cdu-Csu è per alcuni avversari una buona notizia. In verità invece una Germania senza governo è una cattiva notizia. Per tutti.

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