Musica

Un successo prendere in giro Antonacci

Un successo prendere in giro Antonacci

Simone Cristicchi

«Proprio a me doveva capitare, la realtà mi si è rivoltata contro», commenta Simone Cristicchi. In «Fabbricante di canzoni» se la prende con i tormentoni, ma la sua «Vorrei cantare come Biagio» sta diventando la colonna sonora dell’estate.
«Vorrei pesare come Biagio Antonacci / Firmare autografi alle fan, riempire i palasport / E fare quel che fa Biagio Antonacci», recita il ritornello. Un’ipnotica ossessione quella per l’autore di «Iris» che ha portato Cristicchi ai primi posti delle canzoni più richieste. Il primato se lo contende con «Pazzo di lei», composto proprio dalla sua «vittima» Biagio Antonacci. Gli altri italiani in gara per la canzone regina sono Jovanotti con «(Tanto)3», il ritrovato Nek con «Lascia che io sia», l’ex Lùnapop Cesare Cremonini con «Marmellata #25», l’esordiente Pago con «Parlo di te». Fra gli stranieri si punta su «Incomplete» che segna il ritorno dei Backstreet Boys, la divertente «Don’t Phunk With My Heart» dei Black Eyed Peas, la patinata «Shiver» di Natalie Imbruglia, la folkeggiante «Black Horse And The Cherry Tree» della scozzese (ma cinese d’origine) K.T. Tunstall. La più goliardica: «Federica» dei Flaminio Maphia che in rime hip hop racconta l’autoerotismo.

Romano, 28 anni, Simone spiega che non l’ha fatto apposta a confezionare un successo. «Ho scritto il pezzo in un momento di grande tristezza e sofferenza — racconta lui che è arrivato in finale a Musicultura —, mi sentivo senza speranza e sembrava che la mia carriera non avesse sbocchi. Mi sono chiesto: sarà che per fare questo mestiere devo essere come Antonacci?». Perché proprio lui? «Mi piaceva il suono del nome: starebbe bene anche a un idraulico. Eros Ramazzotti e Renato Zero no, fanno troppo artista. E poi termina in ’acci… un’imprecazione romana». Ancora più buffo è che Biagio, dopo aver ascoltato il pezzo, ha voluto far aprire a Simone il suo concerto romano. «All’inizio era perplesso, pensava a una colossale presa in giro, poi l’ha ascoltata insieme alla mamma e al fratello, si è divertito. L’ironia è velata, tanto che qualcuno pensa che io davvero vorrei cantare come lui». E invece? «No, con tutto il rispetto e la stima per Antonacci. Il suo unico difetto è che fotocopia se stesso in ogni disco. Succede a tanti, però bisogna stare attenti: si rischia l’autoplagio». Simone sogna una carriera come Franco Battiato, Ivano Fossati, Giorgio Gaber. «Aggiungo anche l’attore Ascanio Celestini. I miei concerti sono sul modello del teatro canzone di Gaber. Purtroppo ho visto i suoi spettacoli solo in cassetta. Mi ha colpito il coraggio di provocare».

Una massa ribelle di ricci neri e lo sguardo nascosto dagli occhiali da vista, si definisce «cespuglio pensatore» («I miei pensieri quando escono dalla testa si impigliano ai capelli»), che poi è anche il titolo di una sua canzone. Il suo sito internet riporta una massima: «Se la montagna viene da te e tu non sei Maometto… scappa perché è una frana». «Non sono pessimista e nemmeno triste, forse un po’ riflessivo», commenta lui che sta preparando il suo primo album, uscita prevista a settembre. «Manca solo il titolo, con la crisi discografica che c’è pensavo di chiamarlo “L’ernia del disco”». Da ragazzo voleva diventare fumettista, è anche stato un allievo di Jacovitti. «Se suono è tutta colpa di una chitarra con le corde arrugginite trovata in soffitta». Il suo primo singolo, «Elettroshock», è del 2000. «Per sopravvivere ho fatto il gelataio e anche il tombarolo. Sono stato beccato e ho preso una denuncia dai Carabinieri. Sa qual è il paradosso? La mia fidanzata fa l’archeologa».

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