Centrodestra

Il governo Berlusconi III ottiene la fiducia alla Camera

Governo Berlusconi IV: nono mese

Silvio Berlusconi

Il governo ottiene la fiducia alla Camera con 334 sì e 240 no.

Clap. Clap. Clap. Clap. Quattro volte, quattro di numero, Marco Follini batte una mano contro l’ altra, un gesto appena accennato in realtà, un abbozzo di afono applauso. E’ tutto ciò che il leader centrista, tornato a sedere fra i banchi del gruppo Udc dopo la rapida parentesi di governo, concede al presidente del Consiglio. Per diciassette minuti, ieri pomeriggio, Follini ha ascoltato impassibile i progetti di Berlusconi, senza che dalle file degli ex dc tutt’ intorno a lui si levasse un unico applauso, per simpatia magari se non per entusiasmo. Invece macché, niente. Solo quando Berlusconi chiede finalmente al Parlamento la fiducia per il nuovo governo, il segretario batte quattro volte le mani, si alza ed esce. «Chi ci sta, ci sta…», scuote le spalle il premier, ironizzando a denti stretti. In realtà è preoccupato, Berlusconi, eccome. A Palazzo Grazioli lo dicono molto chiaramente: «Di questi democristiani qua non ci si può proprio fidare». La paura non è tanto per il voto di fiducia di oggi, quanto per imboscate future, nascosti dietro allo scrutinio segreto. Follini, però, con i suoi è stato altrettanto chiaro: «Niente imboscate, non sarà questa la nostra strategia. Ma un dissenso politico franco e a viso aperto ogni volta che ce ne sarà motivo». Ogni commento ufficiale è rinviato ad oggi, quando il capofila degli ex dc parlerà per pronunciare la dichiarazione di voto dell’ Udc, svolgendo un vero e proprio contro-ragionamento, punto per punto. L’ Udc, dunque, la fiducia la voterà, compatto. «Siamo una forza leale e il nostro sostegno al governo non è in discussione», dirà nel pomeriggio Follini. E’ tutto ciò che gli ex dc intendono concedere al Cavaliere. «Ancora una volta Silvio ha promesso troppo di tutto per risultare convincente», ha osservato infatti con i suoi il segretario. Opereremo. Provvederemo. Rafforzeremo. Proseguiremo. Daremo. Mentre Berlusconi continua a coniugare verbi al futuro, Follini sorride: «A parte l’ apprezzabile impegno del nuovo governo sul rigore nei conti pubblici», osserva, «avendo posto tutti gli obiettivi possibili questo rende di per sé poco credibile il ragionamento». Lo stesso scontro Tremonti-Pisanu deflagrato poche ore dopo la nascita del nuovo esecutivo, secondo l’ ex vicepremier è un segnale della debolezza intrinseca del partito del Cavaliere: «Ormai dentro Forza Italia sono agli stracci», c’ è chi giura di avergli sentito sibilare. Anche sul partito unico, Follini è, personalmente, a dir poco scettico. «E’ vero che oggi l’ Udc sul territorio è abbastanza forte da non temere assimilazioni da parte di nessuno», è il senso del ragionamento che ha condiviso in queste ore con i suoi deputati, «ma finché c’ è Berlusconi è difficile credere che il progetto di realizzare il Ppe italiano non ne sarebbe pesantemente condizionato». Dal momento però che all’ interno dell’ Udc c’ è tutto uno schieramento anche autorevole che preme in questa direzione, proprio forte dei recenti successi elettorali e dell’ attuale debolezza di Forza Italia e An, nel suo intervento alla Camera Follini spiegherà che sul partito unico non vi sono da parte centrista «né veti né pregiudizi né però scontati via libera». Tutto dipende dalle condizioni, dalle garanzie di democrazia interna che si intendono garantire. Dipende, appunto. Raccontano che Berlusconi ieri mattina abbia telefonato non una ma due volte al suo irredimibile alleato. Per discutere la nomina dei sottosegretari, minimizzano nell’ entourage del premier. In realtà, proprio per provare a capire «che ha in testa questo qua». L’ esito del colloquio non ha minimamente rassicurato il Cavaliere, il gelo è rimasto tale e quale. Con Fini, invece, Follini si era visto già domenica alla messa di papa Benedetto XVI. Dopo il divorzio consumato sulla crisi, la volontà di distendere i rapporti stavolta ha prevalso, e i due leader dell’ ex subgoverno si sono ritrovati a scambiare due chiacchiere, come ai vecchi tempi. Se non fosse che i tempi stavolta sono cambiati.

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