Parlamento

Ddl anti Infibulazione, approvato al Senato

Ddl anti Infibulazione, approvato al Senato

Ddl anti Infibulazione, approvato al Senato

Il Senato dice no all’infibulazione. Con un voto quasi unanime (solo quattro astenuti), l’assemblea di Palazzo Madama ha approvato la legge sulle mutilazioni genitali femminili, punendo la pratica dell’infibulazione. Il provvedimento tornerà alla Camera (che aveva già approvato il testo lo scorso maggio) per l’esame delle modifiche introdotte dai senatori. Per molte delle quattromila bambine africane che vivono in Italia la legge arriva forse tardi, ma per le altre migliaia che rischiano di essere infibulate il testo approvato potrebbe rappresentare la salvezza.

Il sì di Palazzo Madama è stato unanime e trasversale. Maggioranza e opposizione si sono ritrovate nel votare una legge che ha il suo fulcro nell’inserimento reato di mutilazione degli organi genitali femminili nel codice penale. Unici astenuti i senatori di Rifondazione comunista e, a titolo personale, la parlamentare della Margherita Cinzia Dato.

Quando la normativa entrerà in vigore, chiunque praticherà l’infibulazione sarà punito con la reclusione da 4 a 12 anni. La pena sarà aumentata di un terzo se la mutilazione sarà compiuta su una minore e in tutti i casi in cui viene eseguita per fini di lucro. I medici scoperti a praticare l’infibulazione, oltre la pena, rischiano anche la cancellazione dall’ordine per un massimo di 10 anni. La legge, inoltre, colpirà i colpevoli anche nel caso in cui l’infibulazione sia stata eseguita all’estero. In Italia sono circa 45 mila le ragazze provenienti dai paesi dove l’infibulazione viene ancora praticata.

Il testo contiene anche una parte propositiva. Lo Stato si impegna ad avviare una serie di campagne di informazione rivolte agli immigrati. Campagne che cercheranno di raggiungere le comunità africane che vivono in Italia, comunità in cui l’infibulazione è ancora una pratica radicata. Previste anche campagne informative nei paesi d’origine.

Tutti d’accordo sulla necessità di un giro di vite per contrastare un fenomeno di cui l’Italia ha preso coscienza solo negli ultimi anni. “Non dobbiamo avere paura di imporre valori occidentali – ha detto il diessino Elvio Fassone – Il diritto all’integrità fisica è un diritto universale”. Unica voce fuori dal coro la senatrice della Margherita Cinzia Dato: “Prima di approvare una legge così repressiva – ha detto – dovremmo mettere fuori legge il ricorso alle pratiche di chirurgia estetica per le minorenni. Anche in questo caso si tratta di imposizioni violente provenienti da vincoli culturali”.

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