Centrodestra

Berlusconi all’ attacco di Follini Ora Casini lo metta da parte

Casini "ironizza" su Berlusconi

Silvio Berlusconi e Pierferdinando Casini

«La vera novità di Catania è che abbiamo trovato il modo per semplificare lo schieramento politico». Dopo il voto in Sicilia Silvio Berlusconi ha puntato l’ obiettivo sui centristi. Ha letto con attenzione i risultati della città etnea. Con i suoi non ha nascosto il pesante arretramento dei Forza Italia, ma soprattutto ha sottolineato il colpo assestato da Raffaele Lombardo a Marco Follini. Ossia il ruolo svolto dalle liste autonomiste. Da quelle “leghe” del sud che possono diventare un modello in tutto il Mezzogiorno in vista dell’ appuntamento elettorale del 2006. Soggetti politici in grado di intercettare il voto di centrodestra in uscita e di rimanere fedeli a Forza Italia. Anzi, costituire quasi un’ unica formazione con i forzisti. «Vediamo cosa succede al congresso dell’ Udc», va ripetendo in queste ore il premier. Eh già, perché le assise centriste di fine giugno potrebbero rivelarsi un passaggio fondamentale nel disegno berlusconiano. Il presidente del consiglio si è messo già all’ opera. Può contare sulla minoranza interna. Ma soprattutto spera di poter correggere sensibilmente i rapporti di forza dentro l’ Udc.

Tant’ è che la componente “anti-folliniana”, ringalluzzita dal dato di Catania, sta iniziando a mettere a punto un documento alternativo. E, come ha fatto Totò Cuffaro, a prendere le distanze dalla segreteria. «Ad esempio – ha detto ieri il premier con una battuta nella riunione con lo stato di maggiore forzista – se uno come Giovanardi diventasse presidente del partito… «. Di certo l’ inquilino di Palazzo Chigi vuole in primo luogo indebolire l’ alleato più critico. Insomma il suo progetto è «normalizzare» gli ex democristiani. Trovando un Lombardo in ogni regione del sud. In Puglia, ad esempio, l’ idea è quella di affidare questo ruolo a Raffaele Fitto. Concordare così la nascita di una lista competitiva con il partito di Follini e dar vita “in nuce” a quel Partito popolare europeo di cui spesso a Via Due Macelli si è ragionato. Il tutto bypassando l’ Udc e operando una sorta di “restyling” di Forza Italia. «Il modello Catania – è la convinzione di Palazzo Chigi – può essere vincente anche a livello nazionale». Soprattutto può essere utile per frenare l’ emorragia di dirigenti e blocchi di potere a livello locale verso le formazioni “confinanti” del centrosinistra come l’ Udeur e la Margherita.

A meno che, è l’ aspirazione del premier, non ci sia nel frattempo il via libera al partito unico del Polo. Per Berlusconi sarebbe l’ opzione migliore. Anche se da qui alla fine dell’ anno difficilmente sarà realizzabile. Sia per i tempi contingentati, sia per le resistenze emerse sia nell’ Udc, sia in An. «Con questi risultati però – è la sua riflessione – come si fa a non capire che quella sarebbe la soluzione migliore?» In questo quadro le incursioni nel partito degli ex dc presentano un obiettivo ulteriore: dividere Casini da Follini. «Se Pier Ferdinando vuole fare qualcosa da grande – ha ammonito Berlusconi nelle ultime ore – deve mettere da parte Follini». Tra il segretario dell’ Udc e il Cavaliere, del resto, non è mai scattato il feeling. E per consentire l’ iscrizione alla corsa per la successione, il premier vuole chiedere proprio questo “sacrificio” al presidente della Camera. Dopo Catania, infatti, molte delle carte della premiership sono tornate all’ attuale inquilino di Palazzo Chigi. «Io – avvertiva nei giorni scorsi – sotto schiaffo non cambio». Ma ora che Berlusconi sente di avere di nuovo in mano il bandolo della matassa, può saggiare le intenzioni dei potenziali candidati. Ma «con molta calma». E magari inducendo in tentazione Casini. La partita decisiva, però, si giocherà in autunno: sui provvedimenti economici e sulla Finanziaria. Anche perché in quei mesi i rapporti di forza tra Cdl e Unione potranno essere più comprensibili. Il referendum del 12 giugno sulla procreazione assistita sarà l’ ultimo test elettorale. Il Cavaliere considera infatti quell’ appuntamento come un secondo trampolino per tentare di recuperare il distacco rispetto al centrosinistra. «Se il fronte dell’ astensione vince – assicura – tutto cambia»

Intanto l’Udc subisce una nuova scissione: Giovanni Mongiello ricostituisce la Cdu. Nascono i Democratici Cristiani Uniti.

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