Parlamento

Cda Rai unanime, Petruccioli presidente.

Rai, la commissione di Vigilanza nomina sette membri del Cda

Rai, la commissione di Vigilanza nomina sette membri del Cda

Il consiglio di amministrazione della Rai ha nominato ieri, all’unanimità, Claudio Petruccioli nuovo presidente del servizio pubblico. Una nomina che mette fine a mesi di stallo sulle nomine dei vertici di viale Mazzini a causa del mancato accordo su una figura accettata sia dai consiglieri della maggioranza che da quelli dell’opposizione. Resta da sciogliere il nodo del direttore generale.
Ieri il consiglio di amministrazione non ha dato nessuna indicazione. Tutto rimandato, quindi, a domani quando si riunirà il consiglio di amministrazione e poi «cercherò – dice Petruccioli – di parlare con il ministro del tesoro per informarlo delle nostre decisioni». A seguire si
svolgerà l’assemblea totalitaria per integrare l’ordine del giorno della successiva assemblea ordinaria. Se si raggiungerà l’intesa, il cda provvederà alla nomina del successore di Flavio Cattaneo.Nel suo discorso di insediamento Petruccioli (che ieri si è dimesso dalla carica
di senatore) ha manifestato la volontà di creare «armonia» sia all’interno del cda sia con il direttore generale. Il ruolo che il presidente deve svolgere, secondo Petruccioli, è quello di rispettare e considerare «tutte le posizioni che si esprimono in consiglio; il suo compito non è
segnalare o confermare un’appartenenza o uno schieramento», ma fare «esprimere e valere, in ogni momento, all’interno del cda, il massimo di convergenza e di corresponsabilità.
Senza che ciò confonda la dialettica delle posizioni. Per questo è necessaria la più limpida trasparenza».Quello del direttore generale, però, è  un problema difficile da risolvere anche perché pesano i pareri legali (firmati dagli studi Pace, Ripa di Meana, Luciani e Malinconico) chiesti dai consiglieri dell’opposizione (Curzi, Rizzo Nervo e Rognoni) e che hanno decretato l’incompatibilità di Alfredo Meocci, candidato della maggioranza, ex membro dell’authority Tlc. La decisione sugli aspetti legali «grava sulle spalle dell’azionista che deve fare la proposta. Non a caso – spiega Petruccioli che nei giorni scorsi aveva fatto capire di non essere contrario a Meocci, creando non pochi malumori nel centrosinistra – in tutti i ministeri ci sono fior di uffici legali.
Alfredo Meocci, candidato del consiglio d’amministrazione, o meglio della sua maggioranza, è la nomina attesa che il presidente della Rai Claudio Petruccioli consegna a Domenico Siniscalco, azionista di maggioranza della Rai e all’assemblea degli azionisti. Il piano del governo che prevede l’accoppiata Petruccioli-Meocci al vertice della tv pubblica sembra essere andato in porto ma, a sorpresa, è proprio Siniscalco a intralciare la manovra. Salvo fare macchina indietro a distanza di poche ore.

Queste, in sintesi, le biografie dei sette nuovi consiglieri di amministrazione della Rai indicati oggi dalla commissione di Vigilanza.

Giovanna Bianchi Clerici
(in quota Lega Nord) – Nata a Busto Arsizio (Varese) il 26 agosto 1958, è laureata in Lingue e civiltà orientali ed è giornalista professionista. E’ in Parlamento dal 1996, eletta nelle liste del Carroccio e fa parte della commissione Cultura della Camera. E’ stata anche membro della Vigilanza Rai e, per la commissione Cultura, relatrice della legge Gasparri.

Sandro Curzi (Prc-Verdi) – Nato a Roma il 4 marzo del ’30, ha iniziato a scrivere giovanissimo sull’Unità clandestina. Dalla fine degli anni ’50 e’ inviato nella guerra di liberazione d’Algeria, capocronista, caporedattore centrale dell’Unità, per oltre un decennio, interrotto da una stagione alla stampa e propaganda di Botteghe Oscure. E’ a Paese Sera, vicedirettore, negli anni della contestazione studentesca. Nel ’75 si dimette per entrare come redattore ordinario al Gr Rai diretto da Zavoli. Da lì passa al nascente Tg3 come condirettore di Biagio Agnes. Diventerà direttore dall”87 al ’93. Quando il Cda dei professori decide un avvicendamento, non accetta di rimanere senza incarico nell’azienda e si dimette. Pochi mesi dopo Montedison, editore allora di Telemontecarlo, lo chiama alla direzione del Tg che lascerà due anni più tardi dopo la vendita dell’emittente a Cecchi Gori. Fa ancora televisione per un anno come editorialista del Costanzo Show e di nuovo in Rai per ‘I grandi processi’ di Raiuno. Infine, dal ’98 fino a pochi mesi fa, e’ direttore del quotidiano Liberazione.

