Centrodestra

Il governo Berlusconi III ottiene la fiducia al Senato

I Responsabili si formano anche al Senato

Silvio Berlusconi

Il governo ottiene la fiducia la Senato con 170 sì e 117 no.

L’ attuale sistema elettorale misto maggioritario-proporzionale, infatti, secondo il premier è un «ibrido» che non funziona: o meglio, può funzionare ma solo col partito unico, altrimenti, per paradosso, meglio il tutti contro tutti del proporzionale puro. Un paradosso, appunto, che in realtà suona soprattutto come una minacciosa sfida agli alleati. «Il partito unico va avanti», ha annunciato dunque ieri il Cavaliere, «per cui chi ci sta ci sta, chi non ci sta va per conto suo». Per meglio rafforzare il concetto, Berlusconi ha chiarito anche le conseguenze per chi, liberamente s’ intende, decidesse di non starci: «Candideremo tutti gli uscenti, voglio garantire la ricandidatura a tutti quelli che rientrano nel partito unico». Agli altri no, evidentemente. L’ Udc frena? Berlusconi minimizza. «Da parte di Follini non c’ è stato nessuno stop», sostiene, «e anche molti esponenti della Lega sono interessati, tanto che qualcuno ha detto: “Saremo una grande corrente del nord”. Al che io ho contrapposto il fatto che ci sarà anche una corrente del sud». Il tempo per fare tutto entro le elezioni politiche del 2006, continua il Cavaliere, «c’ è». Comunque, bisogna realizzare un maggioritario completo. Su questo il premier, parlando in Senato, è perentorio. «Se vogliamo conservare il maggioritario, e lo vogliamo conservare, non possiamo andare avanti con questo ibrido attuale», ammonisce infatti. «Questo è un sistema che in parte è proporzionale, per cui ogni partito accentua la propria differenza, e in parte chiede agli elettori di votarci tutti insieme. Bisogna cambiare la legge. La scelta è chiara: o un sistema proporzionale integrale o un sistema tutto maggioritario. O un soggetto unico o il ritorno al sistema proporzionale, consegnando il paese a ulteriore instabilità». Per quel che lo riguarda, confessa ancora il premier, gli piacerebbe concludere la sua avventura «nella storia politica di questo paese» lasciando in eredità un sistema fatto di due forze: «La Casa dei moderati e la Casa della sinistra». E ai senatori di Forza Italia confida: «Sarebbe stata una follia per tutti andare alle elezioni anticipate perché abbiamo un anno di tempo per rilanciare la coalizione e recuperare i consensi perduti». Caute le prime risposte degli alleati. «E’ un dibattito ancora troppo vago», ritiene il folliniano Lorenzo Cesa, «se si crede davvero a un partito unico partiamo dal Ppe». I centristi chiariscono di non essere spaventati. «Per noi il proporzionale non è una minaccia», dice Bruno Tabacci. «Non credo agli ultimatum, neanche se vengono da Berlusconi», fa eco Mario Baccini. An è pronta al dialogo, conferma Altero Matteoli: «Fini è disponibile a parlare di partito unico, ma nessuna annessione, naturalmente. Servono par condicio tra alleati e finalità identiche».

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