Parlamento

Università, governo battuto alla Camera

25 aprile. Moratti: "In democrazia ci sono anche le contestazioni"

Letizia Moratti

Maggioranza battuta al primo voto alla Camera sul disegno di legge Moratti che modifica lo stato giuridico dei docenti universitari. Un emendamento presentato dall’opposizione, approvato con un voto di scarto, ha cancellato l’ articolo uno del testo. E da stamattina i ricercatori inizieranno lo sciopero della fame in cinque atenei. Profondamente modificato dalla maggioranza in Commissione Cultura, il testo non piace a nessuno: le associazioni di ricercatori e docenti e la Conferenza dei Rettori ne hanno chiesto il ritiro. Confindustria lo boccia perché «consolida le posizioni conservatrici e deprime le speranze meritocratiche». Duro anche il commento di Walter Tocci, ds, membro della Commissione Cultura: «è lo spregio reiterato del valore scientifico, è la più grande ope legis della storia dell’ Università. con la quale a trentamila contrattisti viene attribuito, senza alcun concorso, il titolo di professore aggregato, oltretutto senza che venga stanziato un euro in più. Chiederemo il ritiro del provvedimento e se la maggioranza si opporrà abbiamo già preparato un buon numero di emendamenti. Con un centrodestra così sfilacciato contiamo di far passare numerose modifiche». Contro il governo, che malgrado il rovescio politico, ha deciso di tirare avanti, anche il segretario della Cgil università: «Tutti sono contro la riforma ma la maggioranza fa finta di nulla – afferma Enrico Panini – una linea politica che sta portando allo sfascio dell’ università e della ricerca pubblica». Da un anno e mezzo sul sentiero di guerra i ricercatori hanno scelto la linea dura: da stamattina, in cinque atenei, inizieranno lo sciopero della fame che durerà almeno fino al termine della discussione alla Camera. Ma la protesta sarà affiancata da altre iniziative: astensione dagli esami dal 20 al 27 giugno e dalle sedute di laurea per l’ intero mese di giugno, conferma dell’ indisponibilità a tenere corsi anche per il prossimo anno accademico. «Contestiamo – affermano le associazioni dei ricercatori – i contenuti e lo spirito di un provvedimento che non ha tenuto in alcun conto le nostre proposte, tra le quali l’ assunzione di 20 mila ricercatori per far fronte ai nuovi pensionamenti».

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