Parlamento

Dl Pisanu, ok bipartisan

Dl Pisanu, ok bipartisan

Beppe Pisanu e Silvio Berlusconi

Servono solo tre giorni di dibattito tra Camera e Senato per far diventare legge dello stato il decreto antiterrorismo su cui il ministro dell’ Interno Giuseppe Pisanu nelle ultime tre settimane ha dato anima, nervi e pazienza. Il decreto diventa legge alle 18 e 50 di ieri pomeriggio tra gli applausi dell’ aula di Montecitorio dove fin dalla mattina, nonostante i quaranta gradi e il sabato 30 luglio, è presente buona parte del governo: c’ è il premier Silvio Berlusconi e i ministri Pisanu (Interni), Fini (Esteri), Prestigiacomo (Pari opportunità), Giovanardi (Rapporti con il parlamento), Buttiglione (Beni culturali), il sottosegretario Paolo Bonaiuti e molti sottosegretari. I diciannove articoli per agevolare l’ intelligence, migliorare gli strumenti investigativi e rafforzare il controllo del territorio sono approvati con 385 voti a favore, 20 no da parte di Rifondazione, Comunisti italiani e Verdi. Il conto dei voti registra anche un astenuto e la non-partecipazione al voto della sinistra Ds. Un fronte che così compatto e bipartisan non s’ è mai visto ma che rischia di frantumarsi nella prima parte della giornata quando il capogruppo Ds Luciano Violante elenca i punti del decreto che vanno corretti per motivi costituzionali (prelievo della saliva, espulsioni senza il nulla del magistrato, notifiche) annunciando così il rinvio del testo al Senato. La ciambella di salvataggio arriva intorno alle tredici quando Pisanu chiede una sospensione all’ aula, si ritira con Berlusconi nella Sala del governo e convoca Violante che nel frattempo è andato a bere qualcosa alla buvette. Un faccia- a-faccia delicatissimo a cui si aggiungono subito dopo anche Anna Finocchiaro (ds) e il capogruppo della Margherita Pierluigi Castagnetti – da cui dipende l’ esistenza del decreto ma anche la tenuta politica dell’ Unione. «Contro questo nemico invisibile dobbiamo essere tutti uniti» dice Berlusconi. «Se lo rinviate al Senato il decreto è a rischio perché martedì non ci sarà mai il numero legale» aggiunge Pisanu. La mediazione arriva dopo circa mezz’ ora. Violante fa un passo indietro anche perché la Margherita, che al Senato ha ottenuto il reato di incitazione al terrorismo e l’ espulsione immediata per chi ha documenti falsi, gli fa capire che lascerebbe soli i Ds e voterebbe a favore. La via di mezzo è un ordine del giorno che «impegna il governo a presentare alla Camera entro il 30 ottobre prossimo una relazione sull’ applicazione delle singole disposizioni del decreto». Una data che dovrà coincidere con la presentazione del disegno di legge sulla procura antiterrorismo. Alle 18 e 50 il decreto diventa legge. Il premier, che non ha votato «perché erano presenti quasi tutti gli onorevoli», lascia Montecitorio soddisfatto: «Con l’ opposizione c’ è stato un ragionamento molto sereno, franco e cordiale. Lavoreremo tutti insieme per dare ai cittadini l’ assoluta garanzia che non ci possono essere indebite incursioni nella loro privacy con la scusa della lotta al terrorismo». Pisanu lascia l’ aula ed è il ritratto della felicità. Di prima mattina aveva rivolto un appello all’ opposizione «per approvare il decreto così com’ è». E’ «perfettibile» aveva aggiunto «ma in questo momento è una priorità assoluta». Dopo il voto il leader della Margherita Francesco Rutelli ammonisce: «Abbiamo votato compatti ma ora basta con la demagogia e il populismo di queste settimane».

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