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Scioccante striscione leghista: “Stuprate Pegoraro!”

Scioccante striscione leghista:

Alfonso Pecoraro Scanio

PROFONDO VERDE «Castrazione per gli stupratori». La pancia leghista ascolta, digerisce una settimana la chiamata alla giustizia-machete suonata dal ministro Calderoli dopo i fatti di Bologna e Milano e rilancia: «Stuprate Pecoraro». Uno striscione che le Camicie Verdi di Ponti sul Mincio, vicino Mantova, hanno esposto all’ingresso della propria «festa» provinciale: «Stuprate Pegoraro», anzi, – il cambio di consonante magari per evitare la querela – per «avvertire» il leader del Sole che ride. Un lenzuolo bianco attaccato alle transenne, scritta verde. Sopra, a mezz’aria, un altro drappo, stavolta ufficiale Lega Nord, legato tra due alberi.

La notizia arriva a Roma grazie alla Gazzetta di Mantova, che riporta e racconta il fatto. Ermete Realacci della Margherita legge e in aula alla Camera non se la tiene, pretende dal gotha del Carroccio l’«immediata sconfessione» della prodezza. Anche perché la pancia leghista fa le cose per bene: «Sì, il Pegoraro del cartello è il deputato dei Verdi, quello omosessuale… », spiega candido un ragazzo della festa al cronista della Gazzetta. La caccia all’immigrato stupratore si converte in caccia ai gay.

«Un insulto a me? Certo, una cosa squallida. Ma l’insulto peggiore è per le ragazze violentate in questi giorni, italiane e straniere» dice Pecoraro. «È il segno di una cultura – anzi sottocultura – politica che dà spazio e legittimità a certi sfoghi primitivi. Certi inviti alla violenza qualcuno li ascolta, ecco che poi ci scappa addirittura l’invito allo stupro».

A Montecitorio l’opposizione va all’attacco. Ancora Realacci: «Sarebbe facile ironizzare sull’invito alla castrazione chimica rispetto a comportamenti di questo tipo che hanno già castrato l’intelligenza degli autori». Cento: «Le scuse servono non solo per aver offeso Pecoraro, ma soprattutto per il messaggio lanciato e chi si è voluto colpire con quel simbolo e quello striscione». Mentre Buemi dello Sdi: «È probabile che la decisione di esporre lo striscione non sia stata presa o istigata direttamente da dirigenti della Lega. Ciononostante l’humus culturale, il contesto psicologico, i destinatari del messaggio ed in primo luogo gli autori dell’iniziativa, sono sicuramente i plaudenti di molte truculente proposte di legge della Lega e dei suoi dirigenti più importanti su immigrati, drogati, meridionali, presunti stupratori».

E il Carroccio? Minimizza, anzi peggio. «La solidarietà che hanno mostrato a Pecoraro è eccessiva e esagerata», rivendica il deputato Rossi. Che ci prova una volta, parlando di «ipotetico cartello» e alambiccando come lo striscione «non avesse nessun simbolo della Lega». Le foto, però, dicono altro. Rossi ci prova di nuovo, tirando in ballo il «clima di violenza politica» che in Emilia Romagna si respirerebbe nei confronti del suo partito. Insomma, scuse nemmeno a parlarne.

Nel pomeriggio all’esponente dei Verdi giunge la solidarietà di Casini, presidente della Camera, che sottolinea che con quello slogan si è passato il segno. «Non so se sia farina del nostro sacco oppure no, in un caso o nell’altro resta il gesto volgare di un imbecille e come tale deve essere considerato». È Calderoli, che per l’ora dell’aperitivo si ricorda di essere un ministro della repubblica.

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