Centrosinistra

Procreazione assistita: i radicali mettono in scena i fantasmi del referendum

Procreazione assistita i radicali mettono in scena i fantasmi del referendum

Procreazione assistita i radicali mettono in scena i fantasmi del referendum

Una quarantina di ‘fantasmi’ che si aggirano noncuranti per il centro di Roma con tanto di scorta dei carabinieri, così ieri 27 maggio i Radicali, tutti bardati con lenzuola bianche e cartelli al collo con le scritte ‘Libertà religiosa’, ‘Laicità’ o ancora ‘Legalità’ e ‘Italiani all’Estero’, hanno manifestato contro l’oscuramento della campagna referendaria sulla legge 40, la mancata presa di posizione dei ‘big’ dei partiti sulla questione e il “quorum-truffa”. Ritrovo alle 10.45 alla sede dei Radicali in via di Torre Argentina e poi percorso ‘mirato’: Palazzo Grazioli, residenza del presidente del Consiglio, Piazza Santi Apostoli, sede dell’Ulivo, Sant’Andrea delle Fratte per la Margherita e via Due Macelli, sotto l’Udc.

Ordinati e in fila per due, qualcuno, come Emma Bonino (con tanto di trolley al seguito), con il volto scoperto e altri con le maglie rosse e la scritta ‘Io non mi astengo’ con la matita simbolo della raccolta delle firme, hanno dedicato a ogni tappa uno slogan.  Le maggiori ‘intemperanze’ sotto la sede dei Dl con qualche battuta dedicata al presidente della Margherita Francesco Rutelli, ex-radicale. “I fantasmi – ironizza Daniele Capezzone – trascinano le catene, tu la cicoria…”.

“Qual è lo spirito di questa manifestazione?” chiede un cronista. E scatta una risata generale.
“Lo spirito – coglie la palla al balzo la Bonino – in questo caso è la forma di questa manifestazione…”.
Gli ‘spiriti’, i fantasmi – argomenta l’ex-commissaria europea – “sono quelli della laicità, quando l’unico leader a scendere in campo è Camillo Ruini e poi quello della libertà religiosa e della correttezza istituzionale”.
“Noi – aggiunge – siamo dei fantasmi finti, ma il fantasma vero è quello del quinto referendum: quello sull’aborto che si cela dietro ai propositi dei fautori della legge 40 ormai con una chiarezza accecante”.

I Radicali sono ormai arrivati a via del Plebiscito.
“Vogliono ridiscutere la legge sull’aborto – attacca Daniele Capezzone – ma anche il metodo contraccettivo della spirale e l’amniocentesi. Vogliono ridurre a fantasma anche i diritti dei bimbi a nascere e dei malati a guarire”.
Il cammino riprende verso piazza Santi Apostoli con il ‘fantasma coordinatore’ Marco Cappato, che si riconosce, sotto il lenzuolo, dalle scarpe e dalla voce, a guidare le manovre: “State in fila”; “Un po’ più di cartelli su Prodi un po’ meno su Berlusconi” (a via di Torre Argentina ne hanno preparati ad hoc per ogni tappa del percorso).

A piazza Venezia i vigili bloccano il traffico e li fanno passare. Qualche turista sperduto, mappa di Roma alla mano, si ferma a guardare, un paio di giapponesi (clichè rispettato alla lettera) scattano delle foto.

Sotto la sede dell’Ulivo Emma Bonino ricorda quando, a febbraio, andò a portare un mazzo di rose bianche per chiedere a Prodi ‘ospitalità’ per i Radicali nelle liste regionali.

“Siamo qua con gli stessi – osserva – io, Rita Bernardini, Daniele Capezzone, Marco Cappato”. E anche questa volta i Radicali ‘reclamano’ attenzione. “Al di là delle questioni delle liste unitarie – attacca – la verità è che questo dibattito li mette al riparo dal dover prendere delle posizioni, dal doversi mobilitare per il referendum e noi per svelarlo ci veliamo: siamo i fantasmi della trasparenza…”.
“Qui – le fa da coro Capezzone – c’è anche il fantasma della leadership politica e le uniche cose che non sono invisibili sono le risse e la cicoria…”.

Si riparte: la meta è via di Sant’Andrea delle Fratte.
“Questi sono i Radicali – osserva una signora dallo spiccato accento siciliano uscita da un negozio a dare un’occhiata – perché ho visto la Bonino”.
“Fantasma di Rutelli – accenna qualcuno con il megafono – dove sei?”. E Capezzone interviene sulla ‘moratoria’ sulla lista unitaria suggerita da Lanfranco Turci e da Fausto Bertinotti per dare spazio ai referendum. “Una moratoria – osserva – vuol dire che poi riprendono a litigare.
Il loro popolo, invece, gli chiede di smetterla proprio e di parlare dei referendum”.

A via Due Macelli, sede dell’Udc, qualcuno si affaccia dal terrazzo. “La partita è ancora tutta da giocare – incita Cappato – e in altri Paesi è stata già vinta.
Se si spiega alle persone che non è un referendum politicizzato e se non vanno a votare non fanno un dispiacere ai partiti ma a loro stessi, allora vinciamo alla grande!”.

Di fianco a lui Daniele Capezzone, si è tolto il lenzuolo visto che ormai è l’ora del ‘sciogliete le righe’. Ragiona su De Gasperi. “Ho nostalgia – osserva – di partiti cattolici che tenevano però in enorme considerazione la laicità dello Stato…”. Qualche giorno fa Marco Pannella aveva incitato l’Unione a organizzare un girotondo sotto la sede dell’Udc, proprio per chiedere dove fosse andato a finire lo spirito di De Gasperi.

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