Centrodestra

Berlusconi si è dimesso Mi obbliga la Costituzione

Berlusconi (ex costruttore) non vuole che inchieste su terremoto Abruzzo gli oscurino la passerella elettorale

Silvio Berlusconi

«Ora non mi posso sottrarre al passaggio attraverso una crisi formale di governo. Con questo spirito ho convocato un consiglio dei ministri per poi recarmi subito dopo dal capo dello Stato. Grazie a tutti dal profondo del cuore». Scuro in volto più della sua cravatta. Estremamente infastidito per il passaggio di «una crisi formale» a cui lo obbligano i suoi alleati e una Costituzione che vuole cambiare. Con l’ aria di chi deve bere una medicina che proprio non va giù, alle quattro meno dieci di ieri pomeriggio Silvio Berlusconi ha annunciato nell’ aula del Senato la fine del suo governo. E’ durato più di tutti gli altri capi di governo del dopoguerra, ma non ha resistito fino alla fine della legislatura come aveva strenuamente sperato. «Sono sereno, del resto non si può sempre ottenere ciò che si desidera», ha commentato facendo buon viso a cattivo gioco. «Vi darò il bis, sarete esauditi…» ha rassicurato poco dopo alla Camera i suoi fedelissimi, ma il gesto a cui ha resistito per giorni, fino a rompere con Fini e Follini: quelle dimissioni che An e Udc gli hanno chiesto dopo la catastrofe delle regionali per marcare una «discontinuità», alla fine l’ ha dovuto fare. Dopo il veloce intervento a Palazzo Madama, consiglio dei ministri-lampo, poi alla Camera e infine quaranta minuti al Quirinale per le dimissioni. «Posso dirlo perché me lo ha comunicato il capo dello Stato: le consultazioni si apriranno giovedì mattina per concludersi venerdì a mezzogiorno». Un piccolo sgarbo istituzionale, questo annuncio che tradisce la fretta di concludere una crisi che a questo punto non è più «pilotata», ma «al buio». Senza cioè un accordo preventivo, soprattutto sulla composizione del nuovo governo. «Intervento ottimo, essenziale e con un forte richiamo al valore della coalizione», è il commento di Fini rilasciato in forma ufficiosa. «Un discorso apprezzabile e un gesto apprezzabile», l’ ha definito molto freddamente Follini. La sconfitta alle Regionali è per Berlusconi «un segnale di disagio che per la sua dimensione ha un chiaro significato», a cui «intendo dare un’ adeguata risposta politica». Gli alleati gli hanno chiesto un Berlusconi-bis e non un semplice rimpasto. Berlusconi alla fine si piega, ma avvertendo con una forzatura della Costituzione, che «se l’ esecutivo scelto dagli elettori entra in crisi sono gli stessi elettori a dover decidere del destino politico del Paese», cioè o il Berlusconi-bis o le elezioni anticipate. Del resto «nessuno ha prospettato un cambio di maggioranza parlamentare alle spalle del corpo elettorale». Anzi, sottolinea Berlusconi, tutte le forze della maggioranza hanno «rinnovato la loro fiducia» al leader di Forza Italia chiedendogli di formare un nuovo governo. E «questa sfida io intendo accettarla». Quindi, dopo aver dedicato la parte centrale dell’ intervento «alla nostra storia comune di più di un decennio», e aver assicurato ad An che il nuovo programma si occuperà di famiglie, Sud e imprese (sull’ abbassamento delle tasse nemmeno una parola), Berlusconi spiega di essere costretto alle dimissioni solo perché, contrariamente ai paesi europei dove «il premier, eletto direttamente dal popolo» cambia i ministri quando vuole (ma in Europa non esistono paesi dove il premier è eletto direttamente dal popolo. L’ unico sistema del genere esiste in Israele), in Italia – dove Berlusconi ha cambiato undici ministri – «per conseguire questo risultato il sistema costituzionale richiede invece una serie di passaggi formali a partire naturalmente dalle formali dimissioni del governo». Ma, promette Berlusconi, «la riforma costituzionale di questa maggioranza adeguerà il nostro sistema di governo alle moderne democrazie».

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