Economia

Governo Berlusconi III: quarto mese


Governo Berlusconi III: quarto mese

Beppe Pisanu

Brusca accelerata sulla riforma di Bankitalia e sul destino del governatore Antonio Fazio. Un passo concreto per stringere i tempi lo ha fatto il governo fissando per la prima data utile, venerdì 26 agosto, la riunione del Cicr. Il tutto mentre da Francoforte le indiscrezioni parlano di un consistente interessamento della Bce: si teme che il discredito internazionale che sta colpendo Fazio e la Banca d’ Italia possa raggiungere l’ Eurotower e, dunque, si lanciano segnali insistenti al governo italiano affinché il caso venga risolto prima della ripresa autunnale, a settembre, dell’ attività della Banca centrale europea. Le prime spiegazioni sul comportamento tenuto nelle Opa bancarie il governatore dovrà darle a Domenico Siniscalco e agli altri ministri convocati per il Cicr. L’ incontro si terrà prima del Consiglio dei ministri previsto per lo stesso giorno. Anche se non sono attese decisioni, è da rimarcare che il dossier-Fazio sarà il primo atto del governo al rientro dalla pausa estiva.

«La prima mossa spetta alla politica, non sarà Fazio a presentarsi con delle proposte. Immagino che al Cicr del 26 agosto si svilupperà un dibattito. Se emergerà la richiesta di dare mandato alla Banca d’ Italia per un progetto di riforma, il governatore si adeguerà prontamente. Non c’ è dubbio che da parte sua ci sia una disponibilità a discutere di questo argomento». Nelle parole del senatore Luigi Grillo, il politico più vicino ad Antonio Fazio, la conferma del copione che comincia con il Cicr e si dipana fino alla ripresa parlamentare passando per il Consiglio dei Ministri del 3 settembre. Nessuno scatto d’ orgoglio da parte del governatore all’ appuntamento della settimana prossima, lascia intendere Grillo. Ma le necessità politiche delle varie forze della maggioranza non sembrano collimare tra loro. Il premier è orientato a lasciare Fazio al suo posto con l’ incarico di gestire una riforma di cui proprio il suo operato ha evidenziato la necessità. Il sottosegretario all’ Economia, Maria Teresa Armosino, riflettendo la posizione intransigente di Domenico Siniscalco, ieri si domandava: «E’ capace l’ istituto, con l’ attuale composizione, di un colpo di reni per autoriformarsi? Se ritiene di poterlo ancora fare si spicci, o dovrà intervenire il governo».

Servono solo tre giorni di dibattito tra Camera e Senato per far diventare legge dello stato il decreto antiterrorismo su cui il ministro dell’ Interno Giuseppe Pisanu nelle ultime tre settimane ha dato anima, nervi e pazienza. Il decreto diventa legge alle 18 e 50 di ieri pomeriggio tra gli applausi dell’ aula di Montecitorio dove fin dalla mattina, nonostante i quaranta gradi e il sabato 30 luglio, è presente buona parte del governo: c’ è il premier Silvio Berlusconi e i ministri Pisanu (Interni), Fini (Esteri), Prestigiacomo (Pari opportunità), Giovanardi (Rapporti con il parlamento), Buttiglione (Beni culturali), il sottosegretario Paolo Bonaiuti e molti sottosegretari. I diciannove articoli per agevolare l’ intelligence, migliorare gli strumenti investigativi e rafforzare il controllo del territorio sono approvati con 385 voti a favore, 20 no da parte di Rifondazione, Comunisti italiani e Verdi. Il conto dei voti registra anche un astenuto e la non-partecipazione al voto della sinistra Ds.

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