Gennaro Malgieri (An) – Deputato di An, è nato a Salopaca (Benevento) il 28 luglio del 1953. Laureato in giurisprudenza, è giornalista ed ha percorso tutta la carriera professionale all’interno del quotidiano che era del Msi poi di An, il Secolo d’Italia. Del quotidiano è diventato direttore nel maggio del 1994. In passato collaboratore dell’Indipendente, è attualmente direttore della nuova versione della stessa testata. E’ deputato per An dal 1996, e come tale membro della Commissione Cultura della Camera.

Nino Rizzo Nervo (Margherita) – Uomo Rai di lunga esperienza. Nato il 15 marzo del 1953, laureato in Scienze politiche, è stato assunto nel ’79. Nel settembre ’86 è stato nominato responsabile della redazione giornalistica della sede regionale per la Sicilia. A luglio ’94 e’ diventato vicedirettore della Tgr e nell’agosto 1995 vice-direttore di Televideo. Nell’agosto ’96 Rizzo Nervo viene nominato alla direzione della TGR. Nel ’99 guida il Tg3, dal quale si dimette nel settembre del 2000 in seguito alla vicenda delle immagini dei pedofili trasmesse dal suo tg e anche dal Tg1 allora diretto da Gad Lerner. Le dimissioni furono ritirate da Rizzo Nervo dopo l’invito del cda Rai a restare. Nel giugno 2001, lasciato il Tg3, è diventato il nuovo condirettore delle news de La7. Abbandona la direzione del tg solo dopo pochi mesi, nel novembre del 2001. Dall’inizio del 2003 è stato direttore di Europa, quotidiano della Margherita.

Carlo Rognoni (Ds) – Deputato Ds, è nato a Parma il 2 gennaio del 1942. Ha la maturità scientifica ed è giornalista. Esperto di comunicazione, è stato prima direttore di Panorama, poi di PM Panorama Mese, da lui ideato e lanciato, poi di Epoca, infine direttore del Secolo XIX. Eletto senatore nel 1992, dal 1994 al 2001 è stato vicepresidente del Senato. Eletto alla Camera nell’ultima consultazione politica, è responsabile del Dipartimento Europa del Gruppo Ds-Ulivo, e responsabile informazione della segreteria Ds. E’ membro della commissione Trasporti e comunicazioni. La sua ultima pubblicazione, ‘Inferno tv’, con lo stile dell’inchiesta giornalistica, racconta le origini oscure e l’iter parlamentare della legge Gasparri.

Marco Staderini (Udc) – Attuale presidente dell’Inpdap, l’istituto di previdenza dei lavoratori pubblici, e consigliere di amministrazione di Ferrovie, è nato a Roma l’11 luglio del 1946. Si è laureato nel 1971 in ingegneria civile all’università La Sapienza. Nel 1974 ha iniziato a lavorare al Gruppo Finsiel come programmatore, nel 1976 è passato alla Sogei dove è successivamente diventato direttore dei progetti speciali. Nel 1990 è entrato in Lottomatica, diventandone poi amministratore delegato e presidente (carica che ha lasciato nel 2003). E’ stato già nel cda Rai guidato da Antonio Baldassarre, il più breve nella storia dell’azienda.

Giuliano Urbani (Forza Italia) – Ex ministro dei Beni culturali, è nato a Perugia il 9 giugno 1937. Laureato in Scienze politiche, curriculum accademico di rilievo (spicca la cattedra di Scienza della politica alla Bocconi di Milano) e collaborazione come editorialista per numerose testate (dal Giornale al Corriere della Sera, dalla Stampa al Mondo al Sole 24 Ore), dal 1976 al 1988 ha fatto parte del Centro Studi di Confindustria. Urbani ha anche elaborato il programma istituzionale di Forza Italia, movimento che immagina saldamente ancorato al centro. E’ eletto deputato per la prima volta il 27 marzo 1994. E in quell’anno entra a far parte del primo governo Berlusconi come ministro per la Funzione Pubblica e gli Affari Regionali. Nel 1996 viene rieletto nelle liste proporzionali di Forza Italia. Rieletto nel 2001 nel maggioritario in Lombardia, diventa ministro dei Beni culturali, carica che ha mantenuto fino a qualche settimana fa e alla formazione del Berlusconi bis.

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